Una telefonata tra un politico ed un indagato per mafia con oggetto una delibera sulla quale l’indagato ha rilevante interesse economico è suscettibile di legittima critica.

Si è conclusa così l’udienza davanti al Gip sulla querela del primo cittadino contro Matteo Iannitti di Catania Bene Comune e il giornalista Marco Benanti, il Giudice per le indagini preliminari Alessandro Ricciardolo si è riservato la decisione che potrebbe essere depositata anche stasera.

Ma intanto la vera notizia è che il pm Angelo Brucaletta ha rinnovato al Gip la sua richiesta di archiviazione del caso, smentendo di fatto, ancora una volta, la difesa del sindaco Bianco.

La vicenda risale al novembre 2015 quando Iannitti emana un comunicato politico ed il giornalista Marco Benanti lo pubblica. La Procura aveva chiesto l’archiviazione ma il primo cittadino, rappresentato dal legale Giovanni Grasso si era opposto.

Il pm in particolare, ha posto l’accento sui fatti che hanno riguardato la notizia che sono “veri e incontestati”. Quindi la giustizia penale non può contestare le opinioni politiche senza profili diffamatori che sono tutelate in quanto tali e non censurabili.

Prima ancora del pm, a parlare davanti al Gip erano stati l’avvocato di Bianco, Grasso, e i due legali della difesa, Pierpaolo Montalto per Iannitti e Fabio Cantarella per Benanti

Grasso ha insistito per l’imputazione coatta per entrambi poiché, pur riportando una telefonata intercettata tra Bianco e l’editore Ciancio Sanfilippo-intercettazione avvenuta nel corso delle indagini sul caso Ciancio accusato di concorso esterno in associazione mafiosa- Iannitti e Benanti, il primo emanando un comunicato sulla telefonata  e il secondo pubblicandola, hanno strumentalizzato una notizia accostando il primo cittadino alla mafia. Mentre, secondo quanto riferito dal suo difensore, il sindaco Bianco, ha da sempre lottato l’illegalità e quindi risulterebbe estraneo a quell’accostamento.

In alternativa, Grasso ha chiesto un surplus di indagini in particolare sentendo l’imprenditore Ciancio. Cosa che è stata contestata dai difensori di Iannitti e Benanti perché l’imprenditore è di parte e non potrebbe che assumere le difese del querelante Bianco.

Il difensore Montalto ha quindi letto in aula il testo dell’intercettazione della telefonata tra il sindaco Bianco e Mario Ciancio, sottolineando poi, insieme all’altro difensore Cantarella, come emerga una stretta confidenzialità tra Bianco e Ciancio, ai tempi indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Una telefonata che non lascia dubbi interpretativi e che, questo il dato più significativo, rivela come il futuro sindaco discutesse di una votazione consiliare con un indagato per mafia che su quella votazione aveva un interesse economico diretto.

Quindi nessun accostamento forzato. Inoltre hanno sottolineato i due legali, esiste un interesse pubblico sulla telefonata, tanto da far finire il caso in commissione antimafia dove lo stesso sindaco Bianco è stato sentito. La notizia dunque andava diffusa perché di interesse per la collettività.

Adesso la parola al Gip.