Sentito l’imprenditore, costituitosi parte civile, Antoine Ardu e due imputati che patteggiarono la pena per intestazione fittizia di beni

Deposizioni poco lineari, accesi controesami  e imputati che reclamano la parola per interrogare i propri accusatori, sono questi i motivi conduttori che hanno caratterizzato l’ultima udienza del processo Iblis sui presunti rapporti tra mafia, imprenditori e mondo politico. Il processo che si svolge in sede ordinaria presso il penitenziario di Bicocca, alla periferia di Catania,  ha preso il via dopo il blitz dei ROS dei Carabinieri del novembre 2010, quando venne letteralmente smantellata una costola di Cosa Nostra siciliana legata alla famiglia Santapaola-Ercolano. A prendere la parola in aula è stato Antoine Ardu, imprenditore con origini franco-belghe ma trapiantato a Castel di Iudica.
 

L’uomo nel processo si è costituito parte civile, contro il presunto boss di Cosa Nostra e imputato Vincenzo Aiello, il suo fidato braccio destro Antonino Bergamo (ndr. già condannato nel rito abbreviato per associazione mafiosa) e l’altro imputato Carmelo Finocchiaro.
 

Ardu in qualità di imprenditore operante nel settore delle perforazioni, racconta di un lavoro in Via Milanetto a Gravina di Catania nel periodo compreso tra il 2007 e il 2008 “Nel cantiere sotto lo scavatore trovai una tanica di benzina e della sterpaglia, dello zucchero in un serbatoio” il motivo di queste presunte intimidazioni, almeno in un primo momento, vengono ricondotte “a quel gran via vai di tossicodipendenti che stazionavano nella zona”.

Il 21 settembre del 2007, l’imprenditore incontra in località “Sferro” nei pressi di Paternò (CT) a pochi chilometri da Catania, Aiello, Bergamo e Finocchiaro.

Il Pm Agata Santonocito durante l’esame del teste si sofferma su alcuni punti, ritenuti poco chiari “perché Aiello le disse “vedi che ti stanno cercando a Gravina (ndr. sito in cui vie era il cantiere) che hai fatto?””. Il magistrato, rispolvera l’intercettazione ambientale di quella giornata in cui proprio Aiello rivolgendosi ad Ardu afferma: “non passiare cu mia ma spirugghiu iu (ndr. non passeggiare con me, ci penso io). Poco chiari sono i termini, secondo l’accusa, di questo interessamento da parte di Aiello.
 

Tra mille interruzioni, durante il controesame, Ardu racconta un altro particolare “Un mese dopo questo incontro, venne Bergamo nella mia casa e mi chiese un “messa apposto” per il cantiere di Gravina del 2%”.
L’imprenditore racconta di aver respinto la richiesta minacciando denuncia, cosa che però non avvenne mai formalmente “l’avrei fatto se si sarebbe riproposta la richiesta”. Caso volle, stando al racconto dell’imprenditore, che la sua strada e quella del presunto estortore si incrociarono nuovamente “lo rivisti al bar (ndr. di proprietà di Bergamo in località Sferro) – afferma Ardu – per qualche caffè ma lui teneva gli occhi bassi”. I motivi di questo atteggiamento sommesso, nonostante la “curiosità” del Pm, non vengono chiariti dal diretto interessato, nonostante proprio Bergamo in sede di giudizio abbreviato sia stato assolto dal reato di estorsione.
 

Durante l’udienza ad essere sentiti sono stati anche Alessandro Roccella e Pietro Guglielmino, entrambi impegnati nel settore della commercializzazione dell’ortofrutta e con in comune un patteggiamento in sede di udienza preliminare per intestazione fittizia di beni.
 

Più articolata l’audizione di Elenio Arcifa, pilota di elicotteri ed ex ufficiale dell’esercito impegnato come imprenditore in medio-oriente nel settore del commercio internazionale e del disbrigo pratiche. Arcifa racconta dei legami lavorativi con Mariano Incarbone, imprenditore condannato nel rito abbreviato, per alcuni lavori in Libia e di un viaggio con Alfio Aiello (ndr fratello di Vincenzo e già condannato in abbreviato) e Carmelo Finocchiaro per l’interessamento dei due all’acquisto di un'azienda di commercializzazione di pesche. Domande finali anche su Raffaele Lombardo. “Lei lo conosce? – chiede il Pm Santonocito – perché vi era il nome della segreteria nella sua rubrica?”.

Arcifa sintetizza la sua risposta: “venivo chiamato quando vi erano cose politiche, manifestazioni ma non sono mai andato ne ma l’ho conosciuto”.
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA NOTA DEL TESTE ELENIO ARCIFA
 

 

Il sig. Finocchiaro non e mai stato interessato all'azienda di pesche, e non si e mai recato con il Sig. Alfio Aiello  in Tunisia, ma il viaggio a cui fate riferimento dell'azzienda delle pesche è stato effettuato con il Sig. Alfio Aiello, e il Sig. Alessandro Roccella.
 
Viceversa il Sig. Finocchiaro e il Sig. Incarbone erano interessati a eventuali lavori di costruzione nel territorio Libico.
 
Per quanto Riguarda Il sig. Lombardo, confermo la ricezione di qualche telefonata da parte della segreteria, inquanto la persona chiamante è un conoscente della mio paese, ma io non ho mai avuto ne il tempo ne la voglia di frequentare ambienti politici.
 
Spero che il mio chiarimento sia stato utile, a finché possa essere rettificato l'articolo indicato.
 
certo del Vostro operato, e della qualità di informazione che Vi distingue da anni, colgo l'occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
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Sentito l’imprenditore, costituitosi parte civile, Antoine Ardu e due imputati che patteggiarono la pena per intestazione fittizia di beni -All’interno: Arcifa “Chiarisco un errore”
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DDL