Quando si parla di questioni che riguardano, o meglio, intaccano l’economia del nostro territorio bisogna stare sempre molto attenti. Non ci si può fidare al 100%. È importante capire chi sono i soggetti coinvolti, i loro obiettivi e quali conseguenze subirà la comunità cittadina. E soprattutto, capire se i loro progetti siano in linea con il principio della trasperenza e della legalità.

Trasparenza e legalità è ciò che si richiede per il trend topic del momento: la privatizzazione dell’Aereoporto Fontanarossa di Catania. Un argomento sulla bocca di tutti e che, l’altro ieri, è uscito durante la riunione del Consiglio Camerale (nonostante non fosse un punto all’ordine del giorno). Da chi? Da Andrea Milazzo, segretario della CNA Catania, al quale non è andata proprio giù la scoperta di tale notizia tramite la stampa: “è un modo di sminuire i membri del Consiglio. Data l’importanza economica del provvedimento per la vita del territorio, penso sarebbe stato opportuno un ordine del giorno per approfondire la questione. Penso che questo passaggio urgente si possa ancora fare“.

Un pensiero ribadito anche a noi telefonicamente: “Il Consiglio Camerale è l’assemblea del socio di maggioranza nella società dell’aereoporto. La scelta è stata presa a livello di Giunta e dall’Assemblea dei soci SAC, ma secondo me era giusto dare una maggiore considerazione al Consiglio Camerale. No che fosse per forza una nostra competenza, perà una discussione di approfondimento si sarebbe potuta fare“.

Di fronte a queste dichiarazioni, Pietro Agen, Presidente della Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia, non ci sta. Infatti, per almeno mezz’ora ha precisato l’intera situazione: “Milazzo io accetto sempre ciò che viene proposto, ma credo che tu sia mancato o ti manca un pizzichino di memoria. La questione della privatizzazione è stato un argomento con il quale mi sono candidato. Noi abbiamo fatto una delibera di indirizzo e abbiamo specificato che la vendita può essere firmata fino a 1 minuto prima che venga fatta la gara“.

È stata fatta una scelta, in un acceso ma sereno dibattito, fra la formula della quotazione in borsa e quella della vendita tramite Camera. All’unanimità in Giunta e poi in Assemblea, abbiamo scelto la seconda opzione perchè una delle prime perizie che ci sono state mosse è stata quella di vendere senza avere un progetto industriale. Noi in questo momento stiamo semplicemente scegliendo 3 advisor che dovranno preparare un progetto di piano industriale e tutti i movimenti di finanza, per poi presentarli sul mercato per vedere chi è interessato a comprare. Se avessimo scelto la quotazione in borsa, come si tentava di fare in passato, questo non sarebbe successo“. Precisa il Presidente.

Sulla trasparenza, Agen, non transige proprio: “si sta facendo una procedura di una trasparenza incredibile. L’advisor non è un commercialista, un mio amico o un cugino di qualcuno. È un grande istituto bancario di levatura mondiale, che dovrà avere nel suo curriculum la precedente esperienza nella vendita di aereoporti. Per questo soggetto, abbiamo avuto 14 contatti e se ne individuerà uno a cui si affiderà l’incarico di costruire la proposta. Una volta costruita la proposta, questa sarà portata ai soci e quest’ultimi la delibereranno. Poi si passerà a una manifestazione d’interesse non vincolante e poi a una vincolante; a quel punto ci sarà la gara a rilancio aperto”. Cosa vuol dire?: “Se l’aereoporto di Berlino offrisse un miliardo e quello di Parigi un miliardo e cento, quello di Berlino può rilanciare un miliardo e centociquanta. Non c’è niente di più trasperente e più serio di questo. Alla fine di questo percorso ho chiesto solo una cosa, voglio una tavola rotonda con Stella e Rizzo per discutere delle varie privatizzazioni italiane e vedere quella che è più seria”.

Ma per il Presidente esiste anche un secondo motivo per il quale non è stata scelta la quotazione in borsa: “Non ci avrebbe permesso di dire a chi volevamo vendere. Noi abbiamo detto, e di questo l’advisor ne deve tener conto, di vendere a un compratore che abbia almeno un’esperienza comprovata di gestione di importanti areoporti – l’aereporto di Pargi gestisci 35 aereoporti nel mondo. Se viene uno che dice che ha soldi, non basta. Inoltre, ci saranno dei paletti. Ad esempio, non siamo interessati a vendere se la quotazione non è superiore al miliardo di euro. Fino all’anno scorso l’aereoporto valeva 550 milioni, punto sulla crescita di quest’anno”. Quindi, MICA SPICCI!!

“Però attenzione non parliamo di scarsa informazione e mancata trasparenza. Non ho mai visto vendita fatta così, trasparente e pulita. Abbiamo avviato una procedura di privatizzazione e se tutto andrà bene avrà il suo momento decisivo a Giugno di quest’anno. Poi, dobbiamo sperare che qualcuno a Novembre/Dicembre superi i paletti che abbiamo messo. Abbiamo avuto solo lo stop della Regione e dei dubbi sull’andare in borsa“.

E Agen, non ci sta neanche alle bugie che aleggiano dietro a tale questione. La prima è che “non vendiamo l’aereporto, che rimane allo Stato, ma la concessione. Ormai tutti gli aereoporti sono privati (Trieste, Milano, Roma, Napoli, Treviso, Venezia, Verona). La seconda bugia è che “abbiamo ucciso Comiso. Abbiamo deciso di dare 8 milioni alla SOACO, anticipando così i 2 milioni che avrebbe dovuto dare il Comune di Comiso; abbiamo ricevuto anche i ringraziamenti del Sindaco. Non è facile che un ente, a totale controllo pubblico, anticipa i soldi ad un altro“. E questo lo sappiamo benissimo, il nostro direttore aveva già messo in luce alcune problematiche (poco chiare) dell’aereoporto ragusano.

Un intero discorso che ha visto l’approvazione di Sandro Gambuzza, presidente SAC, presente in sala.

Ma restando sempre in tema di legalità e trasparenza, ci chiediamo se la vendita della concessione comporti qualche rischio per i dipendenti della SAC. Pietro Agen ci risponde dando delle informazioni che non convincono del tutto: “La SAC S.p.a rimane, cambia il socio di maggioranza. Noi rimarremo, la Regione rimarrà, il Comune anche. Perchè allora abbiamo fatto un bando per 300 persone l’anno scorso? Per ora hanno avuto due contratti rinnovati e adesso faremo quello che abbiamo fatto con i loro predecessori, cioè un contratto indeterminato a part time verticale. Poi quando avremo costruito la nuova areostazione diventeranno a tempo pieno. Ciò che metterò nel bando è che chi vince dovrà conservare i posti di lavoro. Nessuno che lavora la e lavora bene rimarrà a casa“, conclude il Presidente.

Per essere precisi, part time verticale vuol dire che si lavorerà nei mesi caldi, che per un aereoporto sono Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Dicembre. E i restanti sei mesi? Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile, Ottobre, Novembre? Che fine faranno? In questo non si vede la trasparenza che tanto rivendicate.