Spento il rogo, che due giorni fa ha distrutto un capannone abbandonato nella zona industriale di Catania continuano gli interventi sullo stato di abbandono in cui versa l’agglomerato produttivo di Pantano d’Arci

Spento il violento rogo che martedì 7 giugno ha distrutto un capannone abbandonato nella zona industriale di Catania e mandato in fumo materiale di ogni genere, continuano le prese di posizione sulle annose  condizioni di degrado e abbandono in cui versa attualmente l’agglomerato di Pantano d’Arci.

L’ultima in ordine di tempo a intervenire è l’Ugl di Catania, che ormai da anni denuncia il precario stato in cui è tenuto l’intero sito produttivo. “E’ sufficiente farsi un giro – dice il segretario generale Giovanni Musumeci – tra le strade della zona industriale per comprendere come l’incendio che ha coinvolto una delle tante strutture abbandonate sia un evento ampiamente annunciato, in quanto frutto del degrado che emerge in quasi ogni angolo. Poteva accadere li, così come potrebbe accadere in qualsiasi altro punto del luogo dove comunque ancora sono presenti numerose aziende che rischiano grosso in termini di sicurezza delle strutture e di chi vi lavora all’interno”.

Basti pensare – prosegue il sindacalista – che il rogo in questione ha coinvolto la Pfizer che ha dovuto sospendere la produzione per due giorni, con un danno non indifferente per le casse di un’azienda ed il conseguente riflesso negativo per i lavoratori che già non vivono una situazione tranquilla. Mi fa piacere evidenziare come, in questo caso, la stretta collaborazione tra i vertici aziendali e le organizzazioni sindacali, ha consentito a tutti i comparti aziendali di gestire al meglio la fase di emergenza che in queste ore si sta superando”.

Musumeci si sofferma poi su un altro aspetto legato alla mancanza di una rete idrica di emergenza che ha creato non poche difficoltà ai vigili del fuoco, chiamati a spegnere le fiamme, nel reperire il necessario quantitativo di acqua. “Senza la presenza della rete idrica di emergenza, infatti, i pompieri  sono stati costretti a chiedere aiuto ai privati”, osserva il segretario Ugl sottolineando che “tutto questo è inconcepibile se vogliamo continuare a definire la nostra zona industriale la culla dell’Etna valley”.

Musumeci non nasconde poi una profonda preoccupazione: “Quello che temiamo di più – aggiunge – è che, finita la fase di allarme, la zona industriale torni a cadere nel dimenticatoio o essere oggetto delle solite promesse politiche. Il tempo è scaduto, riteniamo che da oggi in poi debba partire una mobilitazione generale capace di coinvolgere imprese, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, per chiedere alla politica locale e regionale di non perdere più tempo ed avviare tutti quegli interventi urgenti a partire da quelli più elementari come la pulizia straordinaria e la scerbatura delle strade, come la vigilanza ed il controllo sui terreni abbandonati ed incolti”.

L’area produttiva di Catania è un problema, non possiamo più nascondercelo, a partire dall’evidente mancanza di sicurezza che sta mettendo a rischio le aziende ed i lavoratori. Proprio per questo – conclude Musumeci – non può più essere ignorato da chi è preposto alla soluzione delle problematiche.”