Seppur con comodo e in netto ritardo, il governo Crocetta ha promulgato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, la legge regionale n.17 dell’11 agosto scorso che di fatto ripristina le ex province stabilendo il ritorno alle elezioni dirette dei suoi organi, sindaco metropolitano in testa. La prima conseguenza è che sino alle prossime elezioni torneranno i commissari regionali mentre perderanno, a decorrere dal 15 settembre, il potere praticamente assoluto sinora esercitato, i sindaci dei capoluoghi di Palermo, Catania e Messina

In particolare, per quanto riguarda la città metropolitana di Catania decadono con il sindaco i sui incaricati fiduciari e cioè il portavoce metropolitano Giovanni Iozzia e l’esperto Nello Catalano, nominato appena poche settimane fa con oltre tremila euro al mese di “onorato” onorario mentre Iozzia ne prendeva quasi quattromila.

Nei giorni scorsi, quasi a voler platealmente manifestare il rifiuto per la legge, il sindaco Bianco e prima di lui il suo collega palermitano Orlando, avevano indetto le elezioni di secondo grado, vale a dire quelle che fino a oggi gli avrebbero consentito di portare alle urne, per l’elezione di sindaco e consiglieri metropolitani, soltanto i consiglieri e i sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana.

Un chiaro segnale di gelo e di nervosismo nei confronti dell’Ars, anche perché i sindaci metropolitani hanno fino adesso gestito gli enti come fossero stati dei commissari, operando scelte anche più che discutibili e facendo uso del denaro pubblico senza che ci fosse stato un organismo in grado di controllarli e di bloccare le loro scellerate decisioni. Quindi in totale autonomia e senza alcuno stop. Perdere quindi questo “privilegio” deve sembrare davvero scomodo.

Tra le decisioni prese diciamo in solitario dal sindaco Bianco che, secondo i bene informati ha presenziato ben poco a Palazzo, ci sono anche , oltre a quelle dei consulenti appunto e tanto per fare un altro esempio, quelle relative all’affitto di scuole private per darle ai licei a corto di aule. Eclatanti i casi dell’ormai ex istituto Leonardo Da Vinci e del San Filippo Neri, presi in locazione a suon di centinaia di migliaia di euro  all’anno piuttosto che spendere molto meno per ristrutturare altre scuole pubbliche dismesse per farle rimanere nel patrimonio collettivo. Con un aggravio notevole per le casse già precarie dell’ente e un aumento dei fitti passivi. Ma tant’è.

Adesso si attende solo l’arrivo dei commissari straordinari nominati dal Governo Crocetta.