Il procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita, è uno dei nuovi membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura. A deciderlo sono stati i magistrati nel corso della tornata elettorale che si è svolta domenica 8 e lunedì 9 scorsi. Ardita è stato eletto nella categoria dei Pm in rappresentanza di Autonomia e Indipendenza, la corrente fondata da Piercamillo Davigo, magistrato di grande esperienza, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati che nel ’90 contribuì, quale componente del pool di magistrati milanesi che condusse l’inchiesta Mani Pulite, a scardinare il sistema di Tangentopoli. Davigo è stato eletto con grande successo nella categoria dei magistrati della Cassazione. Sebastiano Ardita lascerà dunque presto la Procura catanese diretta da Carmelo Zuccaro nella quale era rientrato da poco meno di un anno e di cui è il magistrato che ha coordinato in maniera determinante alcune delle inchieste più scottanti degli ultimi mesi, non ultima quella che ha condotto all’arresto di Corrado Labisi. A lui e al nuovo Consiglio auguriamo un ottimo lavoro!

Le elezioni degli otto membri laici che saranno scelti dal Parlamento avverrà nella seduta di giorno 19 luglio prossimo


Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) è un organo di rilievo costituzionale. Rappresenta lo strumento con cui l’ordinamento garantisce l’indipendenza istituzionale della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato.

La Costituzione, ha scelto di attribuire tutte le decisioni più significative sulla carriera e sullo status professionale dei magistrati a tale organo, la cui caratteristica fondamentale è l’autonomia dagli organi di indirizzo politico di maggioranza.

Spettano al Csm, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati (art 105 Cost.)

Il Consiglio è composto da componenti estranei al corpo della magistratura, ossia ì 27 componenti di cui 3 sono membri di diritto e 24 sono componenti elettivi.

I 3 membri di diritto sono il Presidente della Repubblica, il primo presidente della Corte di cassazione, che fa parte della magistratura giudicante, e il procuratore generale presso la Corte di cassazione, che è un esponente del Pubblico Ministero posto all’apice della magistratura requirente.

Il Presidente della Repubblica dà garanzia al corretto funzionamento del Consiglio superiore della magistratura ed è a capo dello stesso. Tra i componenti elettivi, due terzi, chiamati magistrati togati, sono eletti da tutti i magistrati ordinari appartenenti alle varie categorie (magistratura giudicante e magistratura requirente) e un terzo, chiamati membri laici, sono eletti dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari in materie giuridiche, avvocati con almeno 15 anni di carriera ed ex esponenti della suprema magistratura.

Nel Consiglio superiore della magistratura non ci sono quindi solo rappresentanti politici ma anche soggetti dotati di competenze tecniche (art. 104).

Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento (art. 104). Il Presidente della Repubblica dà, con la sua presenza istituzionale, legittimazione e può in caso di rischio serio di funzionamento distorto, intervenire per bilanciare comportamenti scorretti.

Il vicepresidente è un organo chiave in caso di assenza del presidente, dirige l’attività dell’organo e presenta l’ordine del giorno.

L’art. 104 della Costituzione stabilisce che i membri elettivi del Consiglio durano in carica 4 anni e non sono immediatamente rieleggibili, cioè, decorso il mandato, il quadriennio successivo non possono essere rieletti. Ciò vale sia per i membri togati sia per i membri laici ed è una garanzia dell’imparzialità e della correttezza del funzionamento.