“Buon appetito e… mi raccomando, non sbagli gonfalone accogliendo First Ladies e First Husband: il nostro è quello Rossazzurro della Città di Catania!”.  Si conclude così, con una vena polemica, la lettera, forte, che il presidente dell’Associazione Cuochi Etnei, un pluripremiato Seby Sorbello, in rappresentanza di 500 iscritti, scrive al sindaco Bianco che agli chef catanesi doc ha preferito, per il pranzo di domani in Municipio, con First Ladies e First Husbands dei G7, un cuoco stellato di Licata, in provincia di Agrigento. E loro non se la sono fatta passare

Una cosa è certa: al sindaco Bianco andrà un pò di traverso il pranzo di domani con mogli e mariti dei grandi della Terra riuniti a Taormina. Melania, Brigitte e compagnia bella, sicuramente non conosceranno il gusto della cucina catanese, visto che il primo cittadino ha scelto Pino Cuttaia, chef a due stelle Michelin sì, ma di Licata, per la colazione offerta a Palazzo degli Elefanti.

Sempre di un siciliano si tratta, d’accordo, ma forse sarebbe stato meglio chiamare al cospetto i cuochi catanesi visto che, come dice il presidente Sorbello a Sudpress “L’Etna e Catania stanno facendo parlare il mondo intero, sono i territori più in auge in questo momento, ma noi ce lo scordiamo e non è giusto”.

“Noi abbiamo grandissimi professionisti nel nostro territorio -chiosa Sorbello-. Questo non è un concorso né una gara a premi, ma si tratta di rappresentare la propria città e un sindaco deve badare ad un riconoscimento istituzionale. Parliamo del rappresentante della città! Nessuno dice che Cuttaia non è bravo, ma la scelta andava fatta a Catania. Tra l’altro, se desiderava le stelle di una guida seppur importante come la Michelin, a Catania ci sono Coria e Shalai che sono chef stellati. Ma un sindaco deve pensare a prestigiosi riconoscimenti istituzionali”. Fra l’altro, ricorda lo chef etneo, “Lui è anche il sindaco metropolitano e quindi avrebbe dovuto guardare a tutto il nostro territorio”.

“Sarebbe stata una festa della cucina e dei produttori catanesi, con il racconto della storia della tradizione etnea -prosegue-. Avrebbe dovuto essere il trionfo della biodiversità del territorio catanese e Cuttaia, con tutto il rispetto, non può conoscerla. Noi ci confrontiamo ogni giorno, ci incontriamo o scontriamo con i produttori grandi e piccoli della nostra Terra, allevatori, pescatori. E loro meritavano questo riconoscimento. Pino Cuttaia non c’entra nulla, l’errore non è suo perché chiunque, interpellato -riconosce il presidente Sorbello- avrebbe detto di sì. Stavolta non sarebbe dovuto uscire neanche un nome, ma soltanto quello della rappresentanza dei cuochi catanesi. E’ stata una occasione perduta, peccato!”.

Vi proponiamo quindi la lettera indirizzata al primo cittadino Bianco, lasciando a voi ogni considerazione.

Egr. Sig. Sindaco,

  è con vero stupore che ci troviamo a scrivere la presente e ad indirizzarla a colui che dovrebbe sponsorizzare e portare avanti in ogni momento della propria vita, almeno in quella istituzionale, la città che egli stesso rappresenta per volontà dei Catanesi, cioè Catania. L’occasione per cui scriviamo è l’arrivo delle First Ladies e dei First Husband, ovvero le mogli e i mariti dei Capi di Stato che in questi giorni saranno in Sicilia per il tanto atteso incontro dei G7 a Taormina. Lo stupore è, invece, quello di apprendere che sarà un cuoco non catanese, non del territorio etneo, non rappresentativo della città che Lei, Sig. Sindaco, dovrebbe appunto rappresentare in ogni momento della sua vita istituzionale, a preparare il pranzo che accoglierà le ed i consorti dei 7 Grandi.

                                        La domanda è sorta spontanea ai 500 Cuochi Etnei che da oltre sei anni ho l’onore ed anche la grande responsabilità di rappresentare in qualità di Presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei all’interno della Federazione Italiana Cuochi: ma mancava per caso, tra questi 500 tra giovani e più maturi, tra professionisti e veri talenti, un brillante e capace Cuoco Etneo (leggasi: Catanese!) che potesse degnamente rappresentare la nostra città anche in un momento conviviale come il pranzo offerto da Lei al Comune di Catania? Evidenziamo “Comune di Catania” e non “di Licata”, città di origine dove il collega Pino Cuttaia, che Lei ha scelto come chef non del territorio per rappresentare invece il territorio che l’ha eletta a suo Sindaco. Licata, provincia di Agrigento, dove è nato e dove lavora il collega Cuttaia, a cui va il rispetto e il saluto di tutta la nostra Associazione ma che crediamo non possa tenere alta la bandiera di un territorio, quello Catanese e dell’Etna, che egli non rappresenta.

                                           Ma certo, quando si tratta di fare bella figura soprattutto dinanzi agli stranieri, forse è meglio rivolgersi ad altre province e ad altri Comuni piuttosto che attingere a risorse interne della propria città! Eppure, Egr. Sig. Sindaco, gli oltre 500 Cuochi Etnei che il sottoscritto rappresenta, eletto per ben due volte come loro Presidente, fuori dalla propria città godono forse di più rispetto e di maggior prestigio. Non è un caso che la città di Verona li abbia fortemente voluti, assieme ad altri colleghi di altre province della Federazione Italiana Cuochi, per allestire l’Evo Gala Dinner, la più prestigiosa Cena di Gala che la Fiera Internazionale di Vinitaly a VeronaFiere offre ai migliori produttori di olio di tutto il mondo, dal Giappone alla Spagna, dalla Grecia a… Licata! E non è neppure un caso che l’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, della quale Lei, Egr. Sig. Sindaco, non ha neanche tenuto conto, ha appena vinto nell’evento nazionale di Basilicata Food & Wine, la “Coppa delle Associazioni” assegnata dalla Federazione Italiana Cuochi ogni anno alla Migliore Associazione d’Italia dopo aver valutato la sua attività, il numero delle sue iscrizioni, il suo prestigio, i suoi corsi e la vita associativa e formativa che vi si svolge al suo interno.

                                            Ma no, meglio fare bella figura con gli “stranieri” (intendiamo mogli e mariti!) chiamando nella città della pietra lavica un cuoco licatese, così come (ci faceva notare qualche giornalista molto attenta!) meglio chiamare per il concerto a Taormina la Filarmonica della Scala di Milano piuttosto che i giovani talenti siciliani. Ma questa è un’altra storia, questa è un’altra musica. Lei non decide per il concerto a Taormina, ma siamo certi che se avesse potuto, avrebbe scelto musicisti non del Teatro “Vincenzo Bellini”: del Cigno Catanese rimane solo il nome che si è dato al Salone del Comune, dove si svolgerà il pranzo. Meglio, anche sul pentagramma, qualche lingua straniera che quella etnea.

                                             Ma nessuno è profeta nella propria patria… disse qualcuno! Forse è proprio destino che i Catanesi, gli Etnei, i cittadini del vulcano attivo più alto d’Europa si portino avanti con risorse non loro, appoggiandosi sulla forza e sulla bravura degli altri!

                                             Non così i Cuochi Etnei, che sono noti in tutta Italia per la loro “vulcanica” attività e per il prestigioso e concreto contributo che portano a tutta la tradizione della cucina italiana. Contributo non autoreferenziale, ma riconosciuto pubblicamente sia dagli altri colleghi cuochi che da Pubbliche Amministrazioni… non catanesi!

                                             Cosa aggiungere, Egr. Sig. Sindaco? Buon appetito e… mi raccomando, non sbagli gonfalone accogliendo First Ladies e First Husband: il nostro è quello Rossazzurro della Città di Catania!

Cordiali saluti e buon lavoro,

   Seby Sorbello

Presidente Associazione Cuochi Etnei