E’ indubbio: il Movimento Cinque Stelle ha sbancato alle ultime elezioni. In Sicilia, la lista capitanata dal vicepremier Luigi Di Maio ha portato a casa il 47% dei voti e tutti i seggi uninominali, nella tornata di marzo 2018. 

Una percentuale storica che si somma al sorprendente risultato regionale, in occasione delle elezioni di novembre 2017: più di 720.000 voti per Cancelleri Presidente.

Proposta di punta del M5S è indubbiamente il Reddito di Cittadinanza con la riforma dei Centri per l’Impiego, il cui stanziamento è di circa 9 miliardi di euro, sensibilmente inferiore ai 16 miliardi stimati in precedenza.

Le coperture della Manovra sono al centro del dibattito politico, a cui si inserisce l’approvazione e il giudizio dei vertici europei. Il vero rebus, però, resta il Reddito di Cittadinanza, di cui ancora poco si conosce in termini di modalità, assegnazione e dinamiche.
Il sussidio potrebbe interessare circa di 2 milioni di famiglie e si attesta intorno ad un massimo di €780.

Abbiamo intervistato alcuni giovani siciliani, principalmente catanesi, per conoscere la loro opinione riguardo questo punto della Manovra.

“Partendo dal presupposto che per attuare una manovra economica di tali dimensioni dovresti avere, in primo luogo, fondi statali a iosa per coprire tutte le spese mensili; in secondo luogo, servono infrastrutture moderne e all’avanguardia per monitorare le richieste del mercato del lavoro e collocarvi subito i più ideonei: tutto ciò non lo abbiamo di certo in Italia. Il reddito di cittadinanza, nel contesto italiano in cui la forbice sociale fra nord e sud è molto accentuata, diventerà un sotterfugio per chi non ha voglia di lavorare e un incentivo per il lavoro in nero.”
F., 21 anni.

“Conditio sine qua non di un’analisi dell’ipotetica manovra pentastellata del reddito di cittadinanza dovrebbe essere una definizione globale dei presupposti e della pratica realizzazione di quest’ultima; non essendo ancora del tutto chiaro come e cosa verrebbe distribuito, in che modo ed a chi, risulta difficile qualunque tipo di giudizio che possa analizzare in sè e per sè la manovra. Per quanto possa esserci un senso di fondo nella “cosa”, che affonda forse le radici nel più ampio concetto di reddito di base universale, e che potrebbe in sè creare un dibattito di ampia portata tematica (dal welfare al workfare, dall’impianto teoretico all’impatto economico), non essendo ancora delineato cosa la “cosa” sia e “come” sia, credo sia difficile poterne dare un giudizio onnicomprensivo.”
M., 21 anni.

“Il reddito di cittadinanza non è una risposta valida al disagio sociale che affligge soprattutto il meridione: anche se ci sforzassimo a trovarci del buonsenso e della nobiltà, nella realtà produrrebbe effetti perversi nel mercato del lavoro e nelle economie dello Stato a lungotermine, condannando le future generazioni a pagare un prezzo troppo caro.”
S., 20 anni.

“Considerando il momento che sta vivendo l’Italia, intesa come popolazione, come sviluppo mentale e culturale, lo vedo come un motivo di retrocessione, perché se fosse affiancato ad una maggiore “richiesta” e “ricerca” di lavoro/lavoratori, avrebbe quasi senso, ma siccome ciò non c’è, mi sembra solo una presa in giro.”
B., 20 anni

“Penso che sia una cosa parecchio positiva: permetterebbe ai disoccupati di reintegrarsi nel mondo del lavoro e dare maggiore sussidio ai disoccupati.”
L., 19 anni.

“Per me il reddito di cittadinanza è un opera di pura demagogia ed è molto ingiusta per chi ha lavorato da una vita ed ha sempre pagato le tasse, che sarebbe poi costretto a subire tagli (sulle pensioni) o a dover pagare più tasse (perchè mi pare difficile che si possa finanziare in altro modo) per favorire chi invece ha la cultura del non fare nulla e ancora peggio dell’imbroglio. Che poi in Italia la disoccupazione vada risolta è ovvio, ma questo non è il modo giusto, visto che richiederebbe un controllo esagerato per evitare possibili truffe.”
R., 16 anni.

“L’idea è innovativa, mi piace parecchio, ma come tante proposte fatte in Italia, stento a credere che sia fattibile come in altri paesi europei.”
R., 18 anni.

“Il reddito di cittadinanza è una distribuzione di reddito a tutti i cittadini, ricchi e poveri, tutti sono cittadini. Sotto questa falsa riga è stato proposto un reddito limitato che si traduce in un “sussidio” per disoccupati con l’obiettivo di accumulare risorse per poterle meglio sfruttare alla ricerca di un lavoro. Ma questo compito sarà svolto dai centri per l’impiego, quindi si fa una doppia spesa. Perché non usare tutte le risorse e investirle direttamente nei centri? Questo reddito credo che servirà ad integrazione di altro. Si, è vero che dopo 3 offerte perderà il reddito. Tuttavia, quanto tempo durerà? Perché se queste offerte non arrivano entro un anno, il lavoratore attende risposta ma sta “meglio” economicamente per questo periodo. Sembra più un incentivo a credere di più nel M5S piuttosto che andare a cercare lavoro.  In ogni caso siamo anni indietro ad altri paesi, in questo modo stiamo andando nella direzione sbagliata. Un reddito o un prestito intergenerazionale?”
P., 22 anni.

“Sono contro il reddito di cittadinanza perché secondo me non ha senso pagare dei disoccupati nell’attesa che trovino un posto di lavoro che fondamentalmente non esiste, è come mettere la benzina alla macchina per andare in un posto che non esiste, piuttosto direi di dare questi miliardi a piccole e medie imprese per ampliarsi e creare nuovi posti di lavoro.”
A., 17 anni.

“Parlando del reddito di cittadinanza, è opportuno intendere che sono propenso fortemente a manovre che vogliono aiutare classi sociali meno fortunate che non possono permettersi l’essenzialità nella loro vita quotidiana, ma sono contrario a questa riforma per per un popolo è sempre meglio ” imparare a pescare che farsi regalare il pesce” come diceva una mia professoressa durante le superiori, inoltre da studente di economia l’iniquità e la perdita economica è abbastanza evidente a tal punto da scoraggiare non solo le popolazioni e i mercati esteri, ma anche me che da studente reputo assurdo che uno studente come me debba ricevere tagli per favorire una manovra che non possa giovare a questo stato, ma sarei molto incline a utilizzare tali fondi come incentivo economico all’occupazione dove chi vuole lavorare o vuole darsi da fare, non deve stare a casa ad aspettare un emblematica carta servizi violando ogni forma di legge universale del consumatore.”
S., 22 anni.

“Il più grande disincentivo all’occupazione di tutti i tempi: forse, l’unica cosa positiva è che si farà una scrematura”.
E., 22 anni.

“Sono favorevole al reddito di cittadinanza, non so onestamente nello specifico quali sono i criteri con la quale vorrebbero renderla ufficiale ma io considererei necessario che sia una cifra bassa non destinata a tutti ma solo a coloro che difficilmente possano ricevere altre agevolazioni dello Stato, a patto che poi vengano seguiti in un reinserimento nel mondo del lavoro o che comunque svolgano un minimo di lavori socialmente utili. Insomma, deve essere assistenzialismo intelligente e monitorato al massimo”.
F., 22 anni.

“Personalmente non credo nel reddito di cittadinanza perché in un Paese in deficit come il nostro non penso si possa arrivare a “regalare” soldi: se questi soldi effettivamente ci sono li spenderei in modo totalmente diverso, a cominciare dal sistemare le strade o le scuole stesse che alcune cadono veramente a pezzi. Inoltre, secondo me è solamente un incentivare il lavoro nero e la disoccupazione perché sappiamo bene che ci sono tantissime persone che percependo la disoccupazione lavorano in nero e quindi questa sarebbe un’altra occasione per fregare lo Stato e per quanto riguarda l’incentivare la disoccupazione, purtroppo, ci sono tanti ragazzi della nostra età così detti neet che ne studiano e ne lavorano essenzialmente (secondo me) perché non hanno voglia di fare nulla.
Sicuramente non c’è chissà quale possibilità lavorativa in Sicilia, ciononostante il lavoro nelle campagne è raro che manchi, ma effettivamente chi è disposto a farlo?
M., 24 anni

“Credo innanzitutto sia un’ottima trovata propagandistica. E’ una proposta avanzata senza il giusto rigore e senza le dovute informazioni: ci è stato presentato parecchie volte in modo diverso e tuttora, a distanza di mesi dalla formazione del governo, non abbiamo un’immagine chiara di ciò che comprenderà. E’ una misura di cui l’Italia non ha bisogno perché come misure assistenzialiste abbiamo già il Reddito di Inclusione; inoltre, è una misura che punta ad estinguersi grazie alle proposte di lavoro e data la loro mancanza è quanto meno audace proporla, dato il palese blocco del mercato del lavoro. E’ una riforma comoda e piano piano gli italiani se ne accorgeranno: non abbiamo bisogno di aumentare i consumi e i sussidi, abbiamo bisogno di lavorare e di sentirci dignitosi prima ancora di arrivare al nostro mantenimento economico. E’, oltretutto, una misura che agevolerà senza dubbio il mercato nero e la frode allo Stato.”
S., 22 anni.

Questi quattordici ragazz* rappresentano, in minuscola parte, quella fetta di popolazione che spesso non viene ascoltata, anzi: non viene neanche interpellata.
Quattordici giovani, tra ragazze e ragazzi, liceali e universitari, lavoratori e disoccupati, non sono certamente un campione utile ai fini di un’indagine statistica: sono, perlopiù, in rappresentanza di una parte di cittadini che vorrebbero dire la loro.

Badate bene, però: non si tratta di membri di segreterie politiche.
Si tratta di giovani completamente svincolati da qualsiasi ragionamento politico e clientelare.
Quindi, la prossima volta che incontrate un giovane, perché non gli domandate:
“e tu, che ne pensi?” 


Paolo Francesco Reitano, 22 anni e tre libri pubblicati, è uno studente di Economia, appassionato di letteratura e politica.
Impegnato nel sociale e scout associato con AGESCI.
Presidente e fondatore di Catania Care, associazione di giovani cittadini attivi e consapevoli che si rendono utili al fine di migliorare le condizioni della nostra Città, sotto il punto di vista culturale, civico e sociale.
Nel 2016, a soli 20 anni, pubblica il suo primo romanzo “Tra Dublino e Piazza Maggiore”.