Anche questa è una notizia di pubblica rilevanza e vedremo il perché. Ma, prima di proseguire, l’intera redazione del giornale, non solo nell’attuale composizione ma con tutti i direttori e collaboratori che si sono succeduti in questi anni, vuole esprimere ammirazione e gratitudine all‘avvocato Emanuela Fragalà, indiscutibilmente tra i più preparati ed efficaci del Foro di Catania. L’avvocato Fragalà ci ha difeso con uno scrupolo ed una lucidità non comuni nei tribunali di Catania, Messina, Enna sostenendoci sino in Cassazione contro attacchi che andremo a raccontare uno per uno. Facendolo non ha difeso solo Sudpress, ma il diritto/dovere del giornalismo d’inchiesta, come riconosciuto da Pubblici Ministeri e Giudici, di svolgere la propria attività senza subire l’intimidazione dell’azione penale e, soprattutto, ha difeso il diritto dei cittadini/lettori di conoscere cosa accade nei meandri della gestione dei vari poteri. Senza professionisti del livello dell’avvocato Fragalà questa importante funzione sarebbe probabilmente impossibile. Quindi, intanto un grazie a nome di tutti i nostri collaboratori e anche delle tante migliaia di lettori che senza di noi tante cose non verrebbero mai a saperle, tranne quelli che ci denunciano e che adesso cominceranno a risarcirci degli enormi danni procuratici. E veniamo alla storia di questa querela…

La Croce Rossa di Catania è diventata quasi una passione per chi scrive, se non altro perché si tratta di una organizzazione non solo benemerita ma persino eroica, purtroppo negli ultimi anni trasformata per come descriviamo nei nostri articoli.

Descrizione che nei suoi fondamenti ottiene adesso una prima conferma anche giudiziaria.

Ne abbiamo altre di querele presentate dal presidente pro tempore della Croce Rossa di Catania Stefano Principato, e per alcune siamo già a dibattimento con interessanti interrogatori i cui verbali andremo a pubblicare al momento opportuno.

Stiamo addirittura subendo un processo per aver pubblicato delle fotografie che dimostrano come il signor Principato interpreta il codice della strada e l’utilizzo di mezzi comprati con i soldi della Croce Rossa: vedremo come andrà a finire anche questo.

Certo, intanto una rapidissima considerazione su un sistema normativo assurdo, che costringe magistrati con ben altri impegni a doversi occupare di storie come queste sol perché basta che un cretino qualunque, per di più temerario e spesso in mala fede, depositi una denuncia scritta anche in italiano approssimativo per attivare un’azione penale che costa ai cittadini decine di migliaia di euro, oltre che al denunciato ore e ore di tempo sprecato.

Questa considerazione da intendersi ovviamente in senso generale, non certo riferibile al caso che trattiamo adesso: ci è capitato anche di essere denunciati da un tizio finito dopo qualche giorno in galera perché coinvolto nell’affare dei rifiuti Garbage Affaire che decapitò parte del vertice dell’allora amministrazione Bianco.

Ci aveva denunciato perché riteneva diffamatorio che avessimo raccontato che la sua impresa che gestiva l’appalto dei rifiuti a Catania aveva dato un contributo elettorale (legittimo perché iscritto a bilancio, sic!) di ben 50 mila euro all’allora sindaco della stessa città Raffaele Stancanelli, oggi candidato alle elezioni europee.

Coincidenza vuole, ma guarda i casi della vita, che sia proprio lo studio dello stesso Raffaele Stancanelli con il socio Franco Passanisi a sostenere, perdendo, la Croce Rossa di Stefano Principato in questa querela contro SUDPRESS: proprio casi della vita.

Hanno perso, pazienza!

Vediamo allora cosa è successo.

Nel 2017 Sudpress pubblica due articoli, il 20 ed il 23 di giugno.

Il primo si intitola “Croce Rossa Catania tra giri milionari, carte prepagate, forniture misteriose, appalti prorogati, assunzioni, nomine e stipendi record”, andatelo a rileggere: descrive alcune modalità di gestione della Croce Rossa di sicuro interesse, ma soprattutto ne chiarisce la natura di vero e proprio centro di potere che già solo per questo merita di essere considerato degno di attenzione pubblica e di sicuro interesse giornalistico.

Il secondo che ne è un’ulteriore approfondimento viene pubblicato il 23 giugno con il titolo “Croce Rossa Catania: 200 mila euro di carte prepagate e 240 mila di acquisti da una società appena costituita”, anche questo merita una rilettura, a maggior ragione adesso che ne viene acclarata dall’autorità giudiziaria la fondatezza delle informazioni rese.

Per dovere di cronaca segnaliamo, procedimento ancora in corso e di cui informeremo, che Sudpress è stato querelato per gli stessi articoli anche dall’allora prefetto di Catania Maria Guia Federico e dalla di lei figlia Chiara Ruffolo che dal Principato veniva assunta appena laureata in medicina presso il pronto soccorso dell’aeroporto di Catania che la Croce Rossa gestisce a tutt’oggi senza alcun appalto ed in regime di proroga: questa è un altra storia su cui torneremo a breve.

Agli articoli, è un suo diritto, il signor Principato non ha ritenuto di replicare ma ha deciso prontamente di querelarci, non sappiamo quanto sia costato il patrocinio da parte dello studio Passanisi-Stancanelli ma è molto probabile che in tutte queste querele siano utilizzati i fondi della Croce Rossa, così deviati da ben altre funzioni: ma se i “volontari” sono contenti così, lo siamo tutti.

Letti gli atti e valutate le risultanze dell’approfondita indagine svolta dalla Polizia Postale di Catania, il Pubblico Ministero Antonino Fanara si determina a richiedere l’archiviazione con un atto molto ben motivato che tuttavia non viene ritenuto convincente dallo Studio Passanisi-Stancanelli, che il 18 giugno 2018 si oppone chiedendo al giudice di mandarci a processo.

Il Procuratore Fanara scrive che “non appare questo Pubblico Ministero che l’articolo sia diffamatorio, ma – al contrario – che sia un articolo di inchiesta giornalistica che tenda ad informare i lettori di come il Comitato della C.R.I. di Catania abbia ottenuto il contratto per effettuare prestazioni che gli vengono pagate centinaia di migliaia di euro, senza partecipare a nessun bando pubblico; di quante somme pubbliche abbia ricevuto il Comitato della C.R.I. catanese da Cooperative collegate al CARA di Mineo e dalla SAC; di quali criteri abbia utilizzato la C.R.I. per indicare le proprie spese (con carte prepagate); di come tale Ente abbia impiegato parte di tali somme. In altri termini, a parere di questo Pubblico Ministero, il contenuto dei due articoli non appare diffamatorio e tende solo a richiamare la necessità che qualcuno ponga in essere dei controlli sulla gestione del Comitato di Catania della Croce Rossa Italiana in quanto trattasi di un ente che, benché di diritto privato, utilizza cospicue somme di denaro “pubbliche.”

A seguito dell’opposizione dello Studio Passanisi-Stancanelli, il Giudice per le Indagini Preliminari Luigi Barone ha quindi accolto pienamente il ragionamento del Procuratore Fanara, di cui abbiamo ovviamente riportato solo una sintesi ma in realtà molto ben articolato e approfondito in termini di logica e diritto, decidendo che “nel caso di specie i contenuti degli articoli di stampa oggetto di denuncia, pur nell’asprezza tipica di un certo giornalismo di inchiesta, non sfociano nella diffamazione, in quanto riportano fatti di sicuro interesse pubblico e segnatamente la assunzione da parte della Croce Rossa della giovane figlia del Prefetto di Catania; circostanza questa evidenziata con enfasi dai cronisti soprattutto per la inopportunità di una assunzione che accentuava le ombre denunciate nella restante parte dell’articolo in ordine alla gestione economica da parte della Croce Rossa dei finanziamenti ottenuti per i servizi al CARA di Mineo e all’aeroporto di Catania; si tratta di valutazioni che – occorre ribadirlo – pur nell’asprezza dei toni appaiono pienamente giustificate sul piano penale dall’esercizio del diritto di cronaca e di critica che connatura il cd. giornalismo d’inchiesta.” 

A noi non occorre aggiungere altro se non rinviare alla prossima puntata.