Era stato annunciato come uno degli scioperi in assoluto più eclatanti degli ultimi tempi, data la situazione finanziaria delle città metropolitane in tutta Italia, che ha investito tutti i dipendenti, facendo collassare anche i servizi essenziali, a Catania vedi la vicenda Pubbliservizi. Le sigle sindacali avevano previsto una gran partecipazione anche a Catania dei lavoratori davanti la prefettura, ed invece la presenza in massa era solo dei sindacalisti, pronti a farsi intervistare e a scattare foto, ma dei lavoratori praticamente nessuno

“Una totale mancanza di adesione, in virtù di una assoluta disillusione per quanto fatto e non ottenuto finora”. Questo il lapidario commento dell’unico forse dipendente della Città Metropolitana, venuto a dare una semplice occhiata, a quella che doveva essere la protesta per la svolta, in concomitanza con quella che si svolge in ambito nazionale, Roma in primis.

“Da ciò che sappiamo noi dipendenti, il prelievo fiscale per la Città Metropolitana è solo quest’anno di 65 milioni di euro. Questo porterà di certo l’ente al dissesto, con il personale senza stipendio e la cittadinanza senza servizi, nemmeno quelli essenziali, come la manutenzione strade, scuole e politiche assistenziali. Già in altre grandi città siciliane come Siracusa, Ragusa ed Enna la situazione è simile. Non abbiamo più alcuna fiducia che le cose si possano sistemare e la situazione di oggi ne è la rappresentazione, nessuno è venuto ed anche io sono qui perchè lavoro nelle vicinanze, ma andrò via quasi subito”.

Una realtà che stride con il duro comunicato diffuso dai sindacati il giorno prima della manifestazione:

“Ex Province, domani sciopero e protesta dei dipendenti di fronte alla Prefettura. Anche Catania partecipa allo sciopero del personale delle ex Province e città metropolitane, organizzata dalla Fp Cgil, Fp CISL e UIL FPL nazionale con un sit in che si terrà domani venerdì 6 ottobre davanti la Prefettura a partire dalle ore 11. 

Lo comunica la Funzione pubblica della Cgil di Catania, per bocca del suo segretario generale Gaetano Agliozzo.

L’obiettivo sarà “tutelare i servizi dei cittadini, gli stipendi del Personale e per ottenere serie e concrete garanzie per il futuro dei nostri Enti territoriali Intermedi”.

Dopo avere annunciato quattro anni fa, alla trasmissione “L’Arena” di Giletti la cancellazione delle Province, ancora oggi la Regione Sicilia non ha elaborato un progetto politico di riordino delle ex province siciliane. In questi anni, sottolinea la Fp Cgil “abbiamo assistito solo ad interventi tampone, finalizzati a garantire qualche mensilità arretrata di stipendio.

L’assenza di risposte, da parte del governo ha provocato ritardi nei pagamento degli stipendi ai lavoratori (come nei casi di Siracusa e Ragusa) e nell’erogazione dei servizi ai cittadini quali: le scuole, la manutenzione delle strade, l’assistenza ai disabili. Gli Enti, inoltre, non riescono a chiudere i bilanci e rischiano il dissesto finanziario”.

Si immaginavano orde di dipendenti dunque, giunti in via Etnea dalla sede della ex Provincia, poi Città Metropolitana e ora di nuovo Provincia e non solo. Ed invece, a parte alcuni uomini delle volanti, e altri della Digos, c’erano sempre i soliti rappresentanti delle sigle sindacali, ma nessuna protesta, nessun coro, nessuna richiesta, il suono del silenzio.

Emblematica l’immagine delle bandiere sindacali sulle transenne di via Prefettura, immobili e senza nessunoa farle sventolare. Come emblematica l’immagine del segretario della Funzione Pubblica della Cgil Gaetano Agliozzo, a fotografare simpaticamente i colleghi davanti la prefettura, dopo aver fatto la foto di rito,

I dipendenti evidentemente non credono nemmeno più al sostegno sindacale, evidentemente a seguito di tutte le delusioni subite, men che meno al mondo politico, assolutamente in fermento in queste settimane per le votazioni regionali tra meno di un  mese, e pronto a giocarsi la carta dei problemi finanziari delle Province, come merce di scambio per voti, alleanze e giochetti vari, che coinvolgono però la vita di tante famiglie. Il caso della Pubbliservizi è emblematico, con l’accordo in prefettura prima, e quindi la marcia indietro dopo essersi resi conto che la Città metropolitana non può mantenere le promesse fatte, semplicemente perché non ha le risorse finanziarie tanto sbandierate. E a poco serve scaricare le responsabilità a Stato e Regione, bisogna assumersi le proprie responsabilità e non cavalcare la protesta, anche drammatica, solo per ottenere un ritorno personale.

La gente non ne può più e, al di là delle manifestazioni “pilotate”, il rischio serio è che ci sarà presto una rivolta sociale di cui questi signori, politici e sindacalisti in particolare, saranno presto chiamati a pagare il conto.