Ricordo che da fanciullo osservavo il maestoso palco centrale, chiedendomi come mai proprio quello, il più bello del teatro, fosse sempre vuoto. Mi spiegarono che è il palco reale, che oggi spetta al Presidente della Repubblica.

Poche volte, il Teatro Massimo Bellini, ha ospitato il Capo dello Stato. Il primo a sedere nella poltrona d’onore fu il Presidente Gronchi.

Ieri sera il maestoso teatro catanese, in occasione della prima rappresentazione della stagione lirica 2018, ha ospitato il Presidente Sergio Mattarella, con tanto di Inno Nazionale intonato dal coro e di emozione da parte degli astanti, in piedi e con la mano sul cuore; anche se molti non hanno rinunciato ad utilizzare l’altra mano per immortalare il momento col telefonino. Segno dei tempi.

La dirigenza ha scelto di cominciare l’anno con “La Rondine” di Giacomo Puccini, opera poco rappresentata nei teatri.
L’ultima Rappresentazione al Teatro Bellini risale al 1991; un’edizione felice, che venne accolta con grande calore dal pubblico. Allora a dirigere una aristocratica Magda, interpretata da Diana Soviero, era il maestro Joseph Rescignio.

L’opera ebbe una gestazione piuttosto complicata. Commissionata dal Carltheater di Vienna, doveva essere un’operetta, ma Puccini, poco convinto, soprattutto dal lavoro dei librettisti, la trasformò in un’opera lirica, restando comunque, lui per primo, perplesso sugli esiti dell’operazione. Un ulteriore complicazione derivò dallo scoppio del primo conflitto mondiale, che chiuse definitivamente le porte del teatro viennese, dove la Rondine non spiccò il volo.

Già dalle prime rappresentazioni l’opera venne accolta tiepidamente dal pubblico e il compositore toscano si trovò più volte a rivedere partitura e ruoli.
Anche l’operazione di ieri sera ha lasciato il pubblico piuttosto indifferente e talvolta disturbato.

Ancora una volta si sono visti palchi e poltrone vuoti, certo meno del solito, ma la presenza del Capo dello Stato, accompagnato dal Governatore della Sicilia e dal Sindaco, tanto più ad una prima rappresentazione, avrebbe dovuto far impazzire il botteghino del teatro, registrando l’overbooking.

Una serata con molti chiaroscuri, come spesso accade.

Ottima l’orchestra, punto di forza del teatro, che se diretta bene, non è seconda a nessun più blasonato organico. Il maestro Gianluigi Gelmetti, non ha certo bisogno di presentazioni e ha tirato fuori dai professori d’orchestra il meglio.

Molto bene anche il coro, al quale la terapia del maestro Gea Garatti Anselmi, oltre che l’inserimento in organico di qualche giovane voce, sembra proprio giovare.

Speriamo che orchestra e coro, punti fermi del nostro amato teatro, possano essere il vero starter, che faccia ripartire questo motore, ormai da anni ingolfato, per riportarlo ai fasti del passato.

Per quanto concerne la regia, le scene e i costumi, tralascerei ogni considerazione.

La rondine necessita di un impianto scenico fastoso, che rappresenti la più lussuosa Parigi dell’epoca.

Le scene low cost erano spesso troppo essenziali, altre volte addirittura squallide; il secondo atto, al ritrovo di Bullier, dava l’impressione di essere in una pseudo balera, che poco ha a che fare con la belle époque.

I costumi riportavano ad una recita da dopolavoro ferroviario; sembrava che ognuno avesse portato il suo e, in alcuni momenti, non si capiva se si assisteva auna recita della Rondine o del Turco in Italia.

Magda, interpretata dalla celebre soprano Patrizia Ciofi, ha convinto poco, probabilmente perché l’artista è reduce da una brutta influenza. Sono convinto che nelle prossime repliche saprà esprimersi meglio.

Giuseppe Filanoti ha rivestito il ruolo di Ruggero, interpretando correttamente il personaggio. Belli i centri e le note gravi. Peccato quegli acuti aperti e spesso “fuori fuoco”.

Buono il Prunier di Andrea Giovannini. È stato padrone della scena, con presenza e tempi azzeccati; azzeccata la vocalità.

Altra bella sorpresa è stata la Lisette di Angela Nisi, voce chiara e facilità di emissione, oltre a buon gusto interpretativo, le hanno permesso di rendere credibile il personaggio.

Completavano il cast, Marco Fusoni (Rambaldo), Ivana Speranza, Katarzyna Medlarska e Pilar Tejero (nei ruoli di Ivette, Bianca e Suzy), e ancora Jesus Piñeiro, Giuseppe Troia, Salvo Di Salvo e Pilar Tejero (rispettivamente, nei ruoli di Gobin, Pericaud, Crébillon e un cantore).

Un’operazione che, soprattutto in una serata d’onore come questa, avrebbe necessitato di un allestimento diverso, che ha lasciato troppo tiepido il pubblico.

Attendiamo speranzosi, anche perché della stagione 2018 poco si capisce.

A cercar notizie sul sito del teatro si rimane sospesi nel dubbio.

Ancora non è stato pubblicato il cartellone e la stagione è partita.

Così almeno dovrebbe essere…