Annualmente Legambiente organizza un’edizione del premio nazionale Ambiente e Legalità, un attestato di merito che Legambiente riconosce a magistrati, uomini delle forze dell’ordine e della società civile, giornalisti e imprenditori che si sono particolarmente distinti nella lotta alla criminalità ambientale. Quest’anno la scelta è caduta sul Primo Dirigente della Polizia di Stato Renato Panvino per l’inchiesta “Garbage Affaire”, che ha svelato il malaffare nella gestione del settore rifiuti con il coinvolgimento dei vertici dell’amministrazione comunale nell’epoca della sindacatura Bianco.L’11 agosto 2018, a Rispescia, in provincia di Grosseto, nell’ambito della manifestazione annuale denominata Festambiente, festival internazionale dedicato all’ecologia e alla solidarietà, l’associazione onlus Legambiente ha assegnato il prestigioso premio al Primo Dirigente della Polizia di Stato dott. Renato PanvinoCapo Centro della DIA per la Sicilia Orientaleper l’inchiesta denominata “Garbage Affair”, encomiando il lavoro svolto con particolare efficacia e dedizione nel contrasto alle varie forme di criminalità ambientale.

La consegna dell’attestato è stata preceduta dal dibattito “Prima la giustizia. Per un’Italia fondata sulla corresponsabilità nella lotta alle mafie e alla corruzione” al quale hanno partecipato numerose autorità.

Ringrazio Legambiente – ha detto il dott. Renato Panvino– per aver voluto assegnare questo importante riconoscimento che condivido con gli uomini e le donne della DIA che rappresento e che ogni giorno si prodigano per ripristinare i valori della legalità.”

Il dr. Panvino, 49 anni, laureato in Giurisprudenza e in Scienze della Pubblica Amministrazione, è da oltre venticinque anni nell’amministrazione di Pubblica sicurezza. Nella sua carriera, ha ricoperto delicati incarichi investigativi, tra i più significativi nella Squadra Mobile di Reggio Calabria, ricoprendo l’incarico di dirigente delle sezioni «catturandi» e «criminalità organizzata». Tra il 2007 e il 2011, con il coordinamento del Procuratore aggiunto della Dda, Nicola Gratteri, Panvino e la sua squadra hanno assicurato alla giustizia oltre quaranta latitanti. In particolare, si ricordano gli arresti di Antonio Rosmini, capo dell’omonima cosca di ndrangheta, condannato all’ergastolo; Teodoro Crea, capobastone della ‘ndrangheta di Rizziconi, nella piana di Gioia Tauro; Antonio Pelle, boss di San Luca, indicato dagli affiliati alla sua cosca come ‘la mamma’. Ed ancora: Giuseppe Nirta ‘u versù, Giovanni Strangio, indicato come l’autore del sanguinoso agguato di Duisburg. Di particolare rilievo, le indagini che portarono alla cattura di Giuseppe Morabito ‘tiradrittù, capobastone di Africo Nuovo, catturato poi dai carabinieri del Ros. Morabito, prima dell’arresto definitivo, riuscì a sfuggire alla polizia dopo un conflitto a fuoco a Bova Marina, nella locride, con il personale della catturandi guidato da Renato Panvino.

Dal 2014 dirige la Dia di Catania, che ha giurisdizione anche sulle province di Messina, Ragusa e Siracusa, distinguendosi per importanti operazioni che hanno disarticolato organizzazioni criminali particolarmente pericolose, svelandone gli intrecci con colletti bianchi e rappresentanti istituzionali oltre che procedere a sequestri e confische per centinaia di milioni di euro.

Un premio certamente prestigioso e gradito, anche se probabilmente la DIA, come le altre Forze dell’Ordine, avrebbero bisogno di maggiori risorse e anche maggior rispetto da parte delle altre istituzioni, soprattutto elettive, per poter svolgere al meglio il proprio dovere che forse a non tutti conviene.