Fermato Rodolfo Briganti, il rappresentante legale della Senesi spa, la stessa ditta che ha vinto l’appalto ponte per la raccolta rifiuti del Comune di Catania. E non solo. Arrestato anche Pietro Garozzo, coordinatore responsabile del personale della Sicilcar, altra ditta che lavora per il Comune di Catania, addetta alla riparazione, manutenzione e lavaggio dei mezzi della Nettezza Urbana comunale. Tra gli altri arrestati ci sono imprenditori, funzionari comunali, mafiosi e persino un giornalista catanese. Insomma un pò di tutto tra le 16 persone colpite da provvedimenti di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Gòrgoni” condotta dalla Dia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Carmelo Zuccaro che coinvolge in particolare, i comuni di Trecastagni, Misterbianco e Acicatena VIDEO E INTERCETTAZIONI

Un vero e proprio terremoto nella gestione dei rifiuti nei comuni di Trecastagni e Acicatena, in cui a prevalere è la totale malafede dei funzionari comunali che, come è stato sottolineato in conferenza stampa dal generale Governale, capo della Dia nazionale, non hanno esitato loro stessi a contattare mafiosi e imprenditori per mettere in atto le condotte illecite

Gli arrestati sono:

Gabriele Antonio Maria Astuto, 54 anni, responsabile dell’ufficio Tecnico del Comune di Trecastagni, accusato di turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione;

Rodolfo Briganti, nato a Venaria Reale (TO) di 58 anni, attuale rappresentante legale della SENESI S.p.A., con l’imputazione di corruzione;

Salvatore Carambia , soprannominato “Turi ‘u Turcu”, 51 anni, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Alfio, detto Salvo, Cutuli, 53 anni, giornalista dell’emittente televisiva REI CANALE 103, con l’imputazione di corruzione;

Pietro Garozzo, detto “Piero”, 48 annipregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Giuseppe Grasso, nato a Catania il 12.6.1976, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso; 

Vincenzo Guglielmino, di 63 anni, amministratore della E.F. SERVIZI ECOLOGICI S.r.l, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso, turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;

Alessandro Mauceri, di 41 anni, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;

Vincenzo Papaserio , di 44 anni, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Lucio Pappalardo, di 43 anni, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Angelo Piana, 46 anni, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;

Fabio Santoro, 26 anni, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Luca Santoro, 26 anni, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Raffaele Scalia, detto “Ele”, 59 anni, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Davide Agatino Scuderi, 43 anni, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;

Domenico Sgarlato, 60 anni, all’epoca dei fatti dirigente dell’Ufficio Tecnico Lavori pubblici – Servizi ambientali e manutentivi del Comune di Trecastagni, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione.

L’indagine avviata nel 2015 ha accertato legami tra la criminalità organizzata, funzionari della Pubblica Amministrazione e imprese operanti nel settore della raccolta di rifiuti solidi urbani.

Tutto parte da un provvedimento di interdittiva antimafia, emesso dalla Prefettura di Catania nei confronti della E.F. Servizi Ecologici S.r.l. di Misterbianco. A quel punto la Procura delegava la D.I.A. di Catania a compiere accertamenti per verificare se la società stesse gestendo appalti pubblici nei comuni ricadenti nella giurisdizione.

L’attività investigativa è stata condotta dal personale della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta dal 1° Dirigente Renato Panvino, supportato dai Centri Operativi di Reggio Calabria, Palermo, Caltanissetta e dalle Sezioni Operative di Messina, Trapani e Agrigento, nonché dal II Reparto di Roma.

L’analisi della copiosa documentazione amministrativa acquisita, corroborata da servizi di riscontro sul territorio, non solo ha consentito di rilevare irregolarità formali nello svolgimento dei procedimenti amministrativi per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni di Aci Catena e Misterbianco, ma anche di certificare i rapporti con la criminalità organizzata etnea da parte dell’Amministratore Unico della società E.F. Servizi Ecologici S.r.l., vincitrice delle gare d’appalto, Vincenzo Guglielmino.

Dalle intercettazioni svolte, infatti, emerge chiaramente come Guglielmino si rapportasse in modo paritario agli esponenti più rappresentativi dei clan mafiosi catanesi, in particolare appartenenti al clan Cappello e al clan Laudani, considerandoli al pari di qualunque altro interlocutore commerciale dal quale acquistare servizi.

Era in pratica, un vero associato del clan Cappello. Guglielmino , infatti, erogava somme di denaro sostanziose (quasi fosse da considerare un costo di esercizio dell’impresa) in cambio, da un lato, del più tradizionale dei “servizi” offerti, vale a dire la protezione da eventuali danneggiamenti ai mezzi di esercizio della propria impresa perpetrati da clan rivali sul territorio; dall’altro lato godeva del sostegno, rafforzato dalle tipiche modalità mafiose di intimidazione e soggezione, per l’affermazione e il mantenimento del monopolio delle sue imprese sul territorio, come anche per l’ulteriore ampliamento dei propri affari e, di conseguenza, dei propri introiti attraverso l’aggiudicazione di nuovi appalti.

Numerose, infatti, sono state le conversazioni captate tra Guglielmino e uno degli attuali esponenti di vertice del clan Cappello,  Salvatore Massimiliano Salvo (detenuto poiché tratto in arresto nell’ambito di altra operazione di polizia giudiziaria). I ripetuti incontri avvenivano all’interno di un garage, gestito da un altro arrestato, Vincenzo Papaserio, dove l’imprenditore donava al mafioso le somme di denaro a sostegno del clan.

Salvo, figlio e fratello rispettivamente dei noti Giuseppe Salvo, detto “Pippo ‘u carruzzieri” e Giovanni Piero Salvo, conosciuto come “Giampiero”, entrambi ergastolani, si presentava quale responsabile della gestione delle attività criminali del clan condotte sul territorio urbano di Catania. Ma anche come  reggente del clan, per investitura diretta, proveniente dal carcere, da parte del boss Salvatore Cappello.

Tra i clan si erano creati accordi criminali per la gestione degli appalti relativi all’affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti, considerato florido settore di investimento criminale. veri e propri patti finalizzati a non perdere i sicuri e notevoli vantaggi derivanti dall’aggiudicazione del servizio a imprese “amiche” (in termini di entrate finanziarie e di esercizio del potere mafioso e controllo del territorio). Una spartizione gestita in maniera non conflittuale, per evitare che scontri cruenti potessero attirare l’attenzione degli organi investigativi determinando lo svolgimento di nuove indagini sul loro conto.

Riguardo all’appalto per l’aggiudicazione del servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Acicatena, venne intavolata una trattativa tra Salvatore Massimiliano Salvo (per il clan “Cappello”) e  Lucio Papalardo (rappresentante di vertice del clan “Laudani”), con il contributo di Pietro Garozzo (per la cura degli aspetti amministrativi), per risolvere il conflitto sull’aggiudicazione del servizio. Quest’ultimo, fra l’altro, è il coordinatore e responsabile del personale della Sicilcar, la ditta che esegue, per conto del Comune, i lavori di riparazione e manutenzione dei mezzi della Nettezza Urbana.

I clan erano stati chiamati anche a dirimere la controversia di natura economica tra l’imprenditore Vincenzo Guglielmino e il Sindaco pro tempore Ascenzio Maesano (già fermato perché indiziato di delitto nel mese di ottobre 2016 e già condannato, in stretti rapporti proprio con Pappalardo). Con la sua E.F Servizi ecologici, Guglielmino aveva perso l’appalto di gestione dei rifiuti ad Acicatena, a seguito dell’interdittiva antimafia della Prefettura. Maesano, è stato spiegato nel corso della conferenza, nonostante le rassicurazioni a Guglielmino, non diede seguito agli accordi dando la gestione dei rifiuti alla Senesi di Rodolfo Briganti, subentrata nell’appalto.

Ma non solo. Guglielmino si spinse, in alcuni casi, fino a suggerire i dati e le informazioni precisi per poter corrispondere ai requisiti di aggiudicazione.

Guglielmino, fra l’altro  esige l’intervento del clan per risolvere il problema sorto con Paolo Zuppardo, reo di averlo minacciato e malmenato perché accusato di essere il responsabile del suo arresto qualche anno prima, nonché in occasione di una serie di incendi, per la precisione avvenutitra il giugno e luglio 2016, ai danni di alcuni autocompattatori parcheggiati in un deposito di sua pertinenza in territorio di Avola. Guglielmino dunque rivendica il diritto che gli venga data soddisfazione delle offese ricevute (pretendendo addirittura l’invio di un commando militare punitivo contro Zuppardo) e garantita protezione contro i clan locali (che evidentemente provavano ad affermare la propria forza sul territorio) forte della sua appartenenza alla cosca, arrivando egli stesso a minacciare di rivolgersi a clan rivali (nello specifico il clan Trigila, operante nel siracusano) qualora il clan Cappello non si fosse dimostrato in grado di risolvere le due faccende.

Per quanto riguarda il giornalista Salvo Cutuli, è emerso come lo stesso si prestasse a fare da mediatore tra Rodolfo Briganti, rappresentante legale della Senesi S.p.A. con il quale sussisteva uno stretto legame, e il sindaco pro tempore di Aci Catena, Maesano. Cutuli pare aver versato somme di denaro di Briganti per sostenere la sua futura campagna elettorale dell’ex sindac. In cambio, Maesano  avrebbe dovuto far annullare le sanzioni irrogate dal comune alla Senesi nell’esecuzione dell’appalto. E questo per evitare che la ditta risultasse “macchiata” in caso di partecipazione a successivi bandi di altri enti.

Le società E.F. SERVIZI ECOLOGICI S.r.l. e la SENESI S.p.A. sono state poste sotto sequestro giudiziario. Verrà adesso nominato un commissario per la prosecuzione dell’attività.

La Procura ha inoltre disposto il sequestro preventivo in via d’urgenza ai fini della confisca, di società, immobili, terreni, automezzi e disponibilità finanziarie per un valore complessivo stimato di circa 30 milioni di euro.

Anche imprese e rilevanti patrimoni societari e immobiliari formalmente intestati a congiunti ma riconducibili ad alcuni indagati, in particolare di Guglielmino, Mauceri, Pappalardo e Piana, sono stati sequestrati.