Si è celebrata stamane, davanti al  Giudice per le udienze preliminari Alessandro Ricciardolo l’udienza relativa al processo sugli esami “acquistati” da alcuni studenti dell’Università di Catania grazie alla compiacenza di alcuni dipendenti di Unict

Pesantissime le richieste di pena da parte del pm Lina Trovato relativamente al processo sugli esami comprati nel dipartimento di Medicina. Infatti, per i due dipendenti dell’universita di Catania Giovanbattista Caruso e Giuseppe Sessa, é stata richiesta la condanna a 6 anni di reclusione.

Durante la requisitoria, il pubblico ministero ha ripercorso i passaggi della vicenda che vede coinvolti anche due studenti Daniele Fiore e Francesco Ferla, i quali hanno chiesto invece il patteggiamento.

La storia, infatti, sbalza agli onori della cronaca grazie ad una denuncia di alcuni studenti della facoltà sotto forma di lettera anonima, inviata al Rettore Giacomo Pignataro. Quest’ultimo, oltre ad annullare la laurea di uno degli studenti, fece scattare un’indagine interna all’Ateneo, trasmettendo inoltre gli atti alla Procura.

Al fine di poter ‘acquistare’ gli esami gli studenti si rivolgevano, mediante dei ‘pizzini’ che indicavano la materia e il corrispondente docente, a Giuseppe Sessa che svolgeva il ruolo di intermediario con Giovanbattista Caruso, funzionario di Unict che, accedendo con le proprie credenziali al sistema informatico, provvedeva a registrare le materie.

Era presente anche una sorta di ‘tariffario’: per ogni materia il compenso da versare era di 250 euro. Anche facendo riferimento ad alcune intercettazioni telefoniche, è stato possibile stabilire che le somme pattuite venivano versate in due rate: una al momento della richiesta e l’altra, invece, successivamente all’avvenuta registrazione.