Lo scorso settembre avevamo dato notizia dell’indagine condotta dal NAS dei carabinieri su quanto accadeva all’interno dell’ente ecclesiastico conosciuto come “Ospizio dei vecchi di Bronte”, in realtà “Fondazione Istituto San Vincenzo dei Paoli- Padre Antonio Marcantonio” gestito da due sacerdoti, zio e nipote, Luigi e Renato Minio che sono alla fine finiti sotto processo accusati di “continui maltrattamenti agli anziani ospiti”.

La notizia, diffusa da Sudpress alla fine dell’estate scorsa, aveva suscitato parecchio scalpore interessando anche la stampa nazionale. La reazione degli indagati non si era fatta attendere, con tanto di post sui social, manifesti, librettini autocelebrativi ed insulti vari a quanti, tra investigatori, magistrati e organi di stampa, non avevano fatto altro che compiere il proprio dovere di fronte alla gravità di fatti che adesso hanno trovato un primo riscontro in sede giudiziaria con il GIP Giovanni Cariolo che ha ritenuto le prove depositate dai carabinieri valide a sostenere il dibattimento, giungendo alla conclusione di rinviare a giudizio i sacerdoti Luigi e Renato Minio con imputati anche tre dipendenti dell’istituto.

Ben 62 le parti offese individuate dal giudice, tra anziani maltrattati e loro eredi nel caso in cui ormai deceduti.

Tutti gli imputati sono stati rinviati a giudizio per i delitti puniti dagli art. 110 e 572 del codice penale perché “in concorso tra di loro sottoponevano a continui maltrattamenti gli anziani ospiti della Casa di Riposo per anziani “Fondazione San Vincenzo dei Paoli- Padre Antonio Marcantonio”, rendendo loro la vita particolarmente penosa e dolorosa, aggredendoli verbalmente con ingiurie e minacce, non assicurando loro adeguati e sufficienti pasti, costringendo alcune ospiti disabili non autosufficienti ed incapaci di intendere e volere a consumare i pasti in una stanzetta ripostiglio…usando nei confronti degli anziani violenza fisica consistita in spintoni, schiaffi e pugni.”

I sacerdoti, zio e nipote, Luigi (“in qualità di presidente e legale rappresentante della casa di riposo”) e Renato (definito in atti “amministratore di fatto), con i tre dipendenti Vincenzo Greco, Vincenzo Lembo e Rita Riolo, sono anche accusati, sempre in concorso tra di loro, del delitto previsto dall’art. 591 del codice penale perché “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, gestendo e/o operando all’interno della struttura in assenza di condizioni minime per l’assistenza agli anziani ricoverati, di condizioni igieniche sufficienti e di personale qualificato ed in numero adeguato in grado di assistere continuativamente gli ospiti della struttura (ad esempio un solo operatore per 61 ospiti nelle ore notturne), in assenza di figure professionali prescritte dalla normativa vigente e di adeguata e continuativa assistenza medica, nonché abbandonando gli anziani ospiti per come risultato dall’ispezione condotta dai carabinieri del NAS di Catania da cui emergeva che su un totale di 61 ospiti ben 30 (pari al 46%) risultavano totalmente non autosufficienti, tutte persone incapaci per vecchiaia e malattia di provvedere al loro stesse e di cui le persone indagate avevano la cura e custodia.”

Il GIP ha fissato la prima udienza per il prossimo 12 marzo 2018 presso la seconda sezione penale del Tribunale di Catania, piano terra aula seconda.

Alla data odierna i sacerdoti imputati continuano a gestire la struttura e  non risultano provvedimenti, neanche cautelari, da parte della curia arcivescovile di Catania che, trattandosi di ente ecclesiastico con convenzioni pubbliche, mantiene la responsabilità di quanto accade in queste strutture e probabilmente, in presenza di provvedimenti giudiziari di questo tipo ed a prescindere dagli esiti successivi, sarebbe opportuno provvedesse a tutelare in maniera adeguata gli utenti assistiti, per di più quando si tratta di persone particolarmente deboli.