Anzi, noi non l’avremmo neanche fatta uscire dal comune. E avremmo anche ragionato sull’opportunità di chiedere alla nostra amata Patrona di non andare in giro per una città affamata, ma di fermarsi per tutta la durata della festa dinanzi al dissestato Palazzo degli Elefanti, anche per ricordare a quegli incapaci del governo nazionale che non solo hanno abbandonato la nona città d’Italia ma, insopportabili imbecilli, non sono neanche riusciti a nominare i commissari straordinari, bloccando un’intera economia.

Ogni anno la passerella, con la gente in costume barocco, le ali di folla ai lati del corteo, il tradizionale “applausometro” con cui le varie redazioni raccontavano il calare del gradimento del pubblico verso i vari politici imperterriti nelle loro esibizioni, quasi stessero su un altro pianeta.

Ma adesso comincia a preoccuparci molto seriamente che a Catania tutto proceda come nulla fosse, tra selfie, inaugurazioni e consegne di premi vari.

Persino la bellissima festa stride con una realtà che sta tutta da un’altra parte, accecata da luminarie che nessuno può permettersi.

Ci intristisce questa devozione commerciale ad uso e consumo di traffici effimeri e senza costrutto.

Sarà perché in redazione riceviamo ogni giorno decine di lettere di gente disperata, quelli senza lavoro e queli che il lavoro ce l’hanno ma senza stipendio.

Sarà perché abbiamo incontrato una mamma 40enne con tre figli, il marito disoccupato e lei che lavora per una delle cooperative della galassia comunale da mesi senza stipendio: si è messa a piangere con una dignità insuperabile, e noi siamo rimasti attoniti, con una rabbia che sentiamo crescere incontenibile intorno a noi. Pericolosa.

E quindi consideriamo sbagliata, persino rischiosa adesso, la scelta della diffusione di messaggi in qualche modo positivi: distraggono da una realtà ormai in esplosione, mistificano una situazione che abbisogna di soluzioni immediate.

Purtroppo non è più tempo di sorrisi più o meno in buona fede, non funzionano, anzi fanno incazzare di più: è il tempo delle lacrime, è il tempo della rabbia, è il tempo dell’azione!

Lo abbiamo scritto: Catania è città vittima della mafia, criminale ma soprattutto politica ed imprenditoriale.

Una mafia anche culturale che non ha lasciato niente di sano.

Se così è, e lo è, occorre che le istituzioni, colpevoli per dolo o ignavia, intervengano esattamente come si fa per le persone vittime di usura o estorsione.

Occorre un intervento immediato e speciale per consentire al comune di pagare i suoi debiti con tutta quella gente che di stipendio sopravvive, occorre rimettere in piedi un’intera economia.

Criminale opporre ragioni burocratiche o limiti normativi: una soluzione la devono trovare e se la legge, come qualcuno sostiene, impedisce “aiuti di Stato”, significa che la legge è sbagliata e la cambino questi “ragionieri” incapaci di governare persino una zattera!

Stiamo parlando di migliaia di famiglie, molte delle quali lavorano nell’ambito dei servizi essenziali per la comunità: le cooperative sociali e tutte le partecipate pubbliche, dall’AMT alle Multi e Pubbliservizi.

Che la città sarebbe andata in dissesto lo si è appreso formalmente il 24 luglio 2018, oltre sei mesi fa, nel corso di una drammatica diretta da Palazzo degli Elefanti, con il giovane e sinora incolpevole sindaco Pogliese appena eletto che dava notizia della definitiva decisione della Corte dei Conti che dichiarava Catania assassinata da bande di traditori!

Doveva attivarsi immediatamente la macchina di “soccorso”, almeno per accelerare i tempi degli adempimenti burocratici, e invece dopo sei mesi da quel momento quegli idioti dei ministeri competenti non sono stati capaci neanche di dotare l’amministrazione della commissione straordinaria per la gestione della massa fallimentare: dei delinquenti irresponsabili!

E ora verranno tutti qui in processione a chiedere voti per le europee e chissà cos’altro, con una pattuglia di parlamentari locali super pagati e di una inutilità vergognosa.

Cosa si dovrebbe fare? Cosa avremmo fatto noi?

Ci saremmo incatenati davanti ai ministeri dell’Interno e dell’Economia sino a che non avessero nominato i commissari, tanto per cominciare,

Avremmo poi chiesto un gesto eclatante, anche di “approfittare” della terza festa mondiale della cristianità, la più importante d’Italia, per lanciare il grido di disperazione della gente di Catania, anche di quella che ancora non si accorge di quello che sta accadendo: occorre che trovino il modo di restituire al comune quella liquidità necessaria a saldare i suoi debiti, condizione indispensabile per ripartire!

Se non trovano una soluzione, sono inutili e vadano a casa!

In un quadro simile, noi la Bambina quest’anno non l’avremmo neanche fatta uscire, perché ci vergogniamo di farle vedere come abbiamo consentito che venisse ridotta la sua gente.

E le chiediamo una sola grazia: LIBERACI DA QUESTI IDIOTI!