La Polizia di Stato di Catania ha arrestato Sow Djibay, senegalese di trent’anni, che nella serata di ieri, insieme ad alcuni complici, ha rapinato e ricattato un giovane catanese a San Berillo. Ma il dato che sciocca ancor di più è come anche gli stranieri, in questo caso un senegalese, abbiano perfettamente appreso le “tecniche” delinquenziali locali, attuando quello che da sempre è conosciuto come il “cavallo di ritorno”: se mi paghi avrai la refurtiva indietro

La notizia di cronaca è una delle tante che ormai, purtroppo, si sentono sempre più spesso, nei quartieri disagiati come al centro: mentre il ragazzo italiano cammina per le vie di uno dei quartieri più antichi di Catania, San Berillo appunto, viene fermato da un gruppo di sei extracomunitari, che lo privano di due telefonini, due carte di credito e un orologio da polso. Fin qui dunque il fatto.

Ma il “bello” viene dopo: a rapina già compiuta, uno degli aggressori chiede “gentilmente” una somma di 100 euro nel caso in cui la vittima rivolesse indietro la refurtiva, fissando un appuntamento nel luogo del misfatto.

Il giovane rapinato, a quel punto, decide di far finta di aver abboccato e si reca in Questura a denunciare l’accaduto. Gli uomini della sezione “Contrasto al Crimine Diffuso”, ascoltata l’inquietante vicenda si recano nel quartiere e si appostano  lungo via di Prima per assistere alla scena.

Nel frattempo, uno degli estorsori, identificato come Sow Djibay, si avvicina al catanese per restituirgli l’orologio da polso rubatogli. Prima che la vittima consegni il denaro chiesto, gli agenti intervengono per fermare il senegalese che viene quindi condotto al carcere di Piazza Lanza.

E’ ormai evidente che anche gli extracomunitari abbiano imparato a mettere in atto le “furberie” legate agli atti criminali locali, e che si stiano formando, sempre di più, delle vere e proprie “gang” che minacciano la sicurezza della città.