L’istituto di ricerca Index Research fotografa le intenzioni di voto poco dopo le regionali e quello che potrebbe essere definito “effetto Sicilia”Pd in declino, con la perdita di un punto percentuale in una settimana, il Movimento 5 Stelle che rafforza la sua posizione di primo partito e centrodestra unito che avanza avanza nettamente

Un sondaggio dunque, che ha confermato, qualora fosse necessario, qual è la situazione partitica italiana, all’indomani del voto in Sicilia, con uno sguardo sulle prossime elezioni politiche del 2018.

Oltre al grave astensionismo degli elettori alle urne, quanto successo il 5 di novembre, dimostra come il PD si ritrovi in grave difficoltà non solo in Sicilia, terra notoriamente di centro destra, pur vantando una schiacciante vittoria a giugno scorso nel capoluogo di regione, con l’ennesimo mandato per Leoluca Orlando, artefice proprio della sfortunata scelta di Fabrizio Micari come candidato per i democratici.

Non stupisce più di tanto che alla domanda, con cui il sondaggio ha cercato di capire il pensiero dei potenziali votanti: “Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche, lei per quale partito avrebbe più probabilmente votato?” il 27,8% degli intervistati ha risposto il Movimento 5 Stelle, che guadagna lo 0,4% rispetto all’ultima rilevazione. I pentastellati hanno ottenuto in Sicilia, una crescita esponenziale, confermando gli ottimi risultati delle scorse Europee, con tanti voti per il candidato governatore Giancarlo Cancelleri “rubati” proprio al centro sinistra, i cui elettori hanno preferito quest’ultimo; forse per contrastare l’ascesa di Nello Musumeci, e della sua coalizione formata in parte dai cosiddetti “impresentabili.”

Degli altri elettori interrogati in proposito, il 15,2% avrebbe scelto la Lega Nord (+0,1%), il 14,3% (+0,3%), e il resto Fratelli d’Italia con il 5%.

A rimetterci dunque sempre il Partito Democratico che perde quasi un punto passando dal 25,6% al 24,7%. A conti fatti, lo schieramento di centrodestra raccoglierebbe il 36,4%, il centrosinistra indietro di quasi sette punti si attesta al 29,6%. La Sinistra di Articolo Uno e Sinistra Italiana raggiunge il 6%.

Di conseguenza, torna vivo, come all’indomani del voto siciliano, l’interesse su chi sarà a breve il futuro candidato premier del centrosinistra, viste le consuete spaccature, la perdita vertiginosa di consensi e il “fuggi fuggi” generale dal partito di Matteo Renzi, definito dal Movimento 5 Stelle e da Luigi Di Maio “Non più il leader del Pd”, e pure snobbato nel confronto tv dallo stesso Di Maio che lo aveva sfidato giorni fa.

In base al sondaggio di Index, sembra essere l’attuale premier Paolo Gentiloni il più gradito tra i possibili candidati del centrosinistra. Segue Pietro Grasso, che ha però recentemente detto di voler abbandonare il Partito Democratico, anche forse a causa degli attacchi ricevuti da alcuni esponenti dello stesso, all’indomani della sconfitta alle elezioni regionali siciliane, ma soprattuto a causa della nuova legge elettorale, il “Rosatellum 2.0”.

In netto calo il gradimento di Matteo Renzi, seppur in controtendenza rispetto ad un anno fa, poco prima del Referendum costituzionale, in cui la compagine renziana aveva sì puntato tutto sulla riforma della Costituzione, uscendone con le ossa rotte, ma ottenendo comunque un consenso importante se rapportato alla percentuale di voti contrari alla sua proposta. Quei voti infatti, i “No”, andavano suddivisi tra tutte le altre forze politiche, contrarie a Renzi, e di cui facevano parte anche gruppi della sinistra riconducibili a Massimo D’Alema ad esempio.

I datti odierni rivelano infatti, che il 17% delle persone interrogate in merito ha indicato l’attuale Presidente del Consiglio. A seguire Pietro Grasso, presidente del Senato fuoriuscito dal Pd, vicino alla corrente di sinistra e definito estremamente “spendibile” da Pierluigi Bersani. Solo al terzo posto l’attuale segretario del Pd Matteo Renzi, al 14% appunto.

Seguono staccati Dario Franceschini (9%), Walter Veltroni (8%), Marco Minniti che raccoglie sono il 6% a pari merito con Andrea Orlando, Romano Prodi (3%), Pierluigi Bersani (3%), e in ultima posizione Massimo D’Alema (2%).

Un ulteriore prova della mancanza di sostegno che va, via via facendosi sempre maggiore per il Partito Democratico, per un declino che potrebbe non arrestarsi fino alle prossime elezioni e riservare sorprese inaspettate o forse già attese.