Dalle percentuali ufficiali risulta ormai evidente come il voto disgiunto abbia nettamente favorito Giancarlo Cancelleri ed in parte il Movimento 5 Stelle, soprattutto a danno del centro sinistra e di Fabrizio Micari, che tra le preferenze totali delle liste a suo sostegno ha uno scarto di ben 6,7%; la sua candidatura ha infatti ottenuto solo il 18,7% contro il 25,4% totale delle liste a suo sostegno. Anche il neo eletto presidente Nello Musumeci ha perso rispetto alle liste un 2,3% avendo ottenuto il 39,8 delle preferenze mentre le liste il 42,1% dei voti. Beneficia di ciò dunque il candidato pentastellato, che ha ricevuto un ampio consenso diretto, guadagnando l’8% come persona, malgrado molti dei suoi elettori abbiano poi votato un partito differente, in pratica il 34,7% contro il 26,7% della sua unica lista a sostegno. Anche Claudio Fava però è stato leggermente favorito dal voto disgiunto con uno 0,9% in più alla sua persona (6,1% totale) contro la sua lista Cento Passi che si è fermata al 5,2%

Da tempo, tra l’appello di Musumeci a non votare gli impresentabili e la presenza nelle liste dei vari partiti di molti volti noti, moltissimi elettori, diciamo tra destra e sinistra il 9% degli elettori ha deciso di non seguire il candidato della lista e di votarne un altro, giovandosi appunto del voto disgiunto.

In pratica il voto disgiunto è la possibilità di esprimere due voti, uno per la scelta del partito, l’altro per la scelta del candidato presidente. L’opportunità di esprimere la preferenza anche per un candidato presidente sostenuto da liste di partiti diverse da quella scelta, ha dunque sparigliato le carte.

Molti elettori dunque, hanno votato per uno dei partiti della coalizione di centrosinistra, esprimendo però la loro preferenza per Cancelleri come candidato Governatore, e meno per Claudio Fava, con molta probabilità al fine di ostacolare la carica dei cosiddetti “impresentabili” candidati tra le fila della coalizione di centro destra.

E’ quindi apparso evidente quasi subito come il Movimento 5 Stelle, anche in virtù della lista unica, fosse il primo partito dell’Isola con il 27% mantenendosi sui livelli delle elezioni europee del 2014 (26,3%), e riuscendo ad ottenere un gran numero di consensi pure in province, città e quartieri, dove a dominare storicamente era stato il centro destra. Risulta però altrettanto evidente che i pentastellati come gruppo politico, convincano meno rispetto al suo candidato presidente Cancelleri.

Ciononostante, il risultato del M5S è comunque molto notevole se rapportato a quello del 2012, con Cancelleri che quasi raddoppia il proprio risultato (dal 18,2% al 34,7%).

Il dati ufficiali infine attestano che a farne le spese maggiormente è stato il rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari e uomo scelto da Leoluca Orlando, “azzoppato” dal sistema di votazione panachage, i cui meccanismi non saranno d’altro canto applicabili al voto nazionale tra qualche mese, poichè non previsto dal nuovo Rosatellum, con dunque i risultati siciliani che non possono essere una previsione di ciò che accadrà quando si andrà al voto nel 2018 per le elezioni politiche.

Ma è probabile che anche se la sinistra avesse corso a ranghi unificati, in ogni caso, l’esito delle elezioni regionali sarebbe stato il medesimo. Storicamente infatti nelle ultime legislature, salvo che nel 2012, il governo dell’isola è stato di centro destra.

Cinque anni fa Crocetta e Marano totalizzarono il 36,6%, oggi Micari e Fava si fermano al 24,8% complessivamente, e sarebbero rimasti il terzo polo anche se uniti. Micari evidentemente non ha perso per colpa della divisione a sinistra. Al proporzionale la situazione è apparentemente simile: le liste di Micari e Fava insieme raggiungono il 30,5%, quelle di Crocetta e Marano facevano il 37%.

Ma escludendo l’Udc che nel 2012 corse con il centro sinistra, come Alternativa Popolare nel 2017, ecco che si riequilibra il tutto con la sinistra che mantiene percentuali simili tra le scorsa e l’attuale tornata elettorale. Ciò proprio in virtù del fatto che il suo elettorato rimane una minoranza nell’Isola, e solo le specifiche ed eccezionali condizioni createsi 5 anni fa, consentirono a Rosario Crocetta & Co. di arrivare a Palazzo d’Orleans.