Non poteva finire in maniera peggiore. Il fercolo della Santa che si separa da quelli che non chiameremo devoti e il rientro forzato in Cattedrale. Importante presa di posizione del Parroco della Cattedrale Mons. Barbaro Scionti.

La festa è finita. E lascia un retrogusto amaro. E la conferma che qualcosa deve cambiare, perché comportamenti di questo tipo non sono accettabili e non è più possibile tollerarli.

Il fercolo fermo alla base della salita di S.Giuliano: l’invito a liberare il cordone, troppa gente per poter fare la salita in sicurezza.

Po la decisione del capo vara Claudio Consoli – di comunione con le autorità preposte – di annullare la tradizionale salita di S.Giuliano. E gli animi all’interno del cordone si scaldano.
In testa al cordolo si è continuato a tirare per impedire le manovre di rotazione del fercolo, mentre alcuni si sono inginocchiati per impedirne il passaggio.

“Uno sparuto numero” secondo chi era presente. Ma quanto basta per generare un cortocircuito.

“I devoti non sono ostaggio di nessuno, i devoti sono per Sant’Agata. Cari delinquenti, perché di questo si tratta, siete soli ed isolati. Adesso fate silenzio perché dobbiamo pregare“.

Mons. Barbaro Scionti si è rivolto così alla folla, riportando l’ordine e iniziando la recita del rosario come preghiera di riparazione per quanto avvenuto.

I commenti in rete sono a favore di Mons. Scionti e di condanna per chi dato per l’ennesima volta dimostrazione di come ci sia una presenza delinquente che tenta ogni anno di condizionare la festa.

“Papa subito” scrive qualcuno. “Le parole sono uscite dalla tua bocca ma è stata Sant’Agata a parlare” aggiunge un altro. Il sentire comune è chiaro: “Questa non è fede”, “da devoto mi vergogno”, “non è più una festa religiosa”.

E le autorità civili?
Non pervenute. Neanche un comunicato stampa.
Utile adesso? No, adesso serve una presa di posizione netta e un cambio di rotta.