Pubblichiamo la replica del Sindaco di San Giovanni la Punta, Antonino Bellia all’articolo pubblicato da Sudpress “Servizio per ragazzi disabili dimezzato, interviene il tribunale ma il comune non ottempera”, l’11 aprile scorso. E, a seguire, la controreplica dell’avvocato Enrico Orsolini, legale dei genitori di un minore disabile che hanno denunciato la situazione al Tribunale di Catania

Il caso di San Giovanni La Punta riguardo la riduzione di ore del servizio ASACOM, rivolto agli alunni disabili, ha suscitato non poco rumore: ecco la replica del sindaco del comune puntese, inviataci dal suo portavoce, seguita dalla risposta del presidente dell’associazione “Autismo oltre”.

 

“L’assistenza all’autonomia ed alla comunicazione è un servizio volto ad impedire la cronicizzazione delle situazioni di dipendenza ed isolamento sociale in ambito scolastico -scrive il sindaco Bellia-. Tale servizio viene attuato tramite progetti educativi individualizzati mirati alla realizzazione dei principi di uguaglianza, universalità, non discriminazione, libera partecipazione, coerenza, efficienza ed efficacia.

Il Comune di San Giovanni La Punta è stato fra i primi dell’area metropolitana a valorizzare l’importanza di questo servizio. La sensibilità e l’attenzione nei confronti della disabilità da sempre è stata massima. Parallelamente ai servizi istituzionali il comune ha realizzato tanti progetti rivolti ai ragazzi disabili quali: ippoterapia e pet terapy nelle scuole per migliorare la qualità di vita dei disabili, prevenire e rimuovere le causa di esclusioni sociali e quale sostegno alle famiglie. Tra questi anche il progetto ABA (Analisi Comportamentale Applicata) per la creazione di un linguaggio condiviso fra operatori specialisti, cooperative e famiglie per sviluppare programmi finalizzati ad aumentare le capacità comunicative.

Premesso ciò, tengo a precisare che il comune, tramite l’apposito ufficio, negli anni precedenti ha erogato il servizio con un numero superiore di ore perché gli utenti erano pochi. Nel corso dell’ultimo anno, a fronte di una programmazione effettuata su una richiesta iniziale di circa 6 famiglie, se ne sono aggiunte altre fino ad arrivare a un totale di 16 nuclei assistiti.

Negli incontri avvenuti fra novembre e dicembre tra amministrazione comunale, ufficio Servizi sociali e le famiglie, alla presenza di personale medico della neuropsichiatria infantile dell’Asp, è stata evidenziata tale difficoltà, spiegando di trovarci quindi impossibilitati a mantenere lo stesso numero di ore. In quell’occasione abbiamo chiesto di poter erogare un minimo di ore distribuito tra tutti i ragazzi disabili.

Fra l’altro, nel sondaggio di democrazia partecipata, in uno dei cinque interventi propositivi sottoposti alla cittadinanza, personalmente ho chiesto che venisse inserito il servizio in favore degli studenti diversamente abili al fine di migliorare le attività di assistenza e integrazione nell’ambito scolastico.  Dall’esito del sondaggio ha prevalso tra i cittadini la scelta di utilizzare le somme in favore di interventi per la disabilità.

Dal mese di gennaio le ore sono state ripartite equamente alle 16 famiglie del territorio richiedenti il servizio per un totale di 13 ore ciascuno. In quell’occasione ho preso a cuore l’importanza dell’intervento nei confronti dei minori impegnandomi ad incrementare il capitolo in bilancio con 140 mila euro, cosa che è stata fatta, per poter assicurare nel prossimo anno scolastico le ore previste nei PAP (Piani Assistenziali Personalizzati) che verranno redatti dal gruppo di lavoro operativo composto da Enti Locali, ASP, scuola e famiglie.

In sintesi, il merito non va sicuramente all’associazione guidata da Enrico Orsolini se il Comune ha erogato più ore, bensì da una ferma volontà politica di erogare servizi alle fasce più deboli.
Si puntualizza inoltre che il servizio già in atto, è stato integrato con le ore previste nell’ordinanza del tribunale da martedì 11 aprile (giorno della pubblicazione dell’articolo) e quindi nessun pregiudizio viene arrecato all’attività assistenziale e risulta quindi priva di fondamento qualsiasi ipotesi di discriminazione operata nei confronti dei soggetti disabili”, conclude la nota del sindaco.


 

“Da parte del Comune di San Giovanni La Punta viene fatta un po di confusione nella nota in replica all’articolo di Sud Press .scrive l’avvocato Orsolini-. Ciò che temo maggiormente è che la stessa confusione influisca ed influirà sulla gestione dei Servizi Sociali verso i soggetti disabili del territorio di competenza.

Precisando che nessuno ha messo in discussione quanto sin qui fatto con buona volontà e disponibilità dal Sindaco, ciò che era a fondamento della intervista resa a Barbara Corbellini, era ed è una vicenda specifica e dettagliata avente ad oggetto un alunno di minore età residente in Comune di San Giovanni La Punta.

Questa la storia: il piccolo A. è un alunno con diagnosi di spettro autistico. Negli anni precedenti, il Comune di San Giovanni La Punta, in ossequio al suo P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato) redatto dal Gruppo H della scuola di appartenenza, ha assegnato 25 ore di ASACOM. Quest’anno 2016/17 invece, come confermato dallo stesso Comune, non è stato assicurato sin dall’inizio dell’anno scolastico lo stesso numero di ore.

La famiglia non ha inteso accettare una compressione dei diritti del proprio figlio e ha fatto ricorso ex art. 700 c.p.c. (V. Doc. 1) depositato il 18.11.2016 e notificato il 21.12.2016. Avvalendosi e denunciando la violazione delle normative antidiscriminazione dei soggetti disabili di cui alla L. 67/2006, ha richiesto l’intervento della Giustizia ordinaria che ha fissato e trattato il giudizio nelle udienze dei giorni 09 e 16 gennaio 2017.

Per inciso, va sottolineato che il ricorso è stato notificato prima dell’aumento del numero di ore da 8 a 12, al quale fa espresso riferimento il Comune di San Giovanni La Punta, che quindi è “casualmente” (o forse è meglio dire, causalmente) successivo alla notifica del ricorso e comunque avutosi solamente al rientro dalle festività natalizie, quindi dopo ben tre mesi di scuola!!

Il Comune di San Giovanni La Punta, in evidente disinteresse della posizione specifica, solamente in data 20.01.2017 (V. Doc. 2) ha dato incarico a un professionista di costituirsi nel giudizio, il quale ha potuto solamente tentare di richiedere una remissione in termini (V. Doc. 3) senza ottenerla, mancandone i presupposti.

Quindi il Tribunale di Catania, con ordinanza ex art. 700 c.p.c. emessa in data 08.02.2017 e notificata al comune stesso il 20.02.2017, ha ordinato la cessazione della condotta discriminatoria e la concessione di 25 ore settimanali di ASACOM in favore del piccolo A. (V. doc. 4).

Ancora una volta il comune puntese ha mostrato ampio e completo disinteresse verso la specifica questione, tanto che nessuno dei dirigenti preposti agli uffici competenti si sono premurati di contattare il sottoscritto, avvocato Enrico Orsolini, e nemmeno di disporre TEMPESTIVAMENTE in conseguenza di quanto ordinato dal Tribunale di Catania.

I genitori del piccolo A., trascorso un mese di assoluto silenzio da parte del Comune non hanno ricevuto alcuna attribuzione in favore del figlio. Così, stanchi di aspettare, con istanza depositata al Tribunale in data 20.03.2017 e notificata al comune in questione in data 06.04.2017, hanno richiesto la determinazione delle modalità di adempimento della ordinanza antidiscriminazione già ottenuta e l’emissione di apposita misura di coercizione indiretta in caso di mancato spontaneo adempimento.

Nel contempo la famiglia ha richiesto al magistrato decidente la valutazione della trasmissione degli atti relativi alla specifica questione alla Magistratura Penale, per la valutazione della sussistenza di fattispecie di commessi reati ex art. 388 c.p., nonché alla Magistratura Contabile per la verifica di esistenza di procurato danno erariale (V. doc. 5).

Anche in questo caso “casualmente” (o forse è meglio dire, causalmente), solo dopo la notifica di quest’ultima istanza, il Comune di San Giovanni La Punta, ha disposto di ottemperare all’ordine del Giudice, attraverso la disposizione dirigenziale in data 07.04.2017 (V. doc. 6).

Con ciò si è autorizzato la Cooperativa, fornitrice del servizio, all’aumento del numero di ore settimanali di ASACOM in favore del piccolo alunno, notizia quest’ultima appresa dalla famiglia del piccolo solo attraverso la cooperativa fornitrice del servizio perché il Comune, ancora una volta, non si è preoccupato di comunicarla né alla stessa famiglia e tanto meno al legale.

Va poi precisato che all’udienza del 12.04.2017, il Comune di San Giovanni La Punta non si è presentato, ma che correttamente i ricorrenti hanno dato notizia al Giudice dell’attivazione del servizio seppur insistendo comunque nelle altre istanze già formulate: a tal proposito il Giudice ha riservato ordinanza che non è stata ad oggi sciolta e della quale si darà comunicazione.

Sono i fatti documentati che parlano chiari: nessuna falsità e/o incompletezza!

La giustificazione del Sindaco fa espresso e sostanziale riferimento alla carenza di fondi sufficienti a far fronte a tutte le richieste e ciò in evidente violazione delle norme vigenti costituzionali, ordinarie, regionali ed anche dei presupposti ed obblighi istituzionali di riferimento, e fors’anche nel disprezzo (speriamo non consapevole) delle numerose sentenze emesse dalla Corte Costituzionale (S. n. 215/87, 80/10 e 275/16), dalla Corte di Cassazione (S. n. 25011/14), dal Consiglio di Stato (S. n. 5194.12), dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, dai Tar (Palermo 2467.14 e 1665.15, Lazio 5913/14).

Ciò che emerge dalla questione e viene appreso con grave disappunto, è che il Comune di San Giovanni La Punta, nella gestione dei servizi sociali appare in grande confusione nella applicazione delle norme di riferimento.

Il servizio ASACOM «non rientra nel sistema integrato di interventi e servizi sociali (per i quali l’art. 6, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328 pone in via immediata il limite delle risorse disponibili), ma piuttosto si inserisce, nel quadro delineato dalle norme passate in rassegna, tra le misure di supporto all’istruzione in funzione di garanzia del diritto allo studio e all’integrazione scolastica del soggetto disabile garantiti in primo luogo dall’art. 34 della Costituzione (Tar Lazio 5913/14)».

Ed i fondi da essi rinvenienti e trasferiti (V. all. 1, 2, 3 e 4), non possono essere utilizzati ai fini della gestione del servizio ASACOM in quanto attività di supporto all’istruzione ed in quanto tale nettamente distinta dagli interventi assistenziali finanziabili con i fondi attribuiti ai comuni con il F.N.P.S.

Non ci sono e non ci saranno P.A.P. da redigere perché essi fanno seguito solamente ad una richiesta formulata dal disabile e/o dalla sua famiglia ai sensi dell’art. 14 della L. 328/00. L’ASACOM viene disposto dal Gruppo di Lavoro Handicap costituito all’interno della scuola di frequenza del minore che determina le esigenze del minore stesso in quanto studente attraverso la predisposizione e progettazione educativa individualizzata trasfusa nel P.E.I./P.E.P., che quando disposto e determinato, non lascia alla P.A. alcun margine di discrezionalità (V. Cass. n. 25011/14 e C.d.S. 5194.12).

Si rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e/o confronto anche pubblico”.

Avv. Enrico A. Orsolini