Punta sempre più in alto l’irriducibile manager catanese nella sua battaglia, divenuta ormai una vera e propria guerra senza quartiere, contro un’amministrazione pubblica sempre più lontana da una gestione ragionevole della Cosa Pubblica: “Lo Stato italiano pretende che si paghino puntualmente tasse e contributi mentre paga con ritardi inaccettabili, facendo fallire imprese che danno migliaia di posti di lavoro: l’Europa imponga delle regole!”

L’avevamo seguita l’anno scorso protagonista, vittoriosa, di una vertenza con Riscossione Sicilia che impediva alle imprese siciliane di compensare i crediti certificati nei confronti dela PA per “rottamare” le cartelle esattoriali: la Commissione Tributaria le diede ragione, creando un precedente giuridico che andò a vantaggio di tutti gli altri imprenditori nelle stesse condizioni, salvando di fatto numerose aziende dal fallimento.

Più volte l’amministratore unico di Dusty, azienda leader nel settore dei rifiuti con 40 milioni di fatturato annuo e 700 dipendenti, ha dato spunti essenziali per svelare i retroscena di una gestione a dir poco inquietante del delicato campo da parte della precedente amministrazione comunale, culminata negli arresti e interdizioni dell’operazione “Garbage Affaire” e con l’appalto da 350 milioni di euro più volte andato deserto.

Ma la vera guerra che sta conducendo da anni ed in tutte le sedi riguarda l’atteggiamento violentemente vessatorio adottato con irresponsabile pervicacia dalle pubbliche amministrazioni italiane, dallo Stato centrale in giù, sino ai comuni ed i famigerati ATO, che non onorano praticamente mai gli impegni contrattuali con i loro fornitori di beni e servizi, arrogandosi il diritto di pagarli quando gli viene più comodo: e sempre se li pagano.

Come non bastasse, lo Stato italiano è riuscito a creare un meccanismo diabolico che mette a serio rischio la sopravvivenza stessa di centinaia di imprese: infatti, se da un lato non paga o lo fa con assurdo ritardo, dall’altro, con l’invenzione del DURC, pretende il pagamento puntuale di tasse e contributi previdenziali il cui mancato assolvimento consente alla stessa pubblica amministrazione di non procedere alla liquidazione delle fatture per i servizi reso.

Con ciò creando un effetto perverso: la PA non paga, l’impresa di conseguenza non riesce a pagare i contributi e la PA trova la scusa per non pagare non essendo regolare il famigerato DURC.

Pazzi da catena!

Questa colossale scemenza assurta a scienza di governo sta provocando da anni l’asfissia di un intero tessuto economico, senza che se ne intraveda soluzione.

La situazione è drammatica e persino in costante peggioramento: l’Italia è ultima in Europa nella classifica dei tempi di pagamento.

In Finlandia la PA paga mediamente a 22 giorni, in Germania a 23, in Francia a 57 ed in Spagna a 78.

L’Italia è maglia nera avendo raggiunto una media, nell’anno in corso, di 104 dopo che nel 2017 si era fermata ai non più onorevoli 95: un disastro.

Per di più con casi vergognosi per alcune amministrazioni che arrivano a punte di 658 giorni di ritardo nei pagamenti: e sempre se pagano, ovviamente.

Ed ecco così che Rossella Pezzino de Geronimo è riuscita a farsi audire dal Parlamento Europeo, intervenendo commossa dopo la testimonianza di Sergio Bramini, altro imprenditore italiano  fatto fallire dallo Stato italiano inadempiente e per il quale si è accesa un’interessante gara di solidarietà di stampo molto innovativo e speriamo efficace: la racconteremo presto.

Rossella Pezzino de Geronimo ha così lanciato, stavolta da Bruxelles, l’ennesima sfida ad un sistema corrotto e inefficiente che sta devastando il tessuto imprenditoriale del paese,  chiedendo a gran voce che l’Italia venga sottoposta a procedura d’infrazione per la grossolana violazione delle regole sui tempi di pagamento ormai abitualmente praticati nel resto della Comunità: 30 o al massimo 45 giorni!

E nel frattempo si decidano quanto meno a consentire la compensazione dei crediti certificati con i debiti erariali: ma ci vuole molto ad essere onesti e ragionevoli per uno Stato moderno e di diritto?

Ma davvero vogliono far saltare tutto per aria?