Se proprio non avete il coraggio di metterci la faccia, almeno non pretendete di poter insultare chi lo fa! Questa domenica volevamo aprire con un augurio agli amici del quotidiano “La Sicilia” che inaugurano proprio oggi il nuovo formato tabloid e speriamo di cuore possa aiutarli a superare il difficile momento. Lo faremo a seguire con una doppia apertura perhé leggendo la posta elettronica di questa mattina abbiamo scorto una mail delle 3.01 e ci vergogniamo per chi l’ha pensata e scritta: LA MIA, LA NOSTRA  LIBERTÁ DI PENSIERO LEI SE LA SOGNA, EGREGIO SIGNORE!!!

Quello che mi ha inquietato di prima mattina non è stato l’anonimato, lo rispettiamo e tuteliamo, persino in sede processuale ed anzi possiamo dire che è alla base di chi si occupa di giornalismo d’inchiesta: molte delle informazioni, almeno nelle segnalazioni iniziali che poi andiamo a sviluppare e verificare, ci provengono in forma anonima.

É comprensibile, spesso chi fornisce informazioni ha molto da perdere perché magari è parte di un sistema in cui è possibile la ritorsione, anche solo professionale, gerarchica.

Si comprende anche, e lo teniamo sempre in debito conto, che chi fornisce una informazione lo fa spesso anche per un proprio interesse personale, per rafforzare la propria posizione o indebolire quella dei propri avversari: ci sta, del tutto normale, importante per chi utilizza le informazioni è verificarne con assoluto rigore la veridicità e consistenza e, successivamente, la loro rilevanza pubblica.

Capita quindi di divenire strumenti di veri e propri regolamenti di conti, in qualsiasi settore ed a qualsiasi livello: sta a noi assumerne consapevolezza e guardare sempre all’interesse dell’Opinione Pubblica a conoscere quello che accade nei sottoboschi del potere.

É un mestiere difficile ed un ruolo molto delicato.

Questa premessa, rispetto alla notizia che abbiamo voluto trattare oggi, ci serve soprattutto a futura memoria dei nostri giovani collaboratori che devono imparare a guardare alle cose che capitano con sguardo lungo. Lunghissimo.

E torniamo alla notizia, che è rilevante perché contribuisce a svelare alcuni meccanismi che presiedono alla formazione della Pubblica Opinione.

Quello che mi ha inquietato di prima mattina è stato il tono mellifluo, viscido, insinuante e calunnioso di questa mail anonima delle 3.01.

“Egregio direttore, attendevamo tutti che lei rivelasse urbi et orbi la storia della dinasty della radiologia catanese che vorrebbe mettere le mani sul concorso del S. Marco.
Le hanno messo il bavaglio come per il primariato di chirurgia del Garibaldi?
Noto che le inchieste serie diminuiscono in maniera inversamente proporzionale alla commistione con i “salotti” , e questo non fa bene alla sua liberta’ di pensiero!”

Che cretino!

A quali “salotti” si riferisce non so proprio, anche considerando che a stento frequento il mio.

Prova a provocare il mio orgoglio, che tra l’altro non ho per niente, facendo intendere che qualcuno può pensare che io, o il mio giornale, si possa essere imbavagliati da qualcuno o per qualche ragione.

10 anni di storia di questo giornale, per non dire dei miei personali quasi 53, stanno a dimostrare inconfutabilmente che mai sono state subìte blandizie, corruttele, minacce o intimidazioni: tutti tentativi pur fatti e che sono sempre andati miseramente a vuoto.

Ci si può convincere di qualcosa, ma mai comprarci o spaventarci!

“L’egregio signore” che scrive alle 3.01 prova a pungolarci su una storia che evidentemente gli sta molto a cuore e sarebbe più dignitoso la combattesse con maggiore dignità, non pretendendo che altri facciano battaglie che lui non ha il coraggio di compiere.

Ha scelto il tono sbagliato di rivolgersi a chi ha pagato e paga prezzi altissimi per difendere, questa si “urbi et orbi”, la propria libertà di pensiero e, soprattutto il diritto dei cittadini della nostra comunità di conoscere quello che accade davvero alle loro spalle e sulle loro teste, spesso con conseguenze drammatiche sui loro diritti fondamentali.

Quello che si teme possa accadere al reparto di Radiologia del San Marco lo tratteremo eccome: nonostante lei che non lo merita, e speriamo di non darle vantaggio personale!

Catania, come ogni società in crisi e difficoltà, soprattutto di classe dirigente, ha bisogno di gente coraggiosa e generosa.

Lei, “egregio signore”, ha dimostrato di non esserlo e probabilmente di essere anche poco intelligente mostrando di non sapere a chi si stava rivolgendo: può rimediare, se ha informazioni utili a rivelare operazioni in danno della corretta Sanità, e quindi dei cittadini, ce li faccia pervenire.

Anche in forma anonima!