La raccolta differenziata a Catania è un disastro ed il comune dovrebbe applicare penali milionarie previste dal contratto d’appalto. In soli 5 mesi la gestione dei commissari prefettizi ha maturato quasi 2 milioni di euro di sanzioni, ma non vengono applicate

La gestione dei settore dei rifiuti a Catania è sempre particolarmente delicata, oggetto di numerose indagini, processi e persino arresti per corruzione.

L’ultimo atto pubblicato dalla Direzione Ecologia del comune di Catania è la determina 327 del 7 agosto 2015.

L’oggetto è “la liquidazione di 2 fatture dell’importo complessivo di 3.087.768,32 emesse dal RTI IPI-Oikos per i servizi di igiene urbana ed ambientale effettuati nel territorio cittadino nel mese di luglio 2015.”

Determina 327 del 7 agosto 2015 Pagamento fatture 

Fin qui ci siamo, ma la lettura della determina rivela alcune sorprese.

Intanto, quasi incidentalmente, la determina avverte che il pagamento milionario avviene senza che “la direzione sia in possesso dei documenti di cui all’art.14 del capitolato speciale d’appalto.

Si tratta di documenti essenziali riguardanti la corretta esecuzione del servizio e senza i quali l’ente pubblico non dovrebbe poter pagare.

art 14

 

La documentazione, obbligatoria, servirebbe, tra l’altro, ad accertare i livelli di raccolta differenziata raggiunti, in carenza dei quali scattano pesanti penali da applicare all’appaltatore inadempiente.

Ma, leggiamo sempre nel corpo della determina, “le penali di cui agli art. 20 e 21 calcolate fino al mese di luglio 2015, verranno sospese fino alla definitiva determinazione delle stesse”.

In realtà, queste penali erano state appena “determinate” dalla stessa direzione Ecologia, che con con atto 294 del 22 luglio 2015 aveva “preso atto che nei confronti del R.T.I. “IPI S.r.l. – OIKOS s.p.a.”, nello svolgimento del servizio affidato, giusta contratto Rep. N. 112 del 22/10/2010, si è riscontrata una inadempienza contrattuale di cui all’art. 19 del C.S.A., per il mancato raggiungimento della percentuali di raccolta differenziata per i primi otto semestri di vigenza del contratto e che sussistono condizioni tali da dover provvedere all’applicazione delle penali per inadempienza contrattuale.”

Questo aveva comportato la formale presa d’atto che la gestione dei commissari prefettizi, in soli 5 mesi, dal 19 settembre 2014 al 18 febbraio 2015, era riuscita a maturare sanzioni per la bellezza di 1.847.073,34. Le più alte in assoluto in tutto il periodo dell’appalto.

Determina 294 del 22 luglio 2015 Penali Oikos-IPI

Somme che avrebbero dovuto essere trattenute dal comune come previsto dal contratto di appalto e imposto dalla legge.

Ma, lo leggiamo sempre nell’ultima determina della Direzione Ecologia, è successo qualcosa che ha bloccato l’applicazione di queste penali.

Il riferimento esplicito è ad una nota del sindaco Bianco, la 135911 del 23 aprile 2015, “con la quale il sindaco di questa Amministrazione (Enzo Bianco, ndr) ha formulato specifiche indicazioni, relativamente alla Gestione Straordinaria del Raggruppamento.”

Questo avrebbe comportato l’emissione, nella stessa data in cui venivano applicate le sanzioni, di un provvedimento con cui si è determinata la loro sospensione.

Infatti, con determina 295 del 22 luglio 2015, la Direzione Ecologia provvede alla “temporanea sospensione applicazione penali, maturate dal 19 settembre 2014 al 18 febbraio 2015 al Raggruppamento d’prese IPI-Oikos in gestione commissariale ai sensi dell’art. 19 del Capitolato Speciale d’Appalto.”

Determina 295 del 22 luglio 2015 Sospensione penali Gestione Commissariale Oikos-IPI

Tale decisione si fonderebbe su un parere, successivo alla nota d’indirizzo del sindaco Bianco, dell’Avvocatura comunale prot. n. 155106 (All.18), espresso in data 7 maggio 2015, in merito all’applicabilità delle penali per il mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata, in base al quale, sebbene le penali vadano applicate, “la prospettiva cambia con l’avvento della gestione commissariale disposta in applicazione della normativa anticorruzione […] Ne consegue che l’eventuale irrogazione di sanzioni contrattuali quali le penali, pur astrattamente dovute, inciderebbe sulla stessa esecuzione del servizio […] L’irrogazione della penale, operata a mezzo di trattenuta sul canone mensile determinerebbe una crisi di qualità a danno dell’organismo pubblico quale gestione separata rispetto al patrimonio aziendale.”

Quindi, in pratica, secondo l’avvocatura comunale, in caso di “gestioni commissariali” la prospettiva cambierebbe a tal punto che a questa sarebbe addirittura consentito di aggravare le inadempienze (le sanzioni individuate nel periodo della gestione commissariale, si ribadisce, sarebbero infatti le più gravi di tutti ed otto i semestri analizzati). 

Invece di applicare legge ed obblighi con maggior rigore, si allargano addirittura le maglie della tolleranza.

Inoltre non si comprende perché la “crisi di qualità” dovrebbe preoccupare solo per la gestione commissariale e non per il servizio dovuto in ogni caso.

Giova segnalare “che il totale delle ritenute per le penali relative al mancato raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata di cui all’art. 19 del C.S.A., da applicare al Raggruppamento “IPI S.r.l. – OIKOS s.p.a.”, dal 19 febbraio 2011 al 18 febbraio 2015, ammonta ad € 14.132.800,00, di cui € 1.284.800,00 di IVA al 10%, si può così ripartire:

– € 12.285.716,66 IVA compresa, per il periodo dal 19/02/2011 al 18/09/2014 (Gestione ordinaria);

– € 1.847.083,34 IVA compresa, per il periodo dal 19/09/2014 al 18/02/2015 (Gestione Commissariale).

La determina di sospensione ci ricorda anche che a, a fronte degli oltre 14 milioni di sanzioni da applicare “a tutt’oggi, nel periodo dal 19/02/2011 al 18/09/2014, è stata applicata la penale pari a € 135.300,00 IVA compresa.”

Meno dell’1% del dovuto, ottimo risultato non c’è che dire.

La conclusione di tutto questo scambio di note e pareri è che le percentuali di raccolta differenziata nel comune di Catania non vengono rispettate e la Gestione Commissariale viene graziata di sanzioni per quasi 2 milioni di euro.

In nome dell’Anticorruzione.