I 50 dipendenti, che si occupavano della distribuzione dell’acqua alle aziende agricole, non svolgeranno più  il servizio e l’agricoltura della Sicilia orientale è sempre più compromessa da una rete idrica colabrodo e da servizi che non completeranno questa stagione irrigua. Maurizio Grosso, segretario generale del Sifus Confali: “Bisogna che la Regione dia delle risposte ben precise agli agricoltori che hanno subito numerosi danni a causa della rete irrigua logorata e, oggi, della mancata erogazione dell’acqua perché i 50 dipendenti che se ne occupavano sono stati licenziati. Presenteremo un esposto in procura!”

La Piana di Catania si trova in un momento in cui è vittima della siccità che l’ha messa in ginocchio e il Consorzio di Bonifica ha pensato di tagliare ben 50 risorse. La stagione irrigua ancora non è finita e quest’azione rischia di condannare l’agricoltura a tempi davvero duri. La Sifus Confali chiede che i lavoratori vengano immediatamente reinseriti a lavoro per completare il periodo.
Maurizio Grosso, segretario del sindacato, ha spiegato la situazione e i danni a cui il Consorzio avrebbe condannato gli agricoltori.

Le risorse ci sono e devono essere utilizzate ora perché l’emergenza è in corso –esordisce Grosso- A causa della siccità gli agricoltori della Piana di Catania hanno bisogno di questi lavoratori specializzati per ricevere l’acqua fino al completamento della stagione irrigua”.

“La regione ha congelato delle risorse finanziarie da utilizzare solo per la fine di novembre, guarda caso sotto campagna elettorale -continua il segretario Sifus Confali- Invece bisogna usarle ora. Inoltre è importante che faccia una ricognizione delle risorse che sono rimaste disponibili a seguito dei risparmi su alcuni lavoratori, 7 in particolare, che quest’anno non si sono presentati. Dall’assenza di questi  7 sette operai  si ricaverebbero circa 600 giornate lavorative dalle quali si recupererebbero ulteriori 15 giorni per questi lavoratori licenziati oggi. Queste 15 giornate, oltre quelle previste per novembre, se utilizzate ora basterebbero per completare la stagione irrigua, dunque perché non farlo?”.

“Ci stiamo rivolgendo alla prefettura perché non abbiamo trovato riscontro da parte degli organi preposti  –dichiara Ernesto Abate, segretario regionale Sifus Confali- È ridicolo pensare di lasciare il personale operaio a casa. Tutto questo si sta rivelando un’azione mirata alla campagna elettorale e non un’azione funzionale alla salvaguardia dell’agricoltura che subisce solo danni”.

I  lavori di manutenzione non sono stati fatti –conclude Abate- pertanto con una rete colabrodo le esigue quantità di acqua disponibili negli invasi invece di essere distribuite agli utenti a mano a mano si sono perse nel terreno. Con il personale specializzato a casa non si possono garantire i lavori di manutenzione che in questo periodo richiederebbero la chiusura del servizio: se si dovesse verificare una rottura di una parte dell’impianto, per sistemarla bisogna togliere l’acqua. Ma questo è impensabile. Basterebbe in teoria attendere il 15 di agosto quando si chiude il servizio idrico per carenza di acqua e a quel punto si potrebbero fare i lavori di manutenzione, ma come si fanno se il personale operaio è a casa?”

Dunque una situazione davvero ingarbugliata quella del consorzio che tra una rete dissestata e l’acqua che non viene erogata agli agricoltori, perché l’ente taglia le risorse umane che se occupano prima della fine della stagione irrigua, ancora una volta dimostra di condannare l’agricoltura siciliana allo sfacelo.