Spregiudicatezza, arroganza oltre che una buona dose di dilettantismo e forse di “sicurezza dell’impunibilità”. Persino i consigli dell’Anac, l’Autorità Anticorruzione, sono stati disattesi dall’Amministrazione comunale. E’ un quadro loschissimo e desolante quello che i magistrati della Procura etnea con a capo Carmelo Zuccaro dipingono del sistema di corruttela al Comune di Catania, venuto fuori dall’indagine della Dia che ha portato all’interdizione per 12 mesi del Ragioniere generale del Comune ed ex capo di gabinetto di Bianco, Massimo Rosso e all’arresto di Orazio Fazio (in carcere), responsabile dei procedimenti della Direzione Ambiente e direttore della Esecuzione del Contratto per i servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti comunali e di altri servizi di igiene pubblica; ma anche degli imprenditori Antonio Deodati (in carcere), all’interdizione del cugino Francesco Deodati amministratore unico della Ecocar che insieme alla Senesi ha in appalto il servizio, al fermo di Antonio Natoli (ai domiciliari) dipendente delle aziende dei Deodati e alla sospensione dai pubblici uffici per un anno del direttore dell’ecologia del Comune di Catania Leonardo Musumeci. Le accuse, pesantissime, vanno dalla turbata libertà degli incanti alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio – L’INTERVISTA A ZUCCARO E IL VIDEO DELL’OPERAZIONE CON LE INTERCETTAZIONI

Sullo sfondo regali, vacanze pagate dagli imprenditori e persino la casa a Roma in affitto per le figlie del ragioniere generale Rosso a spese di Deodati le cui azioni erano “sempre mirate ad ottenere vantaggi precisi”, ha sottolineato il procuratore Zuccaro.

Alla conferenza stampa convocata in Procura stamattina, tutti i presenti, dal procuratore Zuccaro all’aggiunto Sebastiano Ardita, dai giovani magistrati Fabio Regolo e Alessandra Tasciotti al dirigente della Dia nazionale Maurizio Calvino a quello di Catania Renato Panvino, tutti non hanno usato mezzi termini per definire una situazione paradossale, in cui i controllori erano nel libro paga dei controllati  e senza alcun ritegno.

Le attenzioni degli investigatori si sono concentrate sull’aggiudicazione della cosiddetta “gara ponte” di 106 giorni per un importo di 11 milioni di euro che il Comune di Catania aveva indetto dopo che la gara settennale, quella da 350 milioni di euro circa, era andata deserta una prima volta a gennaio 2017. Così nel maggio dello stesso anno, la gara che avrebbe dovuto essere provvisoria, è stata poi aggiudicata “con mezzi fraudolenti” al raggruppamento d’imprese Senesi-Ecocar. C’è poi da sottolineare, ma questo è ancora oggetto dell’indagine che “è solo all’inizio” ha affermato Zuccaro, ci sono state altre due gare andate deserte, l’ultima proprio un paio di mesi fa, cosa che ha indotto il Comune a prorogare il servizio sempre alla stessa azienda appena pochi giorni addietro.

Un’aggiudicazione insomma illegittima perché, come è stato sottolineato, la Rti non aveva i requisiti per partecipare. Al punto 12.5 del bando infatti, c’è quello di non avere eseguito, almeno una delle ditte del raggruppamento per intero, nel triennio precedente (2013/2015) servizi analoghi per un importo complessivo pari ad almeno euro 23.353.246,65 o comunque per un numero complessivo di utenza servita pari alla popolazione residente nel Comune di Catania (315.576 secondo la rilevazione ISTAT del 2015); inoltre, primo fra tutti il fatto che già una delle due ditte aveva svolto, nel triennio precedente, servizi analoghi, e non ultimo il fatto che la Ecocar fosse riconducibile alla Ipi, la ditta che con la Oikos aveva avuto in appalto il servizio, destinataria di un’interdittiva antimafia della Prefettura di Roma.

“Tutte le suddette circostanze -scrivono i magistrati nel comunicato diffuso- come hanno dimostrato le indagini, in particolare le attività tecniche di intercettazione nonché le ulteriori attività istruttorie a riscontro, e come argomentato dal G.I.P. in ordinanza, non solo erano senz’altro a conoscenza degli indagati, ma questi avevano operato consapevolmente con l’intento di indirizzare la procedura di gara verso l’aggiudicazione al R.T.I. SENESI S.p.A. – ECO.CAR. s.r.l., quest’ultima in sostanziale continuità con la I.P.I. s.r.l. (che aveva gestito il medesimo servizio, unitamente alla OIKOS S.p.A. nel periodo dal febbraio 2011 al maggio 2017), essendo entrambe sostanzialmente riferibili alla persona dell’indagato Deodati Antonio (cugino di Deodati Francesco, formalmente amministratore unico della società, ma di fatto prestanome di DeodatiAntonio, che ha interloquito e ha assunto tutte le decisioni per conto e nell’interesse della società nelle fasi antecedenti, concomitanti e successive allo svolgimento dell’appalto)”. Per aver scritto questo in passato, Sudpress è stato anche querelato da Deodati.

Oltre a Rosso, al Comune di Catania la Ecocar, secondo gli inquirenti, poteva contare sul sostegno di Leonardo Musumeci, il giovane direttore dell’Ecologia e su Orazio Stefano Fazio. Dalle conversazioni risulta chiaramente che i due fossero a conoscenza della continuità nei fatti tra le due aziende, la Ipi e la Ecocar, cosa che non ha impedito ai due di continuare nelle loro attività delinquenziali.

Addirittura, dalle indagini emerge che Fazio avrebbe chiaramente rimproverato un dipendente comunale, Salvatore Catanzaro, per il solo fatto di avere compiuto il suo dovere ed essersi accorto della inadempienza e del disservizio dell’azienda. In cambio di queste “sviste”, Fazio ottiene dagli imprenditori, oltre a smartphones e computer, anche un impiego lavorativo per persone da lui indicate e vacanze varie.

Il ragioniere generale Rosso, oltre ad aver ottenuto l’affitto dell’appartamento a Roma per le figlie, in cambio di pagamenti da record da parte del Comune agli imprenditori, il ragioniere generale ex capo di gabinetto di Bianco ha anche ottenuto l’assunzione dei fidanzati delle ragazze. Oltre poi ad aver fornito consulenze sia sull’appalto in questione, sia in generale sugli affari dei Deodati, in evidente conflitto di interessi, lautamente pagate. In casa sua, nel corso di una perquisizione stamattina, sarebbero stati trovati documenti e contanti per un valore di circa 25mila euro, probabilmente il frutto di tali attività.

A Natoli, “longa manus” e fidatissimo dei Deodati, era fidato infine il compito di provvedere a finanziare l’acquisto dei beni oggetto della corruzione.