Le indagini portate avanti da “Dataroom” di Milena Gabanelli parlano chiaro: siamo ad un passo dal recond negativo. Difatti, sui 103 Pronto Soccorso fuori norma in Italia, la nostra regione ne possiede ben 23; peggio di noi, sorprendentemente, solo l’incensata Lombardia con 24. Ad essere violato è il decreto ministeriale numero 70, riguardante la mole di lavoro giornaliero delle strutture ospedaliere. Cerchiamo di capirci qualcosa in più, e di fare doverosamente dei nomi…

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I pronto soccorso che lavorano di più garantiscono anche un servizio migliore, almeno nelle grandi città. Quanto appena detto non è un’opinione, ma una verità scientificamente comprovata. Difatti la correlazione tra mole di lavoro e qualità del servizio è stata dimostrata da numerosi studi scientifici, e una volta stabilita la sua validità, questa condizione è stata legittimata e tutelata dal decreto del 2015 a firma Beatrice Lorenzin.

“I pronto Soccorso devono avere almeno 54 pazienti al giorno in media“, questo il succo della disposizione voluta dall’allora ministro della Salute. Ma quante strutture ospedaliere italiane lo rispettano effettivamente? Secondo lo studio di Dataroom, sui 635 Pronto Soccorso italiani ben 103 non rispettano tale norma di legge.

E in Sicilia? Su 62 strutture ospedaliere preposte, ben 23 non rispettano tale decreto. In percentuale stiamo parlando del 37% di “illegalità”, veniamo superati solo dal “bel” 50% “tondo tondo” della Sardegna.

Semplicisticamente forse verrebbe da dire: “E che male c’è? Meglio, si vede che non stiamo male e non abbiamo bisogno di andare al pronto soccorso”. No, non è così semplice. Purtroppo le persone che ogni giorno hanno bisogno di cure mediche immediate ci sono eccome, non si tratta di questo, ma il problema riguarda la ripartizione e la “densità” con cui sono distribuite le strutture ospedaliere di primo soccorso sul territorio.

Se il ragionamento fosse così facile e immediato sicuramente staremmo tutti gioendo di questa notizia, e invece no. Invece ci troviamo faccia a faccia con situazioni come quella di Scicli, dove se si chiama il centralino ci si sente dire: “È rimasto un punto di primo intervento, se ha qualcosa di grave vada altrove“. Tutto questo dall’alto delle loro 11 visite giornaliere sulle 54 previste; bel modo di utilizzare le risorse pubbliche.

Dopo aver parlato di realtà degradanti come quella relativa alla Guardia Medica inagibile di Misterbianco, questo è sicuramente un altro tassello negativo che va ad aggiungersi a tutte le altre criticità della nostra regione.