Sulla recente campagna nazionale che dipinge il ragusano come epicentro mondiale dello schiavismo lavorativo e sessuale, riceviamo e pubblichiamo l’accorata lettera di una farmacista di Vittoria, Irene Nicosia che, pur non sottovalutando il problema, ne pone altri. E così anche la deriva morale si insinua in una crisi economica provocata da una politica folle che a Ragusa ha portato gli avvoltoi.

 

“Gentile Direttore,

sono nata a Vittoria e qui ho allevato i miei figli oltre a condurre una parafarmacia che è anche la piccola impresa di famiglia. Ma non è per campanilismo che le scrivo.

Fino a pochi anni fa, Vittoria e’ stata la capitale economica del Sud – Est siciliano.

Oggi, torna alla ribalta su televisioni radio e giornali (se ne è occupato a più riprese anche Sud Press) per una turpe storia di violenza perpetrata su donne povere e immigrate. Tutto vero, ma mi permetta,  parziale. Perché altrettanto violenza e’ ed è stata stata operata ai vittoriesi.
Che ci siano, a Vittoria come altrove, uomini spregevoli, e’ innegabile.

Ma che questa orribile vicenda debba marchiare a fuoco per sempre la reputazione di questa comunita’ e’ insostenibile.

Vittoria vive, da anni, una delle più profonde crisi economiche mai attraversate.

La politica portata avanti dalla Ue sull’ agricoltura ha trasformato in un inferno quello che era un tempo un paradiso.

Da mesi, a Vittoria è in atto un’agitazione degli imprenditori agricoli, con tanto di postazione fissa (una serra) costruita, provocatoriamente,in una piazza della città. alcuni di loro stanno facendo lo sciopero della fame. Ma di questo, nessuno parla.

E perché nessuno racconta degli espropri in corso: aste giudiziarie che una recente normativa, consente vengano svolte al riparo da occhi indiscreti. Negli studi legali per esempio, dove proprietà del valore di 5-600mila euro passano di mano per poche decine di migliaia di euro.

A vantaggio di chi?

Chi viene espropriato e deve pagare i suoi debiti, non potrà farlo perché l’importo realizzato è sempre ben poca, rispetto al prestito richiesto precedentemente: il cje equivale a un condanna duplice: rimanere senza casa e/o senza lavoro.

Gli avvoltoi su Vittoria però volano in cerchio.

Sono spuntate società con sede all’estero assidue di ogni asta e pronte ad acquistare di tutto.

Capitali tracciabili? Ho seri dubbi.

Però ne conosco gli effetti.

A questo proposito posso citare la morte d’infarto di una che si era battuta per i suoi beni, l’esproprio di un’abitazione di due anziani coniugi, con un figlio disabile, lo sciopero della fame di 3 ex-proprietari, l’orribile fine di chi ha preferito darsi fuoco, piuttosto che vedersi portar via la casa dall’ufficiale giudiziario, l’acquisto di un bene da parte di chi non ha esitato, davanti a due anziani coniugi e ad un figlio disabile.

Ecco direttore: anche questa è Vittoria.”

Irene Nicosia