Dovrebbero svolgersi a partire da venerdì 22 le selezioni per 15 posti di primario presso il Policlinico di Catania, ma pare ci sia qualche problemino…Denunciano infatti alcune sigle sindacali: “Quello che sta accadendo in questi giorni sembra seguire logiche spartitorie e vecchi schemi: strana coincidenza in termini di numeri dove i trenta “primariati” presenti saranno “equamente” divisi 15 agli ospedalieri e 15 agli universitari, per buona pace delle due “categorie”. E il merito? È il diritto dei pazienti ad avere il meglio? A noi, intanto, qualche graduatoria è già arrivata. In anticipo.

Alla base della denuncia l’Atto aziendale del Policlinico di Catania G.Rodolico-San Marco che definisce “i due presidi, pur con un’unica finalità istituzionale, appaiono proiettati verso due distinti bacini di utenza, il Rodolico risponde ad un bacino di ordine sovra-provinciale, mentre l’altro, il San Marco, si inserisce con le discipline medico chirurgiche, pediatriche e per l’emergenza nel bacino del territorio meridionale catanese in cui non esisteva una struttura sanitaria.”

La logica di questa mission, in fase di approvazione da parte della Regione, risiede nella necessità improrogabile di superare il fallimento ormai cronico e pericoloso per l’utenza dell’integrazione tra Università ed azienda ospedaliera-universitaria che si è sinora caratterizzata per il continuo ricorso a sistemi di autoprotezione delle rispettive posizioni.

L’obiettivo sarebbe quindi la definitiva ed auspicabile integrazione delle funzioni di assistenza, didattica e ricerca, ma a complicare l’affermazione del buon senso come al solito intervengono pressioni politiche e appetiti di ogni sorta: in mezzo, come sempre, i pazienti.

L’ultimo esempio clamoroso di come a Catania tutto si faccia tranne che pensare all’Interesse Generale riguarda, appunto, i prossimi concorsi per il ruolo di primario.

Il fabbisogno al Policlinico, che ricordiamo è un’Azienda unica, coinvolge 30 reparti, 15 di origine universitaria e 15 ospedaliera.

I 15 “universitari”, ne abbiamo dato notizia, sono stati recentemente sospesi dal rettore Francesco Priolo, che ne ha confermato i reggenti sino a che non venga definito l’Atto Aziendale da parte della Regione.

Nella stessa Azienda identica motivazione pare non valga per quelli di origine “ospedaliera” che invece come nulla fosse proseguono il loro iter: un caso clinico di “bipolarismo aziendale!, a prescindere dal fatto che per alcuni reparti ci sono già arrivate le graduatorie! 

I sindacati contestano anche la formulazione dei relativi bandi che pare non tengano in alcun conto che le direzioni da mettere a concorso non si riferiscono ad un’azienda in dismissione, ma al contrario dove, come affermato dall’assessorato regionale alla Salute in Gazzetta Ufficiale dello scorso agosto, “l’assistenza è funzionale e asservita ai compiti di legge di didattica/ricerca.”

I sindacati chiedo quindi che “il rettore Priolo, non in carica al tempo del bando, si impegni a ristabilire le regole, impedendo di effettuare concorsi di tipo puramente ospedalieri in un’azienda Policlinica-Universitaria.”

E continuano: “Tali concorsi non rispettano i requisiti richiesti da leggi, norme di comparto, disposizioni nazionali e regionali sulle aziende polichiniche-universitarie, non ultimo il Decr. dell’assessorato della Salute 1675/2019, emanato dopo il bando per i concorsi di cui si discute.”

La richiesta finale rivolta al rettore Francesco Priolo: “È indispensabile che TUTTI i concorsi, non solo quelli a direzione universitaria correttamente sospesi, ma anche quelli banditi e definiti dalla stessa Azienda impropriamente “ospedalieri” siano messi in standby e ribanditi in base le attuali regole già fissate dalla nuova normativa che ha proprio lo scopo di evitare discriminazioni in danno dell’utenza, impedendo di continuare a seguire logiche spartitorie secondo vecchi sistemi che non tengono in alcun conto criteri di merito e l’interesse generale.”