Forse sarà stato un difetto di comunicazione tra uffici. Fatto sta che i fondi regionali per pagare i precari nei comuni siciliani già ci sono e sono anche disponibili, ma ben 63 comuni non ne avrebbero ancora fatto richiesta, compreso il Comune di Catania che di precari ne ha ben 183. La notizia è del Giornale di Sicilia che segnala come, oltre a Catania, l’altro comune siciliano capoluogo di provincia che non ha presentato domanda sarebbe quello di Agrigento

Secondo quanto riportato dal quotidiano palermitano, la Regione avrebbe richiesto ai Comuni, già ad inizio d’anno, di fornire l’elenco dei precari presenti, in modo da erogare i fondi, peraltro già disponibili, per pagare gli stipendi.

Ma i comuni più grossi, proprio quelli dove c’è il maggior numero di precari, non avrebbero risposto lasciando nelle casse della Regione il denaro. E molti di quelli che invece si erano premurati di inviare un resoconto, lo avrebbero fatto in maniera incompleta.

Chi ci ha messo almeno più di quattro mesi per inviare il carteggio è sicuramente, almeno per stessa ammissione del consulente del sindaco Francesco Marano, il Comune di Catania. La risposta alla famosa lettera della Regione di inizio d’anno sarebbe stata inoltrata soltanto il 5 maggio, ma a quanto pare alla Regione, nonostante siano già trascorsi 11 giorni, non ce ne sarebbe traccia.

Bel rebus! E dire che in Sicilia siamo bravi a piangerci addosso e a sottolineare sempre la mancanza di risorse. Forse il Comune di Catania e tutti gli altri comuni “sbadati” non hanno bisogno di cotanta grazia!

Però correre il rischio di perdere questi fondi sarebbe quanto meno da incoscienti, in un momento di “vacche magre”. Quindi non si capisce bene il motivo di tanto ritardo nel presentare un elenco arcinoto, in maniera ufficiale e responsabile.

A quel punto il sospetto della Regione, sempre secondo quanto scrive il Giornale di Sicilia, quello del timore di subire tagli nel trasferimento anche di queste risorse, forse perché il numero dei precari si sarebbe ridotto con le assunzioni a scuola, sarebbe più che fondato.

Ma ragionamento ovvio e di buonsenso spingerebbe a pensare che sarebbe comunque meglio contare sul poco piuttosto che sul nulla.