Apriamo col segnalare, per correttezza, che la foto di copertina è un fermo immagine del video della lunga intervista: l’avvocato Maria Virginia Perazzoli non è tipo che si mette in posa e lo conferma con la decisione con la quale sta affrontando il delicatissimo incarico di provare a salvare la partecipata provinciale oggetto di scandalo e con in pancia il destino di 372 famiglie.

Di Pubbliservizi negli anni abbiamo scritto a fiumi: degli scandali, delle inchieste, degli arresti, dei timori per la sua sopravvivenza, delle passerelle di politicanti irresponsabili ed imbroglioni, degli applausi illusi ad ogni promessa farlocca, della gente sui tetti, delle mille follie di situazioni inverosimili.

Il rischio che saltasse in aria era altissimo, tanto che lo scorso luglio la sezione fallimentare bocciò la richiesta di concordato preventivo e nominò un curatore giudiziario, Laura Montana Trezza, che in breve tempo riuscì a comprendere i nodi maggiori dell’azienda e produrre una relazione che a scorrerla sembra di leggere un romanzo criminale.

Si tratta di una società nata negli anni ’80 come una sorta di ammortizzatore sociale, assorbendo i lavoratori di tutta una serie di cooperative formate spesso per iniziativa clientelare dei vari politici dell’epoca, imbottendola di personale senza alcuna selezione e spesso senza nessuna formazione, magari poi distaccata di fatto nelle faraoniche segreterie politiche.

Con l’ex Provincia a fare da stipendificio. Almeno sino a quando i sodi scorrevano a fiumi, poi il disastro.

La descrizione feroce di clientele, sprechi, abusi, totale mancanza di organizzazione convinse per paradosso la Sezione Fallimentare che aggredite queste follie, l’azienda avrebbe potuto svolgere i propri compiti che risultano servizio essenziale per la Città Metropolitana che ne è proprietaria, dando il via all’accesso alla Legge Prodi per il salvataggio delle grandi aziende.

La dr.ssa Montana Trezza annunciava nella sua relazione una cura da cavallo che prevedeva già allora l’abolizione di una serie di privilegi e quella stessa cassa integrazione oggi oggetto di qualche contestazione, ma ritenuta l’unica possibilità che, unita al maggiore impegno finanziario della proprietà, potrà garantire il risanamento dell’azienda.

A metà dicembre venne quindi nominato, come impone la legge, un nuovo commissario, stavolta non giudiziario ma governativo: l’avvocato romano Maria Virginia Perazzoli, una civilista di grande esperienza con più di 300 incarichi di curatore svolti in oltre 30 anni di carriera.

Insediata da poco più di un mese, il commissario ha già un quadro abbastanza chiaro della situazione e ci dice subito che “l’azienda non sta malissimo”. Affronta subito il tema oggetto di contestazione da parte di alcune sigle minori, la cassa integrazione. Si tratta di una misura non certo felice, ma ritenuta allo stato attuale l’unica applicabile per mantenere sostenibile il piano di risanamento, tanto da essere già prevista nel piano Trezza. Partita dal primo febbraio, è su base esclusivamente volontaria quella totale, mentre per gli altri consisterebbe in appena 15 giorni ogni 4 mesi. : “Ditemi qual’è il danno per i lavoratori?” :

Proprio la decisione di avviare la cassa integrazione è stata contestata dal sindacato autonomo Confali che ha occupato la sala conferenze della Città Metropolitana e addirittura presentato un esposto in Procura con l’accusa di non rispettare un presunto piano di risanamento approvato dal Tribunale Fallimentare. Sul punto il Commissario è durissimo: “Sono capre, di cosa parlano? Di quale piano? Non c’è nessun piano, quello di Trezza era prodromico e solo per attivare la procedura che ha portato al commissariamento ministeriale: non esiste più. Il mio ancora ancora si deve fare, non hanno ancora neanche nominato il Comitato di Sorveglianza che lo deve approvare. Ma di che parlano?” E ancora: “Qua c’è qualcuno a cui il fallimento dell’azienda non interessa, ma sono una,minoranza, una trentina. Io penso che agli altri 350 lavoratori il futuro dell’azienda interessi, e noi faremo quello che si deve fare per salvarli!”

Certo, permane il mistero della “Relazione Muscarà”, l’amministratore nominato dall’allora sindaco metropolitano Bianco e poi dimesso perché coinvolto in una vicenda giudiziaria di cui, per inciso, non si è più saputo nulla. Di questa fantomatica relazione, che sembrava contenere tutte le soluzioni, la “madre di tutte le relazioni”, tutti parlano ma nessuno l’ha mai vista:

Il nodo principale è aumentare la produttività dell’azienda, ottenendo una migliore formulazione dei contratti con il principale committente, la Città Metropolitana, ma anche nuove commesse esterne che possono raggiungere il 20% del fatturato e che vedono in fase avanzata interessanti trattative. Singolare che in passato i contratti venivano formulati in modo tale da non garantire neanche il pagamento del personale, risultando così in perdita sin dall’inizio:

Tra i problemi più spinosi, la gestione del personale. Il Commissario conferma che tutti i privilegi clientelari precedentemente concessi sono già stati azzerati e annuncia il ripristino delle indennità di servizio che giudica doverose:

Spiega poi per quale motivo non è possibile intaccare i livelli acquisiti dai lavoratori, anche quando apparentemente anch’essi clientelari: in molti casi si tratta di dipendenti acquisiti nella fase di costituzione della Pubbliservizi da varie cooperative presso cui ricoprivano quei livelli ed in ogni caso questi lavoratori sarebbero soggetto passivo dei benefici la cui responsabilità ricadrebbe esclusivamente su chi li ha concessi: “Sarebbero almeno 100 cause perse, un danno enorme e insopportabile per l’azienda, io non lo faccio!”

E proprio sulle azioni di responsabilità sui precedenti amministratori e revisori, l’avvocato Perazzoli è chiara: “Le faremo tutte, abbiamo tutto il tempo, ma è gente già condannata che si dichiara tranquilla perché nulla tenente, non è così che risolveremo i problemi.”

E a proposito di responsabilità, il Commissario conferma l’incredibile vicenda dei prestiti dei dipendenti addebitati nelle loro buste paga ma non rimborsati alle banche, una vera e propria appropriazione indebita che ha causato l’iscrizione nelle black list dei lavoratori: “È vero, è stato denunciato e i responsabili verranno condannati, da luglio sono ripresi i pagamenti alle finanziarie e rimborseremo tutto.”

Al commissario Perazzoli viene anche contestata una scarsa presenza in sede, che respinge con decisione: “Neanche rispondo, io ho passato in ufficio anche le festività e sto qui a lavorare sino alle dieci di sera. Forse non mi vedono perché sono loro a fare altro.”

In questo mese di difficile gestione alcuni miglioramenti pare già si vedano, a partire da una prudente fiducia da parte dei fornitori che ricominciano a concedere piccole dilazioni nei pagamenti, ma anche nella gestione del personale amministrativo “da troppo tempo senza una guida”:

In chiusura, i problemi restano ma è avviata una proficua collaborazione con la Città Metropolitana e si sta anche predisponendo il nuovo progetto organico del personale che punterà ad incrementare l’efficienza dei servizi: “Faremo quello che si deve fare!”

Quindi, in bocca al lupo a Pubbliservizi.