Si sono concluse ieri le requisitorie dei due PM che in questi mesi hanno portato avanti, da parte dell’accusa, uno dei processi più importanti nei confronti della Cosa Nostra catanese. Davanti al Gup sono state portate le richieste di pena per i dieci imputati ammessi al giudizio abbreviato. SUD Press ricostruisce i dettagli dell’operazione e dell’inchiesta “Caronte” che ha portato alla sbarra i vertici del clan Santapaola-Ercolano. 

“Dovremmo fare la guerra allo Stato, non tra di noi! I VADDIA I CAPPUTTASSUMU!”, con queste parole viene presentata alla stampa l’entità eversiva dei personaggi coinvolti in quella che senza dubbio possiamo definire una delle operazioni più importanti nel contrasto alla criminalità organizzata catanese. “Caronte”, come il traghettatore dantesco di anime dannate, è questo il nome che gli investigatori vogliono dare all’indagine che, forse più di altre, ha messo a nudo la reale consistenza delle infiltrazioni mafiose nei settori cosiddetti puliti dell’economia catanese. “Quanti siamo nelle varie famiglie?..Aveva ragione Luciano Liggio: abbiamo più soldi e potere, potremmo fare un colpo di stato“.

Da cosa nasce Caronte? I provvedimenti scaturiscono inizialmente da un’indagine avviata in direzione del vertice strategico della famiglia mafiosa egemone sul territorio catanese, che ha permesso di raccogliere importanti elementi probatori sull’evoluzione di Cosa Nostra dopo gli interventi frutto della indagine IBLIS. L’inchiesta, in particolar modo, ha confermato la particolare vocazione imprenditoriale della famiglia di Cosa Nostra catanese e consentito di individuare alcuni dei settori all’interno dei quali essa si è infiltrata tra cui:

  • quello dei trasporti in cui opera Vincenzo Ercolano il quale si è avvalso della collaborazione di altri indagati tra cui, in particolare, Francesco Caruso e Giuseppe Scuto;
  • quello del commercio delle carni nella grande distribuzione in cui si sono insinuati Vincenzo Aiello ed alcuni dei suoi più stretti collaboratori mediante l’intestazione fittizia di società di settore e tramite gli accordi con l’imprenditore calabrese Giovanni Malavenda

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– Cosa Nostra ed il “Partito dei Autotrasportatori” –

Nel corso delle indagini alcuni importanti elementi permisero agli inquirenti di individuare nel settore del trasporto un ambito di particolare interesse per la Cosa Nostra etnea. A quanto risulta, le famiglie catanesi saldarono alleanze a livello regionale con i Pastoia di Belmonte Mezzagno (PA) ed imprenditori collegati a Cosa Nostra agrigentina.

Ed è proprio all’interno di questa rete di relazioni che emerse il ruolo rivestito da Vincenzo Ercolano, titolare di imprese di trasporti di considerevoli dimensioni, che per implementare i propri affari – come scrivono le forze dell’ordine -“ha utilizzato la forza di intimidazione derivante dalla sua appartenenza anagrafica ad una delle famiglie che da decenni costituiscono la famiglia catanese di Cosa Nostra ed i poteri e le facoltà connaturate alla sua effettiva appartenenza a quest’ultima famiglia”. Nel corso dell’indagine si è inoltre accertato che gli ingenti guadagni derivanti dalle attività imprenditoriali svolte nel settore dei trasporti hanno anche “determinato l’interesse e l’occulta partecipazione di Vincenzo Aiello e del fratello Alfio Aiello.”

“Vincenzo Ercolano ed Vincenzo Aiello – spiegava il comunicato dei Carabinieri – hanno di fatto operato nel settore anche per il tramite di Francesco Caruso e Giuseppe Scuto, imprenditori-affiliati impegnati nel settore dei servizi correlati alle attività imprenditoriali di trasporto via terra e via mare, oltre che nel settore assicurativo, ai quali hanno fornito il proprio sostegno per sviluppare i loro affari, traendone ovviamente pari vantaggi”.

Le investigazioni hanno evidenziato l’attività di Caruso e Scuto che intrattenevano rapporti con affiliati mafiosi (catanesi ed agrigentini) e con “esponenti della politica (tra cui Giovanni Cristaudo e Raffaele Lombardo, entrambi indagati ed imputati nell’ambito della indagine IBLIS, successivamente condannati per concorso esterno in associazione mafiosa), giungendo fino alla costituzione nel 2008 di un partito (il Partito Nazionale degli Autotrasportatori) che, al fine di preservare gli interessi di cui erano portatori in conto proprio ed altrui (ad esempio per avere un canale privilegiato con le pubbliche amministrazioni per incassare i c.d. ecobonus), mettevano a disposizione dell’allora Presidente della Regione in occasione delle elezioni europee del 2009″.

Dall’insieme delle attività investigative svolte è “emerso che Cosa Nostra catanese, attraverso la Servizi Autostrade del Mare fittiziamente intestata a Caruso ed in cui avevano occulti interessi Ercolano Vincenzo, Aiello Vincenzo ed Aiello Alfio, aveva stipulato con la società Amadeus S.p.A. riconducibile al noto Amedeo Matacena ( l’ex parlamentare di Forza Italia condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) un contratto di affitto di tre navi da utilizzare come vettori per i collegamenti tra la Sicilia e la Calabria; l’attività di traghettamento si protrasse con ottimi risultati nei mesi a cavallo tra gli anni 2005 e 2006, fino a quando – per ragioni legate a scelte effettuate da altra società estranea alle indagini – si interruppe improvvisamente la navigazione con consistenti danni per la Servizi Autostrade del Mare”.

– La macellazione e la distribuzione della carne – 

L’indagine Caronte fotografa bene il fitto intreccio di legami ed infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia “pulita”; il secondo settore chiave individuato dai magistrati è quello della macellazione e della commercializzazione della carne nei grandi supermercati catanesi. 

Quello che è emerge è il forte interesse dell’associazione mafiosa per due grossi imprenditori e per le aziende ad essi riconducibili. Il primo, Carmelo Motta e le aziende che gestivano le  macellerie negli hard discount a marca FORTÉ, riconducibili alla MERIDI S.r.l. di Antonino Pulvirenti. Il secondo, Giovanni Malavenda, le cui aziende gestivano le macellerie in numerosi supermercati di Eurospin Sicilia. 

– Motta ed i supermercati Forté –

Gli atti della Procura sottolineano come Carmelo Motta avesse “rapporti sinallagmatici con Cosa Nostra catanese che addirittura era socia occulta delle sue imprese“. Si fa riferimento in particolare delle aziende Due Emme s.r.l.operante nel “commercio al dettaglio di carni e di prodotti a base di carne” che dal 2009 aveva stipulato un contratto con MERIDI S.r.l. per gestire macellerie in oltre 30 supermercati a marchio Forté. Un volume d’affari spaventoso che riusciva a fruttare all’imprenditore e dunque alle cosche circa 2,5 milioni di euro. 

Chiusa la Due Emme, l’accordo con MERIDI passa alla GE.MA. s.r.l ed alla SO.ME.CA. che nell’anno 2012 riesce a produrre ben 4,5 milioni di euro.Vi sono numerose intercettazioni, soprattutto ambientali, che dimostrano un interesse diretto dell’associazione mafiosa nella gestione delle imprese di Carmelo Motta. In particolare esistono una serie di dialoghi tra lo stesso Rosario Bucolo, uomo dei Santapaola-Ercolano e Carmelo Motta.

Bucolo, ad esempio, discutendo di affari con Motta, dava disposizioni a quest’ultimo su ciò che doveva essere fatto, manifestando il suo dissenso per un’operazione. Da questa intercettazione si capisce dunque il ruolo di gestione della linea imprenditoriale che Cosa Nostra aveva all’interno degli affari di Motta. In un’altra telefonata tra Bucolo e Carmelo Motta, Bucolo esortava Motta a rifiutare la proposta di un terzo soggetto, spiegando a questi che ne aveva discusso con “i suoi soci.”

E’ lo stesso Bucolo dunque ad affermare che Carmelo Motta era socio con l’organizzazione mafiosa.

– Malavenda ed Eurospin –

Giovanni Malavenda è un imprenditore di Reggio Calabria, figlio di Tommaso Malavenda, sospettato di essere un esponente della cosca dei Labate, e di Carbone Pasqualina, della famiglia di ndrangheta Carbone. Il padre Tommaso nel 1974 fondava la MALAVENDA TOMMASO & C. S.r.l., di cui oggi è amministratore Giovanni  Malavenda e che ha un capitale di oltre l milione di euro, attiva nella lavorazione e trasformazione della carne. Dal 2006 Malavenda concludeva numerosi contratti con EUROSPIN SICILIA S.r.l. e con alcuni affiliati di questa catena di supermercati, per la gestione delle macellerie ubicate in numerosi punti vendita.

Dalle carte della Procura “si è accertato inoltre che Malavenda, sempre tramite le sue imprese, riforniva di carne altre società che gestivano macellerie di altri punti Eurospin. Malavenda ha avuto anche rapporti commerciali con le aziende di Carmelo Motta. Dalle fonti di prova raccolte in alcune indagini penali emerge con certezza che Malavenda era  un imprenditore “protetto” da cosa nostra catanese, che ne curava gli interessi in Sicilia.”

Come leggiamo dagli atti, dopo l’arresto di Vincenzo Aiello, esponente di spicco dei Santapaola-Ercolano, Rosario Bucolo e Bernardo Cammarata si recavano in Calabria per rassicurare Malavenda che gli affari sarebbero continuati.

Possiamo dire infine che le due aziende, quelle di Motta e quella di Malavenda sono risultate “connesse” nel corso delle indagini. 

“La DUE EMME S.r.l. ha ricevuto dalla MERIDI S.r.l. circa 2,8 milioni di euro, evidentemente quali ricavi effettuati da alcune macellerie gestite da Carmelo Motta nei supermercati FORTÉ; nello stesso periodo, la DUE EMME S.r.L effettuava dei bonifici (in uscita dal conto corrente) a favore della MALAVENDA TOMMASO & C. S.r.l. per quasi 2 milioni di euro, evidentemente in quanto da quella società acquistava la fornitura di carne che vendeva nei supermercati FORTÉ.”

– Le richieste dei PM al GUP –

Ieri pomeriggio, concluse le loro requisitorie, i PM hanno presentato le richieste di pena per i dieci imputati che sono stati ammessi al giudizio abbreviato. 10 anni per Rosario Bucolo, 8 anni e 6 mila euro di multa per Luigi Calascibetta e Alfio Catania, 9 anni e 4 mesi Natale Raccuia, 4 anni e 6 mesi per Carmelo Motta, 9 anni per Cesare Marletta, 2 anni e 7 mesi per Giovanni Pastoia, 8 anni per Giovanni Malavenda, 2 anni per Santo Floridia e Davide Pappalardo. Chiesta infine la confisca del 100% delle quote sociale delle Due Emme srl, il 100% de La Gema srl, il 100% delle quote sociali della So.Me.Ca. Srl.