Strade immerse nel silenzio con spazzatura e ragazzini in motorino che si aggirano per le vie invece di andare a scuola, discariche abusive, un campo da calcio abbandonato, piazze di spaccio, pochissimi centri di aggregazione giovanile come unici presidi di legalità, e un quartiere sfiduciato dalla politica. Questo è oggi San Cristoforo, o almeno una parte di esso, uno degli storici quartieri di Catania che lotta ogni giorno per restare a galla tra il degrado, l’abbandono e il silenzio della politica che da decenni l’ha condannato a un’immobilità perenne

Passeggiando per le strade di uno dei quartieri popolari più noti di Catania, vicino via Belfiore o via Santa Maria delle Salette, regna un silenzio che fa quasi impressione. In piena mattina, in giro non si vede nessuno, i vicoli sono deserti: l’unico indizio che suggerisce la presenza degli abitanti sono i panni stesi sui balconi dei palazzi.

Vicino alla scuola Livio Tempesta è evidente la desolazione: lo stabile è circondato da immondizia e soprattutto in un punto, vicino all’ingresso, ci sono mucchi di rifiuti abbandonati. E pensare che la zona, ogni mattina, è frequentata da bambini costretti, evidentemente, a fare i conti con la spazzatura.

Dietro l’istituto elementare è possibile proseguire in una piccola strada deserta con stabili per lo più abbandonati dove salta all’occhio la presenza di un furgoncino per il trasporto dei cavalli, con la scritta “Scuderia Oltremare”. Andando avanti si va a finire in stradine senza nome, piene di rifiuti abbandonati e l’odore è insopportabile.

Uscendo da questa zona e passando per la trafficata via Stella Polare, una delle più note piazze di spaccio del quartiere, si finisce in via Toledo dove si trova una discarica abusiva accanto a un grande campo da calcio abbandonato, con parte della recinzione del perimetro arrugginita e fatiscente. Il campo potrebbe rappresentare un punto di riferimento per i ragazzini del quartiere, ma la presenza della discarica a cielo aperto non invoglia di certo a giocare. Si può trovare di tutto: sacchi dell’immondizia, legna, parti di mobili rotti o bruciati, bombole e molto altro di indefinibile. Il cumulo di rifiuti è un richiamo per insetti e zecche, soprattutto  in estate.

Ragazzini di circa 12 anni si aggirano per le vie sui motorini e vivono sulla strada già in età precoce. Altri cercano delle alternative e frequentano centri per ragazzi e famiglie come l’ex-cinema Midulla occupato e riaperto a gennaio, dopo 5 anni di abbandono, da ragazzi attivisti della zona che periodicamente organizzano attività di musica e arte per cercare di allontanare i bambini da cattive compagnie. Un impegno civile notevole che però necessiterebbe della presenza delle istituzioni, evidentemente assenti in un contesto di questo tipo.

Sudpress ha ascoltato la testimonianza di una coppia che vive in via Garibaldi ma che da 30 anni sono è titolare di un’attività in via Plebiscito, l’Irish Coffee di Agatino Indaco, vicino via Belfiore. Il signor Agatino e la moglie raccontano delle problematiche del quartiere tra i ricordi del passato e la consapevolezza del presente dove il quartiere viene percepito come una zona morta, abbandonata in una sorta di limbo.

“A livello economico non siamo messi bene –esordisce il signor Agatino- Anni fa abbiamo dovuto chiudere il laboratorio e ora c’è solo il bar. Il punto è che nella zona non ci sono scuole, fabbriche, aziende o altre attività quindi le persone che transitano da queste parti in macchina sono solo di passaggio, non si fermano. Vent’anni fa invece c’era una scuola elementare e una fabbrica molto grande, “La Manifattura”, che produceva sigari e i lavoratori si fermavano al nostro bar. Ora è tutto molto più difficile. Basti pensare che il mercato ortofrutticolo di via Belfiore in passato contava circa 50 posti mentre oggi ce ne sono a stento 3 o 4. Un “bel” cambiamento!”.

“Per quanto riguarda la delinquenza e la vivibilità del quartiere ci si adegua –continua il titolare dell’Irish Coffee- Devo dire comunque che a livello di criminalità oggi c’è maggiore tranquillità, anni fa la zona era molto più turbolenta. Il problema sono i ragazzini che stanno sulla strada un po abbandonati a se stessi, anche se il fenomeno era più diffuso in passato. Ci sono gruppetti che stanno spesso in giro: alcuni giovani, vedendo altri più grandi con qualche soldo in tasca, vogliono ottenere lo stesso anche loro, se non di più, e si fanno coinvolgere in brutti giri da cui i minori dovrebbero essere tenuti lontani. Il problema più grosso del quartiere è che c’è molta chiusura mentale da parte della gente”.

Sulla politica Agatino e la moglie mostrano un’evidente sfiducia sostenendo che chi entra in politica, una volta raggiunto lo scopo, dimentica le promesse. Su Riccardo Pellegrino, però, il consigliere comunale di Forza Italia candidato alle Regionali a sostegno di Nello Musumeci, ultimamente al centro di polemiche per le amicizie “pericolose”, manifestano speranza.
“Penso che sia una persona che nel quartiere potrebbe fare molto  -spiega Agatino-. È  nato e cresciuto qua, quindi chi può conoscere i problemi di San Cristoforo meglio di lui? Ha fatto tanto per la zona perché anni fa con l’appoggio della chiesa di Santa Maria delle Salette ha tolto i ragazzi dalla strada. Riguardo l’amicizia con Carmelo Mazzei, figlio del boss Nuccio Mazzei, è ovvio che se sono cresciuti nella stessa strada si conoscono e possono aver fatto amicizia, può capitare”.

“San Cristoforo è solo un insieme di abitazioni e bar in via Plebiscito: manca tutto il resto -aggiunge la moglie-. Servirebbero attività commerciali, aziende, industrie, scuole, centri per ragazzi, centri musicali e artistici insomma tutto quello che potrebbe farlo rivivere. Lodevole è l’energia dei ragazzi che hanno riaperto il Midulla nel tenativo di togliere i bambini dalla strada. C’è anche il Gapa, un altro centro di aggregazione per giovani. Ma è poco, servirebbero molti più centri come quelli in tutto il quartiere e le strutture abbandonate andrebbero riqualificate e destinate a qualcosa di socialmente utile, a che servono chiuse e in degrado? La politica non funziona, stiamo a vedere cosa farà Pellegrino, ho comunque delle riserve”.

“Io abito vicino via Belfiore e devo dire che in quella zona si può vivere –dice Roberta, la giovane titolare di un negozio di casalinghi in via Vittorio Emanuele-. Ma basta allontanarsi di qualche metro che diventa invivibile a livello di delinquenza. San Cristoforo è così: una via può essere tranquilla e la strada immediatamente dopo diventa pericolosa”.

Nella politica non credo più, sono tutti mangiatori di soldi –continua Roberta ormai disillusa e arrabbiata-. Fanno promesse e basta. Li farei vivere con il minimo indispensabile ogni mese. Meglio fare andare avantii giovani. Le vecchie amministrazioni e quella attuale hanno fatto danno non solo a San Cristoforo ma in tutta Catania!”.