Con il progetto sulla nuova rete ospedaliera siciliana approvato dalla giunta regionale  a settembre ma ancora fermo a Roma da due mesi, a Catania intanto chiude l’ospedale “Vittorio Emanuele”, senza però che sia noto quando e se aprirà mai il San Marco a Librino, la cui ultima data per la consegna sembra essere il 31 marzo 2019. I sindacati dei lavoratori e dei medici su questi due temi caldi sono estremamente critici da tempo, ma anche i cittadini dopo le proteste relative al dissesto finanziario del Comune, si sono mobilitati affinché la zona sud della città non resti sguarnita, con una protesta organizzata da Piattaforma Librino e Rete Sociale Librino, davanti l’ingresso della struttura ospedaliera

Sono giorni di grande fermento per la sanità isolana ed in particolar modo per la città di Catania, che già duramente colpita dal dissesto finanziario, si vede costretta ad accettare la chiusura, già programmata, dello storico nosocomio di via Plebiscito “Vittorio Emanuele” e soprattutto del suo pronto soccorso.

L’intero polo medico verrà spostato nella nuovissima struttura del Policlinico, tra via Santa Sofia e la circonvallazione, lasciando però sguarnita tutta la zona sud della città e del centro, che ricadrà unicamente sul vecchio Garibaldi, nell’attesa quasi ormai utopistica dell’apertura a Librino dell’Ospedale San Marco, forse a settembre del 2019.

Ma la chiusura del Vittorio, sarebbe dovuta avvenire in concomitanza con l’apertura del nuovo ospedale, o così almeno era stato assicurato dal precedente e dall’attuale governo regionale, senza di fatto rispettare l’impegno preso però, come i principali sindacati, CGIL, CISL e UIL, hanno ricordato durante un incontro convocato dalla presidentessa della commissione consiliare Sanità, Sara Pettinato, per discutere dei timori e delle difficoltà che potrebbero nascere a seguito della chiusura del Vittorio per tutte le persone che abitano i popolosi quartieri della zona sud.

E poco importa se il tragitto dal centro della città al Policlinico pare sia stato stimato in 15 minuti, che nelle ore di punta di sicuro però aumentano; il problema rimane, poiché tantissimi utenti del “Vittorio”, fasce deboli come anziani o famiglie in difficoltà economica, erano soliti andare a piedi in ospedale, non avendo a disposizione mezzi propri nè potendo andare a farsi visitare a pagamento.

Dunque un problema non da poco, se si pensa che l’attuale Garibaldi, dovrà sostenere un afflusso enorme, malgrado “il direttore generale Giorgio Santonocito abbia già assicurato che la struttura sia stata potenziata per erogare 70.000 prestazioni annue e non più 55.000“- come afferma appunto Sara Pettinato.

Tutte le sigle sindacali si dicono preoccupatissime ed estremamente scettiche sulla possibilità che la chiusura di un ospedale fondamentale per il centro città e la mancata apertura di un nuovo polo, con annesso pronto soccorso, non causerà a breve enormi problemi.

Le paure di cittadini e pazienti sono state manifestate duramente con un raduno davanti al San Marco, in viale Carlo Azeglio Ciampi a Librino, insieme ai rappresentanti delle principali sigle sindacali, di alcuni consiglieri comunali e parlamentari regionali per manifestare il malcontento e chiedere a gran voce alla Regione l’apertura al più presto del nuovo ospedale.

Il timore però, che le proteste rimangano inascoltate è grande, e si intuisce dal fatto che ormai da mesi nulla si sa di effettivo sull’apertura del San Marco ma anche sulla nuova rete ospedaliera. Va ricordato però che qualora l’ospedale non dovesse aprire entro il 2019, sarà necessario restituire all’Unione Europea le sovvenzioni ottenute per il progetto.

Altro “punctum dolens” poi è il progetto della rete ospedaliera, ferma al palo, a Roma da due mesi in attesa di essere approvata, dopo aver passato l’esame della giunta regionale, e dopo gli scetticismi sulla bontà di quanto realizzato dal governo Crocetta prima e successivamente dall’assessorato alla sanità dell’attuale governo Musumeci. Sfortunatamente non è stato possibile parlare con l’assessore alla sanità Ruggero Razza, contattato più volte telefonicamente per chiedere aggiornamenti su entrambe le vicende, ma irraggiungibile.

Ed anche sulla rete ospedaliera oltre che sull’apertura del San Marco, le sigle sindacali mediche, ANAAO Assomed e CIMO, non hanno tardato a farsi sentire, tramite i segretari regionali Toni Palermo e Giuseppe Spampinato.

Il segretario ANAAO Assomed, Toni Palermo, non si discosta dal suo predecessore Pietro Pata, che già a Sudpress aveva mesi fa manifestato perplessità, oggi confermate dall’attuale segretario in carica: “Il San Marco, sappiamo che non aprirà prima del 31 marzo 2019. Per quanto riguarda la rete ospedaliera, è noto che il 14 settembre è stata approvata dalla giunta regionale. Dopo essere arrivata a Roma non si sa che fine abbia fatto e questo ci essere molto critici, anche perché il momento è difficile e la rete manca da 5 anni. Non c’è modo di far ripartire la sanità siciliana diversamente, e non si assume, non si fanno concorsi, ci sono situazioni drammatiche in tutta l’isola. Noi sindacati abbiamo approvato la rete all’epoca col dubbio dell’inventario ma speranzosi. Il punto è che la si è approvata secondo le regole del decreto Balduzzi, molto impegnative per la Sicilia, ma ormai si dovrà applicare rispettando tutti i dettami di questo, con il malato al primo posto. Siamo onestamente stufi di attendere in continuazione e ci meravigliamo davvero che ci voglia tanto tempo per l’approvazione. Nel frattempo, aspettiamo che i precari vengano assunti, e gli ospedali sono svuotati con molti che vanno nel privato. Per risolvere il problema della mancanza di medici si devono sbloccare le specializzazioni, aprendo il numero adeguato di queste. Aprire l’università a tutti potrebbe riscuotere favore solo politico, ma rischierebbe di creare giovani laureati disoccupati senza la specializzazione, che in italia è invece richiesta per lavorare negli ospedali. Non serve aprire l’università a tutti, mancano i medici nei nosocomi, perché sono pochi quelli riescono a specializzarsi”- chiosa Palermo.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario regionale della CIMO (Coordinamento Italiano Medici Ospedalieri) altro organismo sindacale medico di grande di rilievo, Giuseppe Spampinato: “La rete è ferma, bloccata, ormai da settembre, ma è molto strano che vengano però nominati i direttori generali senza che si sappia nulla sulla rete ancora. Tra questi ci sono anche direttori ripescati e non ammissibili e dunque se la rete resta bloccata due mesi a Roma, un motivo ci sarà. Intanto il sistema sanitario regionale soffre maledettamente. Nutriamo grandi dubbi che la rete, cos’ come è stata pensata possa avere davvero una sua sostenibilità economica. Non ci sono risorse nè umane nè economiche reali per realizzarla e questo causerà un depauperamento delle risorse esistenti che saranno risicate. E’ certamente positivo dire che si realizzeranno ovunque ospedali, ma il rischio è che questi poi non siano attrezzati alle reali emergenze; grandi specialità hanno bisogno di certi presupposti, che non ci possono essere in ogni minuscola porzione di territorio. Bisogna erogare le giuste cure in sicurezza, col corretto numero di personale, le giuste attrezzature, per tutte le 24 ore. In sicilia le risorse già sono poche, se vengono distribuite in modo eccessivo, ci saranno tanti piccoli rivoli e non un fiume, con risultati scadenti e pericolosi. Una persona che si ferma all’ospedale più vicino, magari piccolo, convinto che avrà risposte ai suoi problemi, potrebbe trovare un posto non attrezzato, e qualora il paziente fosse in emergenza, avrebbe perso tempo prezioso. Io non voglio criticare nessun governo in particolare ma bisogna vedere la realtà dei fatti, ed oggi ci sono situazioni con un singolo infermiere per 40 posti letto, assurdo. Critico al governo attuale solo di non aver dato ascolto ai sindacati che avevano offerto aiuto e disponibilità senza nulla a pretendere in alcun modo. Di conseguenza con queste premesse, al San Marco non si sa davvero chi debba andare come personale, proprio la rete in questo senso è molto lacunosa. Era nato come un grande progetto, via via depauperato all’osso, fino a diventare un vero mistero. Di certo allo stato delle cose non sarà mai quel polo medico utile al rilancio di quelle zone nella parte sud di Catania; per farlo ci vorrebbero risorse inimmaginabili. Credo non si fosse pronti a dare alla città un ospedale del genere ed infatti anche la consegna, nelle date che si vociferano, è solo una mera ipotesi”.

Una situazione critica, che potrebbe colpire gran parte della popolazione catanese, già vessata costantemente ed in un momento storico durissimo, con la città che annaspa tra rifiuti, conti che non tornano, debiti enormi e adesso carenza di assistenza sanitaria.