L’ex giudice tributario, Filippo Impallomeni, accusato di corruzione per aver emesso sentenze in favore di Giuseppe Virlinzi in cambio di disponibilità d’auto della concessionaria Virauto, ha deciso di parlare rendendo dichiarazioni spontanee in aula. L’ex giudice nel corso dell’udienza preliminare: “Finalmente posso difendermi”. Il gup, Santino Mirabella, potrebbe decidere già domani sul rinvio a giudizio

Si è tenuta oggi l’udienza preliminare davanti al gup, Santino Mirabella, riguardate il processo per corruzione a carico di Giuseppe Virlinzi, proprietario della concessionaria Virauto, del commercialista Giovanni La Rocca, del direttore commerciale della stessa Agostino Micalizio, dell’ex cancelliere Antonino Toscano e dell’ex Presidente dell’Ottava Sezione Locale Commissione Tributaria, Filippo Impallomeni. L’ex giudice è accusato di aver redatto con una velocità “immediata” delle sentenze di favore in cambio appunto di disponibilità indebita d’auto. 

Nella fase iniziali delle indagini, condotte dal Procuratore Michelangelo Patanè e dal pm Tiziana Laudani, all’ex giudice è stata contestata la legittimità delle decisione prese in alcuni casi da lui esaminati, in un secondo momento l’accusa invece ha preferito concentrarsi sulla tempistica. Secondo i fatti sembrerebbe che Impallomeni si sia espresso troppo velocemente su sette provvedimenti riconducibili proprio a Giuseppe Virlinzi.

Filippo Impallomeni oggi in aula ha presentato le memorie contenenti le sue dichiarazioni spontanee, lette davanti al Gup Santino Mirabella. “La conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio, formulata dalla Procura della Repubblica, mi danno finalmente la possibilità di difendermi dalle accuse infamanti che mi sono state rivolte e che hanno scatenato una bufera giudiziaria e mediatica di enormi proporzioni”.

“Il tempo medio per la trattazione dei ricorsi in genere non trova applicazione per le società con personalità giuridica o per importi superiori a 51.645,69 euro, atteso che tali controversie godono di una corsia privilegiata, prevedendo la legge l’obbligo per il Presidente di sezione di trattare, almeno in una udienza per ogni mese, tali specifici ricorsi”, spiega l’ex giudice in aula. “Inoltre non ho mai usufruito di nessuna di ‘diverse auto’ in prestito da parte della Virauto, ma solo e soltanto di una anche se frammentariamente in modelli diversi”.

Nella nota depositata Filippo Impallomeni specifica come i mezzi in questione sono sempre stati utilitarie aziendali usate, vecchie di almeno tre anni. “Le due auto, una Mondeo e poi in ultimo una Volvo, vennero date in comodato d’uso a scopo promozionale sino al 30 giugno 2010, per fini esclusivamente istituzionali del Dipartimento Provinciale del Ministero del Tesoro, consentendo alla concessionaria di abbinare il proprio logo al contrassegno di Servizio di Stato con un positivo riscontro di immagine della società concedente”.

Inoltre, sempre secondo quanto affermato da Impallomeni, lo stesso avrebbe acquistato un’auto con un “prestito da parte di una finanziaria con addebito diretto della rata mensile sul mio conto corrente bancario” mentre i figli acquistarono poi due auto da una concessionaria di Siracusa, avendo riscontrato “particolari condizioni favorevoli”. Quindi il prestito dell’auto era soltanto “una prassi d’uso nei confronti di un importante cliente che ha già comprato un mezzo nuovo presso concessionaria dello stesso gruppo”. L’ex giudice ha quindi affermato di non aver avuto nessun servizio gratuito dalle concessionarie di Virlinzi in quanto tagliandi e manutenzione dell’auto acquistata “sono stati regolarmente pagati, mediante rilascio di relative fatture, con bancomat e carta di credito” di cui l’ex presidente ha presentato la documentazione.

Durante la lettura del documento, inoltre, l’imputato ha contestato al pubblico ministero anche la censura riguardo la mancata astensione “per gravi ragioni di convenienza” nella trattazione, nel 2011, del ricorso relativo alla Ediltop, alla quale il figlio si era rivolto quattro anni prima per l’acquisto di una casa. L’ex giudice ha spiegato che l’appartamento “era stato acquistato quattro anni prima con regolare mutuo” aggiungendo: “A quella data (il 2007), non esisteva nulla, se non nella mente del signore, alcuna contestazione tributaria od alcun ricorso pendente da parte della società immobiliare”.