Sono state rigettate le richieste di patteggiamento presentate da Giovanni Raffaello Pedi e Rosario Graziano Simone Reitano, imputati nel processo Pubbliservizi con l’accusa di corruzione e associazione a delinquere. Così ha deciso il giudice Daniela Monaco Crea del Tribunale di Catania che ha ritenuto il calcolo delle richieste non congrue, nonostante il parere positivo dei pm Fabio Regolo e Fabio Saponara. Il rinvio a giudizio dell’imprenditore Reitano e del responsabile della manutenzione della partecipata della Città Metropolitana Pedi torna al Gup, Simona Ragazzi, e sarà discusso in occasione della prossima udienza fissata per il 5 marzo

 

Il processo nato dall’operazione Cerchio Magico, condotta dalla Guardia di Finanza di Catania, permise di scoprire delle irregolarità sull’assegnazione di alcuni appalti all’interno del settore dell’energia elettrica e dell’edilizia, effettuati in violazione delle norme contenute all’interno del Codice degli Appalti.

Coinvolti nel processo anche l’ex presidente della Pubbliservizi Adolfo Maria Messina, accusato di peculato e corruzione, e Alfio Massimo Trombetta, impuntato per corruzione e associazione a delinquere. I due uomini, che saranno giudicati con il rito abbreviato, secondo l’accusa mossa dai pm, Fabio Regolo e Fabio Saponara, sarebbero i promotori e organizzatori di una truffa realizzata tramite la Pubbliservizi ai danni della Città Metropolitana di Catania, entrambe costituitesi parte civile. La prima udienza è fissata in aprile.

Resta ancora da chiarire la posizione del Responsabile unico dei procedimento della consociata, Salvatore Branchina, l’uomo che collaborò all’attività investigativa dell’operazione Cerchio Magico. I pm nel corso dell’udienza hanno chiesto al giudice Simona Ragazzi una modifica del capo di imputazione per Branchina, il quale dovrà rispondere anche dell’assunzione di Laura Badalà.

Sul rinvio a giudizio di Branchina e su quello di Alfio Giuffrida amministratore della ditta Costruzioni ed Edifici, accusato di associazione a delinquere e corruzione, deciderà il giudice Ragazzi sempre il 5 marzo. Giuffrida e Rosario Simone Graziano Reitano, secondo i pm, avrebbero beneficiato degli appalti gonfiati e mai eseguiti.