La struttura in questione è la casa di cura “Di Stefano Velona s.r.l.”, e per gli amministratori, il direttore sanitario e tre dipendenti di questa, il GIP ha emesso misure cautelari personali e reali, perchè accusati di aver falsificato moltissime cartelle cliniche, tra cui anche quella del paziente che ha denunciato l’accaduto dopo aver scoperto di avere un tumore non diagnosticato. I Carabinieri hanno così scoperto che questo modus operandi era la prassi della casa di cura, con cui la struttura otteneva il rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale, delle spese sostenute per alcune prestazioni, omettendo ulteriori esami

Un caso molto grave di malasanità, anzi più casi, come accertato dai Nas tramite indagini specifiche e intercettazioni ambientali e telefoniche. Il tutto partito dalla denuncia di un paziente, che dopo essere stato più volte visitato, aveva avuto diagnosticato un semplice lipoma, senza esami specifici, ma anzi con la cartella clinica che affermava come lo stesso non avesse dato disponibilità a non sottoporsi all’esame istologico.

Dopo essere andato altrove, per ulteriori approfondimenti, gli era stata diagnosticata una grave forma tumorale, che a causa anche del tempo perso in precedenza si era aggravata con la formazione di metastasi e la compromissione della capacità di movimento.

I Carabinieri hanno così verificato ed accertato come nella casa di cura, si sfruttassero le situazioni simili per ottenere un vantaggio economico tramite il servizio sanitario nazionale ed il rimborso di certe prestazioni sanitarie (day service), che veniva del tutto incamerato, riducendo al minimo le spese della struttura ed omettendo le gli esami strumentali necessari per la salute dei pazienti, sui quali appunto si lucrava.

Ma non solo, perchè appunto erano i medici compiacenti a stabilire arbitrariamente quando si dovessero svolgere ulteriori esami, a rischio e pericolo dei pazienti, che erano spesso ignari del fatto che alcuni approfondimenti fossero gratuiti, ed invece venivano fatti pagare 80,00 euro.

I Carabinieri hanno scoperto come fosse state falsificata una enorme quantità di cartelle cliniche su esami sostenuti e non, ed inoltre come fosse stata apposta una firma falsa di un paziente dal direttore sanitario sul modulo del consenso informato. Quest’ultimo dunque, insieme ai tre sanitari e agli amministratori della casa di cura, sono accusati di associazione a delinquere per truffa allo Stato, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, con anche la responsabilità amministrativa dell’ente.

Misure interdittive quindi per i titolari dell’azienda Nunzio Di Stefano Velona e Maria Di Stefano Velona, che per dodici mesi non potranno esercitare ufficio direttivo in altre strutture. Egualmente per i medici Alfio Sciuto e Sebastiano Villarà (direttore sanitario) è stata stabilita la sospensione dal servizio pubblico per dodici mesi.

Per gli altri, Giuseppe Lamantino e Giuseppe Renzo Roberto Calanducci, entrambi medici, è stata stabilita la sospensione dal pubblico servizio per sei mesi. In più il GIP ha stabilito il sequestro preventivo dei beni e delle disponibilità finanziarie degli indagati e dell’ente stesso, per un ammontare di di 105.928,12 euro.

Nei confronti della casa di cura DI STEFANO VELONA s.r.l., è stata disposta la sospensione per un anno dell’autorizzazione regionale all’attività ambulatoriale e dell’accreditamento istituzionale presso il Servizio Sanitario Nazionale.