L’ormai famosa “proroga che non proroga niente” con la quale il quasi ex sindaco metropolitano (questo mercoledì dovrebbe decadere) Enzo Bianco annunciava trionfalmente, tra le ali di folla di lavoratori plaudenti (guarda il video), di aver “salvato” Pubbliservizi in realtà non è altro che un bizantino tentativo di scaricare su un povero dirigente tutta la responsabilità di un atto che in realtà non proroga niente e non salva nessuno. E riprendono i “sit in” e le proteste di sindacati e lavoratori che, come sempre, prima applaudono inneggianti a favor di cineoperatori e poi ricominciano a protestare. Fino al prossimo “tavolo”.Il comunicato del Portavoce della Città Metropolitana dello scorso 26 settembre cominciava proprio così: “Il sindaco della Città Metropolitana lo ha reso noto ai lavoratori, che lo hanno lungamente applaudito, al termine dell’incontro convocato nel Palazzo Minoriti Silvana Riccio per evitare il fallimento dell’azienda. “Salverò Pubbliservizi così come ho fatto al Comune con Catania Multiservizi.”

Proprio così: “Lungamente applaudito”, ed è vero.

Ma come il quasi ex sindaco metropolitano Enzo Bianco avrebbe salvato la Pubbliservizi?

Con il decreto 220 del 27 settembre.

Dove si legge che Bianco decreta di: “Dare mandato al Dirigente del Servizio Appalti di predisporre gli atti per la proroga per mesi tre (dal 01/10/2017 al 31/12/2017) dell’affidamento alla Pubbliservizi S.p.A dei servizi di facilities-management, secondo un apposito Piano industriale che – considerate le risorse messe a disposizione dall’Ente per l’esercizio in corso, pari complessivamente a 854.000,00 euro mensili – dovrà, al minimo:

– assicurare i servizi strumentali dell’Ente, sulla base di quanto concordato con i Direttori tecnici dei servizi;

dar conto della sostenibilità finanziaria e della convenienza economica del mantenimento della gestione in house dei servizi rispetto al ricorso al mercato; 

– ridurre i costi di funzionamento;

ridurre il costo del personale, attraverso una rimodulazione degli oneri contrattuali;

– essere condiviso dalle OO.SS. dei lavoratori.”

Inoltre il dirigente incaricato dovrà “predisporre gli atti” in modo tale da “giungere ad un contratto di servizio di tre anni che preveda apposita clausola contrattuale legata alla sostenibilità finanziaria dell’Ente”, quindi molto più che subordinata, anche perché tutti sanno quanto sia disastrosa questa “sostenibilità”. 

In pratica, non c’è traccia di  una vera e propria proroga, ma solo un indirizzo dato ad un povero dirigente che dovrà assumersi tutte le responsabilità.

Ed infatti non risulta ancora pubblicato alcun impegno di spesa relativo a questa proroga.

Ma l’importante, come sempre, sono gli applausi e chi se ne bea. Irresponsabilmente. Insulsamente.

Il decreto di “proroga” del contratto Pubbliservizi