La qualità della vita è un parametro insindacabile, che si basa su diversi fattori tangibili.

Non vengono considerati elementi quali il clima, oppure la cucina, bensì solo dati oggettivi, che possiamo riassumere in questa lista qui di seguito:

 

  • istruzione
  • tenore di vita
  • ambiente
  • turismo
  • affari e lavoro
  • sicurezza
  • tempo libero
  • dimensione demografica

 

Per poter avere un’idea chiara di questa classifica speciale, prendiamo in considerazione una città come Roma, città eterna, città dell’amore di storia e di arte. Ebbene la nostra capitale, meta di milioni e milioni di visitatori da tutto il mondo, è solo al 76 esimo posto, nonostante ciò che offra sia sotto gli occhi di tutti. Va da sè che su tale classifica si possano evincere delle informazioni importanti, come ad esempio il divario Nord-Sud, che ora tocca non soltanto l’economia, ma anche la qualità della vita, facendosi beffe del celebre stile di vita del Sud, fatto di buona cucina, ritmi lenti e clima mite, ma evidentemente non basta.

 

La digitalizzazione, ad esempio, potrebbe essere un fattore indiretto di miglioramento netto della qualità della vita, basti pensare ai progressi che sono stati fatti nella domotica (per i servizi agli anziani) un esempio è la la catanese Vimar, oppure nell’intrattenimento (tanti i momenti di svago on line su app o navigando in internet, come il giocoNetBet Blackjacko il gaming virtuale) ed anche per ciò che concerne le opportunità lavorative.

 

Nessuna città della Sicilia nelle prime novanta

A confermare questo trend negativo sulle città del Sud, la classifica ci dice che nelle prime sessanta posizioni non c’è neanche una città da Roma in giù, la prima città sotto la capitale viene rappresentata da Cagliari, al 67 esimo posto, mentre la prima del “mezzogiorno” ad apparire in graduatoria è Potenza, al 69 esimo posto. Per incontrare un comune siciliano, dobbiamo addirittura arrivare alla posizione numero 93, dove troviamo Ragusa.

 

Poco, troppo poco per un Sud Italia che potrebbe offrire di più in termini di qualità della vita. Fra le cause maggiori di questa posizione negativa in questa speciale classifica, vi sono la disoccupazione e la mancanza di infrastrutture, oltre ad una minore attenzione all’ambiente riscontrabile tramite la presenza di polveri sottili nell’aria. Il dato particolarmente rilevante, se ci soffermiamo sul trend nazionale degli ultimi cinque anni, è vedere che le province in cui si vive bene, sono ora aumentate a 65, rispetto alle 53 del 2015 e sono tutte new entry del Nord, a conferma di un’involuzione al Sud Italia.

 

Il digitale potrebbe salvare il Sud e la Sicilia?

Ci sono anche delle note positive dalle quali ripartire e soprattutto dei trend esteri che potrebbero essere presi e rielaborati ad hoc. Qualcosa quindi sta cambiando anche nel Sud Italia: se prendiamo ad esempio la classifica delle città più pericolose, vediamo che la prima del Sud Italia ad apparire in classifica è Napoli al 17 esimo posto, mentre la prima in assoluto è rappresentata da Milano, protagonista in negativo di tanta delinquenza minorile e microcriminalità, il primo comune siciliano ad apparire in tale graduatoria è Catania, solo al 28 esimo posto, a palesare un netto miglioramento negli ultimi cinque anni.

 

Come dicevamo, nel nostro Sud potrebbero essere riproposti modelli virtuosi che hanno funzionato in nazioni estere come la Francia e l’Olanda per arrestare l’emigrazione giovanile. Si stanno muovendo in questa prospettiva tante aziende e colossi industriali, che cercano professionalità online e nei centri universitari, tale dinamica potrebbe favorire la permanenza di “cervelli” fino a qualche anno fa in fuga, ciò andrebbe a toccare positivamente tanti settori, compreso quello delle politiche sociali e dell’ambiente.

 

Come ha affermato Angelo Raciti, professore ingegnere dell’Università degli Studi di Catania, la tecnologia e la digitalizzazione hanno trasformato il 50% delle aziende del meridione e la costante collaborazione Università-Piccole e Medie Imprese, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’approccio alla nuova rivoluzione 4.0. Indubbiamente il futuro del Sud e dell’Italia intera passa dai giovani, vera e propria risorsa intellettuale della quale non si può fare più a meno, competenze tecniche e di alto livello sarebbero in grado, in pochi anni, di far fare un salto di qualità notevole al mezzogiorno italiano.