L’ultima speranza per i lavoratori del call center, che da mesi lottano con manifestazioni e proteste, era il tavolo tecnico a Palazzo Minoriti, che purtroppo non ha dato risoluzione positiva. Nessuno sembra interessato ad acquistare l’azienda che va verso il fallimento 

Era il 2005 quando nasceva una piccola realtà locale del comune di Paternò, che iniziò a pulsare nel pieno centro della cittadina e a dare un sospiro di sollievo a circa 50 unità lavorative e non solo del luogo. L’azienda si aggiudicò con grande orgoglio la nomina del più efficiente call center di eccellenza per il servizio del Numero verde Inps-Inail in Italia.

Di anni ne sono passati e quella piccola Azienda con la voglia e l’efficienza di ogni singolo dipendente ha fatto sì che divenisse ancor più grande. Il call center Qè oltre alla commessa Inps con la quale è nata, si è aggiudicata nel tempo Sky ed Enel, portando altri posti di lavoro. Da tempo però l’azienda lamenta criticità.

Dopo mesi senza stipendio, i dipendenti si trovano a dover affrontare ciò che mai nessuno vorrebbe vivere: il licenziamento. A seguito del cattivo esito di una riunione sulla vertenza in Prefettura, i lavoratori rischiano il loro posto. L’ultima loro speranza era il tavolo tecnico a Palazzo Minoriti, che purtroppo non ha dato risoluzione positiva. Nessuno sembra interessato ad acquistare l’azienda che si avvia quindi verso la definitiva chiusura lasciando a casa ben 575 persone. “L’unica società interessata all’acquisto è la DM Contact che però ci dice Anna Orifici (RSU della Fistel Cisl)- vorrebbe rilevare solo le due commesse Wind ed ENEL. In questo modo verrebbero salvati solo 80 dipendenti a fronte di oltre 500. Un vero e proprio buco nell’acqua.”

E’ tanto il dispiacere e la disperazione di chi in questi ultimi giorni vive l’angoscia di restare senza un lavoro. Anni di sacrifici e di speranza terminati in poco tempo. C’è chi non riesce a commentare, chi non si perde d’animo e sostiene che bisogna andare avanti nella lotta e chi prima di andare via scatta una foto alle postazioni PC vuote come non lo erano state mai.  

“La vicenda Qè– commenta Davide Foti, della Scl Cgil-  è apicale nel panorama “delinquenziale” che caratterizza questo settore delle telecomunicazioni, in cui operano imprenditori del Nord che scappano dopo aver lucrato il massimo possibile. Siamo davanti ad una vicenda che riguarda seicento famiglie ed è ovvio che la tensione sociale sia altissima. Da parte nostra siamo in campo a tutela dei lavoratori, per garantire il rispetto delle leggi e la continuità lavorativa. È essenziale- conclude Foti- aprire un tavolo al Ministero dello Sviluppo economico, ma è chiaro che le istituzioni locali non devono rimanere sorde dinanzi al alla drammatica vicenda che, oggi, riguarda seicento lavoratori”.

I lavoratori, appoggiati dalle sigle sindacali Cisl e Slc Cgil, non si arrendono e provano a far sentire la loro voce anche attraverso i social media. Su Facebook hanno già creato il gruppo aperto “Salviamo i lavoratori del Call center Qè” oltre ad aver annunciato sciopero ad oltranza.