“Intanto voglio fare un plauso alla Procura e alla polizia Postale diretta da Marcello La Bella. Entrambi hanno svolto questa indagine in pochissimo tempo e per di più su un fenomeno che durava da anni. Le indagini proseguono e man mano si aggiungeranno atre persone a rafforzare il quadro accusatorio. La cosa grave è che è un un fenomeno che ha una scarsa capacità di emergere perché la vittima, una volta raggiunta l’età per capire che questo fanatismo religioso non ha nulla a che fare con un sentimento di fede, tende ad incapsulare quanto accaduto e a dimenticare”. Parla così il questore Giuseppe Gualtieri, nella video intervista rilasciata a Sudpress, a sei mesi dalla sua nomina al vertice della polizia catanese. Gualtieri parla dell’inchiesta sulla comunità di Lavina ad Acibonaccorsi che ha portato all’arresto di Pietro Capuana e di altre tre persone, ma anche di Catania e delle sue emergenze

Vi è stata una grande buonafede e quando si usa l’apparato delle religione cattolica che è un’agenzia educativa e negli anni ha sopperito a carenze delle istituzioni pubbliche, per i genitori è difficile pensare di non poter stare tranquilli. Posso dire per esperienza diretta, quando ero questore di Trapani nel 2006, avendo avuto a che fare con sette religiose che altro non erano che mezzi per volgarissimi approcci sessuali, che è un fenomeno che va monitorato. Ed è difficile che possa emergere da solo senza l’abilità dell’investigatore perché quelli che sono a conoscenza dei fatti hanno vergogna a esporli. Si la battuta, il chiacchiericcio ci può essere, ma in quella comunità c’erano migliaia di persone sane che non sono state toccate da quella vicenda.

Stiamo parlando di fenomeni che rappresentano una distorsione di un sentimento religioso e come in qualsiasi tipo di fanatismo, sportivo, nel mondo del lavoro, porta sempre a qualcosa di negativo perché un valore può essere stravolto dall’integralismo, dal fanatismo. Noi dovremmo vigilare soprattutto sui ragazzi, informando loro sull’uso corretto degli smartphones e del mezzo informatico, anche grazie al mondo della scuola, ma anche a cogliere qualsiasi segnale di disagio attraverso questi mezzi. Un genitore che vede il figlio che apre determinati siti o che si infila in chat che non sono quelle giuste, si devono chiedere se è o meno normale e poi ci sono i nostri esperti che sono in grado di capire .

Lei è a Catania da sei mesi, una città da anni in preda al caos. L’altro giorno c’è stata anche una lite al mercato che per fortuna si è risolta senza feriti, cosa ne pensa?

Catania è una città globale che a un dinamismo economico aggiunge fasce di marginalità sociale molto evidenti e non è esente da fenomeni di criminalità organizzata come tutte le città siciliane. Insomma, una città che non si fa mancare niente ma che ha una grande coscienza civile e una borghesia strutturata che le consente di avere anticorpi che le assicurano una buona qualità di vita che oggi è arrivata a livelli tali da farle avere un boom di turisti che sta a significare che Catania piace a chi viene a visitarla.

Certo c’è l’esigenza di assicurare un livello di sicurezza urbana elevato perché da tempo vi sono tante etnie che vivono in città a cui si aggiungono quei migranti anche di natura politica ed economica che sbarcano in Sicilia e spesso non riescono a raggiungere altre mete, anche se sono la parte minore, rimanendo in città e dando luogo a fenomeni che tanto rendono impopolare il migrante. Come ad esempio il lavavetri  che diventa antipatico agli occhi del catanese che invece ha nel suo dna l’accoglienza e la solidarietà.

Noi stiamo dando un grande impulso ad attività di controllo verso l’ambulante contro l’abusivismo. Certo è un lavoro difficile perché la parte sanzionatoria è labile e non ci consente di fare grandi interventi, solo multe verso questa povera gente e tentativi di far capire loro che non è quello il modo di porgersi alla popolazione. Abbiamo avuto il fenomeno della rissa al mercato dove per un caso uno era catanese doc e l’altro senegalese doc anche se vive da tempo a Catania. Tutti sono stati individuati e denunciati e per fortuna non era nulla di attinente al colore della pelle ma solo una lite tra due ambulanti che dividevano legittimamente non spazio da tempo. Le responsabilità sono state accertate e graduate per come è giusto e questo ha fatto capire che l’intervento dello Stato ristabilisce il torto e la ragione e non registriamo risvolti di natura razzista.

Certo, la crisi economica restringe la torta e quindi è chiaro che la concorrenza non fa piacere ma questo viene strumentalizzato a volte perchè è comodo dire che ci sono tanti extracomunitari che rubano il lavoro. La situazione del corso Sicilia passa attraverso l’inefficienza delle sanzioni. Al 90% sono autorizzati come ambulanti ma spesso si piazzano i maniera continuativa negli stessi punti, vengono sanzionati ma poi ritornano. In questi ultimi mesi abbiamo fatto controlli pressanti in collaborazione con i vigili urbani e l’Asp anche sugli esercizi pubblici, perché i controli devono valere per tutti. E’ un fenomeno che per gli ambulanti passa attaverso il riordino delle zone del mercato. Per i senza tetto in particolare è necessaria una sinergia dei servizi sociali del Comune che spesso, per questioni di bilanci, non sono in grado di far fronte al fenomeno. Stiamo cercando di agire anche con protocolli con associazioni private per sistemare questa gente ma c’è una fascia di senza tetto che vuole rimanere tale e finisce per spostare il fenomeno da un luogo all’altro.

Altro problema importante è quello legato alla prostituzione, alla presenza di lucciole per le strade e alla micrcociminalità

C’è anche un’ordinanza del sindaco che ha attenuato il fenomeno ma anche lì, dal momento in cui non è reato stare in mezzo alla strada e la sanzione economica non ha un effetto deterrente. Una volta fatti i controlli e le sanzioni, queste sfortunate ragazze tornano. Agiremo con un sistema di telecamre per cercare di contenere il fenomeno che comunque è di tipo nazionale. Abbiamo sanzionato molti dei numerosi clienti ma la fascia è talmente alta che anche la sanzione non può scalfire il fenomeno che rimane difficilissimo da neutralizzare. Si può gestire in maniera intelligente, a questo proposito ci incontreremo con il Comune per trovare delle formule, ma sono tutte decisioni difficili, sia di ragione etica, sia politica.

per quanto riguarda la microcriminalità, è un settore in cui la rete di prevenzione creata a Catania ha i suoi risultati evidenti. Non si registrano scippi da mesi se non pochi episodi che si contano sulle dita di una mano. Però oltre agli studi degli orari di arrivo di crociere o di voli più provvidi di passeggeri, c’è anche un’attività di informazione nei confronti dello straniero soprattutto perché questa non è una città in cui si possono lasciare i bagagli in evidenza in macchina o sbandierare la macchina fotografica. E’una città in cui bisogna avere alcune accortezze. Abbiamo realizzato una campagna di prevenzione e informazione, in collaborazione con le associazioni interessate alla presenza dei turisti in città, che ha portato a grandi risultati. Catania non è un far west, è una grande città del Meridione.

Certo se dovessi trovare una criticità è quella dei furti in appartamento che è difficilmente intercettabile dall’apparato di polizia perché il ladro sa già dove deve andare scegliendo modi e tempo per entrare nelle case. La parte preventiva è importante e a volte si riesce con attività di investigazione ad arrestare bande di topi di appartamento ma chiediamo soprattutto al cittadino di darci una mano adottando accortezze prima di partire per le vacanze ma anche attraverso le segnalazioni. Il vicino, se sente rumori o vede fenomeni anomali come fantomatiche ditte di trasloco ad esempio, che sia pure pettegolo in senso buono o invadente, si accerti e non abbia paura di chiamare la polizia. Noi siamo pagati dal cittadino per questo e siamo sul territorio h24, meglio un falso allarme che non una violazione della sfera personale qual è il furto in casa che è brutto per chi lo subisce. Siamo in una città dove purtroppo l’informazione, l’opera educativa non può mai bastare di fronte alla fascia di marginalità soprattutto giovanile.

Infine sulla lotta allo spaccio, facciamo controlli continui che portano anche a dieci arresti a settimana. Ma subiamo gli effetti del cambiamento normativo che vede impossibile mandare queste persone in carcere. Come lo svuota carceri che ha subito la minaccia delle sanzioni europee.