Valentina Salamone non si è suicidata: questa la tesi dei carabinieri del reparto speciale dei RIS, interrogati dall’avvocato Dario Pastore, che rappresenta la famiglia Salamone, e dal penalista Rosario Pennisi, che sostiene la difesa del presunto assassino Nicola Mancuso. Il maggiore Carlo Romano, il luogotenente Salvatore Spitaleri che insieme ai marescialli Giovanni Marcì e Enrico Luisa in occasione dell’ultima udienza tenutasi davanti il giudice Maria Concetta Spanto della Corte Di Assise del Tribunale di Catania, hanno avuto modo di spiegare nuovamente che le tracce di sangue presenti sotto la scarpa indossata dalla vittima appartengono a Mancuso. Sotto esame anche il cappio della corda con cui si sarebbe suicidata la giovane e che, sempre secondo i carabinieri, non si trovava in una posizione facilmente raggiungibile da Valentina. Prossima udienza fissata per il 20 marzo

Continua così il processo riguardante l’omicidio di Valentina Salamone, trovata senza vita a 19 anni in una villetta di Adrano dove si era recata insieme ad alcuni amici per una festa. In un primo momento per la ragazza si parlò di suicidio scaturito da una delusione d’amore. La vittima da qualche tempo infatti aveva intrapreso una relazione sentimantale con il suo presunto assassinio Nicola Mancuso, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio.

Il primo a smentire l’ipotesi del suicidio e a parlare così di assassinio per Valentina Salamone fu il tenente della stazione dei Carabinieri di Paternò, Luca Berardo.

Nel corso della sua testimonianza Berardo ha spiegato al giudice Spanto, quali sono stati gli elementi che l’hanno spinto ad avvalorare l’ipotesi dell’omicidio. La giovane vittima il 24 luglio del 2010 venne trovata impiccata, ma la posizione del corpo fin dal primo momento alimentò una lunga serie di dubbi. Il tenente Berardo, insieme al maresciallo Quattrocchi e al medico legale constatarono che la corda con cui venne realizzato il cappio non si trovava in una posizione facilmente raggiungibile dalla vittima.

In occasione della prossima udienza, fissata per il 20 marzo, il giudice Maria Concetta Spanto della Corte D’Assise avrà modo di ascoltare il generale Garofano, consulente tecnico della famiglia di Valentina Salamone.