Sudpress è venuto in possesso delle fatidiche 4 righe. Alla fine, con i libri già portati in tribunale per il “fallimento in continuità”, il provvedimento considerato “la madre di tutte le soluzioni” è arrivato: tutti i dipendenti che avevano beneficiato di aumenti salariali a partire dal 2009 se li sono visti revocare in quanto ritenuti illegittimi. Con il rischio concreto che dovranno anche restituire quanto sinora percepito. Sindacati sul piede di guerra soprattutto per la mancanza di garanzie sul futuro della società. 

Dopo mesi di chiacchiere, passerelle, imprudenti applausi e mirabolanti promesse pre elettorali arriva il primo provvedimento concreto che mira a cominciare a ricondurre ad un minimo di ragionevolezza quanto sta accadendo alla più importante società partecipata dalla Città Metropolitana di Catania.

Sono bastate appena 4 righe per sgombrare il campo ad uno dei macigni più pesanti gravanti sul bilancio aziendale.

Secondo alcune ricostruzioni tecniche, negli ultimi anni la gestione della Pubbliservizi era stata investita da una sorta di orgia di munificenza nei confronti di molti dei suoi dipendenti, con la concessione di promozioni, passaggi di categoria, indennità, superminimi e varie altre invenzioni che hanno portato a diventare insostenibile e del tutto incongruo il costo del personale.

Circostanza che, aggiunta all’esposizione debitoria verso fornitori ed alla contrazione delle disponibilità finanziarie del socio unico Città Metropolitana, ha condotto la società sull’orlo del fallimento al momento al vaglio dei magistrati catanesi.

Difficile comprendere perché c’è voluto tanto tempo per assumere una decisione che appariva scontata sin dall’inizio e lascia perplessi il fatto che sia arrivata all’indomani di una campagna elettorale e solo quando il socio unico ha smesso di essere sotto controllo politico.

Decisivo l’intervento del Commissario Cocina che sta provando a mettere le pezze ad una gestione disastrosa e parolaia di una crisi che è stata aggravata da un attendismo divenuto insostenibile e finalmente pare trovare risposta nell’azione dell’amministratore Ontario che ne ha accolto le indicazioni concrete.

Ieri sono intervenuti i sindacati UGL e CISL che hanno mostrato preoccupazione per le sorti della società, ma invero non hanno in alcun modo attaccato il provvedimento di revoca dei “superminimi”, segno che viene considerato ormai un atto dovuto.

La UGL ha piuttosto contestato la proposta di contratto di servizio formulata dalla Città Metropolitana, considerata non sufficiente a mantenere in piedi l’attività dell’azienda e che provocherebbe il licenziamento di almeno 200 lavoratori.

La CISL chiede invece la costituzione di “un gruppo di lavoro permanente alla Regione per approntare un piano strategico di recupero della Pubbliservizi e salvare la società e i lavoratori, in applicazione della “legge Madia” e della circolare 100/2017. “

Facendo ricorso alle previsioni della legge124/2015 ed alle ultime circolari esplicative di riforma delle partecipate, sarebbe infatti possibile prevedere la dichiarazione dello stato di crisi e contemporaneamente il rilancio della società, a patto che si provveda alla redazione di un piano aziendale di risanamento credibile.

Intanto, con la revoca degli aumenti stipendiali un primo passo importante è stato fatto e adesso è da attendere la reazione di chi si è ritrovato, con poche righe, ricondotto da un fantasmagorico ottavo livello ad un ben più modesto secondo.

E probabilmente dovrà anche restituire quanto percepito negli ultimi otto anni.

Resterà da capire come sia potuto accadere tutto questo e di chi siano le responsabilità.