Desy è una giovane mamma, tra i disagiati della cattedrale che prima dell’occupazione viveva a casa della suocera con altre 11 persone. Attualmente Desy ha dovuto momentaneamente lasciare i compagni di “protesta” per andare al reparto pneumologia del Policlinico ad assistere la sua bimba gravemente malata. L’Amministrazione Bianco si dice disponibile a trovare una soluzione di emergenza per le persone realmente più bisognose. Ma qual è la soglia in Italia da superare per essere considerati appunto “bisognosi”?

Desy racconta la sua storia a Sudpress.

“Sono sempre stata una ragazza forte nonostante la vita mi abbia messa a dura prova -dice-. Non ho mai avuto una vita facile, per niente. Sono cresciuta con i nonni perché mia madre ha sempre lavorato per me. Mio padre c’è ma è come se non esistesse. Mi ha abbandonata quando ancora ero nel grembo di mia madre, non porto manco il suo cognome…”.

“Avevo sei anni quando ho iniziato ad occuparmi dei miei nonni malati -prosegue- sono sempre rimasta li a curarli, mio nonno era diabetico ed inoltre aveva la cancrena, gli avevano già rimosso una gamba, era anche cieco, stava in una sedia a rotelle. Mia nonna invece era in sovrappeso ed era cardiopatica, aveva avuto già ben due infarti. Ero combattuta tra la scuola e i miei nonni, appena finivo andavo a casa pulivo e mi occupavo di loro.

Poi sono venuti a mancare prima mio nonno e a distanza di quattro anni mi è venuta a mancare pure mia nonna. Mi è mancata la terra sotto i piedi”.

“Ho abbandonato le superiori al terzo anno di scuola per diventare estetista -spiega- e sono andata a lavorare. Ho lavorato in un salone di bellezza per cinque anni e mezzo. Non prendevo molto, 80 euro a settimana, ma li gestivo lo stesso.

Poi ho conosciuto mio marito, dopo quattro anni insieme è nata la nostra bambina. Non è stata una gravidanza facile e né tanto meno il parto perché ho rischiato molto per metterla alla luce… Al secondo giorno di vita ci siamo accorti che c’era qualcosa che non andava nella mia piccola, che era cianotica.

Da lì sono sorti tutti i problemi, abbiamo scoperto che non poteva mangiare determinate cose perché era allergica al latte, cosa che le ha scatenato un anafilassi, è anche allergica a uovo glutine e avena”.

Desy continua a raccontare. “Poi è venuto alla luce il problema che la bambina era nata con i polmoni deboli tra cui il destro che si chiude e respira solo con l’altro. Hanno visto che ha il pectus excavatum, una anomalia congenita della gabbia toracica. Soffre di infezioni respiratorie e sopratutto di broncospasmi acuti che le portano la chiusura delle vie respiratorie.

La bimba ogni 15 giorni è ricoverata perché si chiude, anche i medici si stanno trovando in difficoltà. È soggetta a prendere infezioni e risulta allergica alla muffa e agli acari della polvere e a diversi tipi di piante. È seguita al Policlinico, reparto di bronco-pneumologia, da ben quattro primari”.

“Ho provato a fare richiesta per avere la legge 104 (per l’assistenza alle persone disabili ndr) ma mi è stato detto che non era possibile che gliela davano perché per legge la bambina deve avere una bombola ad ossigeno al fianco, cioè mi è stato detto che la danno solo a chi è davvero al limite. Non sapendo che già mia figlia al limite una volta c’è già arrivata. Dio solo sa ciò che ho provato in quel momento!

Mia figlia non può stare in una casa con undici persone perché si becca di tutto! Dovrebbe stare in un ambiente più sicuro per lei. Pago tutte le spese mediche, persino l’allergologo. L’esenzione copre solo pochi medicinali che prende e anche se mio marito lavora, non basta il suo solo stipendio per avere la possibilità di affittare una casa perché le cure della bambina vengono prima di tutto”.

Quindi, indignata, Desy precisa. “Sono una giovane mamma di 23 anni e se sto protestando è solo per la mia bimba e non mollerò perché è giusto che mia figlia come le altre persone in cattedrale abbia un suo alloggio. Qui nessuno gioca a inventarsi le cose perché non si gioca sulla vita di una bambina.

Ci hanno dato dei bugiardi, ci hanno detto che stiamo tutti bene, ma se era così eravamo in cattedrale? Non credo proprio. Ognuno ha i suoi problemi e non credo che avremmo avuto questo sfacinnamento di stare lì se avessimo avuto dove andare.

Vorrei dire a tutta questa gente che ci critica di stare lì con noi per toccare con le mani questo nostro dolore e spero che il nostro grido d’ aiuto arrivi anche a Papa Francesco!”

Due giorni fa in giro per le periferie di Catania non c’è stato il Papa bensì il Presidente Mattarella, che il sindaco Bianco ha fortemente voluto a Librino, perché, come ha avuto il coraggio di dire il primo cittadino, “è nelle periferie – in quartieri come Librino, San Giorgio, San Giovanni Galermo, Nesima, Monte Po, solo per citarne alcuni – che si gioca il futuro della nostra città e dei nostri giovani”.

Già, giovani come Desy.