Il Direttore Generale del Policlinico di Catania Paolo Cantaro lo scorso 6 aprile, con sua determina 574, ha provveduto all’aggiudicazione dell’appalto per i “servizi di supporto assistenziale e ausiliarato” alla società per azioni PFE di Caltanissetta con sede a Milano per un valore complessivo di 21 milioni 959 mila. Ma qualcosa non torna. E interviene una sentenza del TAR della Liguria che guarda caso…

Nel mondo della sanità e delle varie aziende ospedaliere il tema degli appalti, spesso ulta milionari, è sempre delicato e spesso suscita attenzioni.

Uno dei più consistenti per importo e rilevanza, insieme a quelli riguardanti i servizi di pulizia e vigilanza, è certamente quello riguardante i servizi cosiddetti di “assistenza” ausiliaria, si tratta in pratica di quel personale che affianca quello sanitario vero e proprio dipendente dai vari presidi, e svolge attività di supporto in campo infiermieristico.

Nel caso del Policlinico di Catania, scaduto l’appalto al precedente gestore, viene indetta una gara a procedura aperta per l’affidamento dei servizi di supporto assistenziale e di ausiliarato.

Il capitolato d’appalto, che parte da una base d’asta di 23 milioni 274 mila (IVA esclusa) prevede espressamente il rispetto della cosiddetta “clausola sociale” prescritta dal decreto legislativo 50/2016 e che impone alla ditta subentrante di assumere il personale uscente dall’appalto scaduto, applicando lo stesso contratto nazionale di lavoro riconosciuto dalla precedente gestione.

La legge non impone l’applicazione di un contratto simile, ma proprio quello!

Una questione tecnica abbastanza noiosa da spiegare, ma altrettanto semplice: se era applicato il contratto nazionale delle cooperative sociali, si deve applicare quello.

Tra l’altro, nel caso dell’appalto in questione, le figure professionali previste (O.S.S. Operatori Socio Sanitari), devono essere regolate da un contratto che le prevede espressamente.

Accade che a concorrersi l’appalto ultra milionario siano in particolare due grosse aziende, la Cooperativa Sociale Seriana 2000, che lo gestiva precedentemente, e la PFE, una società per azioni con sede a Milano ma in realtà operante da Caltanissetta.

Oltre una decina i verbali della commissione giudicatrice nominata dal direttore generale del Policlinico Paolo Cantaro, ed alla fine viene indicata come offerta migliore quella della PFE che opera un ribasso del 5,6% circa portando l’affare a poco sotto i 22 milioni. IVA esclusa.

Ma sorge un problema.

L’offerta risulta più vantaggiosa rispetto ai concorrenti, riuscendo a risparmiare su alcune importanti voci di costo.

Un risparmio notevole ed anche curioso riguarda l’utile d’impresa, stante che la società, che è una società per azioni, ricordiamolo, quindi votata al giusto profitto, si accontenta nei 4 anni di durata dell’affidamento di appena 155 mila euro, solo 38 mila euro l’anno, cioè appena lo 0,70% rispetto all’importo complessivo dell’investimento. Ai limiti della beneficienza.

Ma il risparmio più consistente lo opera sul costo del personale, che poi è la spesa ovviamente più importante dell’intera operazione, 21 milioni 169 mila.

E può farlo perché dichiara di applicare le tariffe orarie rinvenienti dal contratto nazionale Multiservizi.

E qui sorge il problema: questo contratto pare non comprenda le figure professionali richieste e comunque non è quello applicato dalla precedente gestione, e che quindi andrebbe rispettato in ossequio alla legge sugli appalti.

Infatti, la commissione giudicatrice composta dalla presidente prof.ssa Margherita Ferrante con i componenti dr.ssa Alfia Serafina Nucifora e dr. Alberto Giardina, come risulta del verbale n.10 del 30 gennaio, “dispone di chiedere alla ditta PFE spa chiarimenti in merito al CCNL che la stessa ha indicato nell’offerta economica, precisamente “Personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia, disinfestazione, servizi integrati/Multiservizi”.”

La risposta della PFE viene accolta nel verbale 11 del 24 febbraio, accogliendo la tesi che il contratto applicato in offerta comprenderebbe i “servizi ausiliari in area sanitaria” e “dichiarando espressamente che i livelli salariali degli operatori acquisiti da cambio d’appalto si manterranno identici agli attuali assetti reddituali considerato che effettuerà una confluenza tra i diversi contratti collettivi per i diversi livelli retributivi per ciascun addetto.”

“Confluenza tra i diversi contratti collettivi per i diversi livelli retributivi?” Insomma, la legge c’è o no? Prevede che si applichi lo stesso CCNL della precedente gestione o no? Ci siamo confusi.

La PFE in una nota conferma di applicare un contratto nazionale di lavoro diverso dal precedente, ma di garantire in qualche modo i livelli retributivi del personale in essere; la commissione ritiene con ciò risolto il problema e le aggiudica la gara.

Decisione non condivisa dalla seconda classificata, la Seriana 2000, che presenta ricorso al TAR di Catania che però rinvia al giudizio di merito, non riconoscendo una sospensiva del provvedimento di aggiudicazione.

Così cominciano le procedure di subentro, scatenando le reazioni dei sindacati che si preoccupano delle garanzie per i lavoratori sotto il profilo economico e giuridico.

I sindacati pretendono il rispetto delle norme e quindi che si applichi al personale il contratto utilizzato nel precedente servizio.

Si chiede quindi l’intervento della prefettura di Catania che convoca le varie parti in data 21 luglio 2017, con un confronto che si chiude alle ore 16 con un verbale di ben 7 pagine.

Il dato saliente è che alla fine la ditta PFE, con un inciso pieno di precisazioni tipiche del linguaggio giuridico che accetta senza accettare e ammette senza ammettere, accoglie la “richiesta della committenza” (e perché non l’ha imposta in sede di gara?) e dei sindacati di applicare il contratto delle cooperative sociali precedentemente applicato ai lavoratori del Policlinico.

E qui sorge il problema. Grosso.

La gara da 22 milioni di euro è stata aggiudicata sulla base di tariffe calcolate applicando espressamente un contratto nazionale diverso da quello precedente.

Questo avrebbe dovuto indurre la dirigenza del Policlinico ad escludere la PFE, almeno a considerare una sentenza del TAR della Liguria intervenuta su un caso analogo guarda caso proprio nello stesso periodo in cui sorgeva questa questione a Catania.

Con la sentenza 640 del 21 luglio 2017, il tribunale ha stabilito “che è illegittima l’aggiudicazione di un appalto di servizi a favore di un operatore economico che in sede di offerta ha applicato al personale tutelato dalla clausola sociale un CCNL diverso da quello applicato dall’affidataria uscente.”

Alla base della decisione dei giudici, tra le altre, il riconoscimento della violazione e falsa applicazione dell’art. 97 del decreto legislativo 50/2016, oltre che di violazione del principio di vincolatività dell’offerta, violazione della lex specialis di gara, e ancora la violazione dei principi di par condicio, trasparenza e concorrenzialità in danno degli altri offerenti.

Insomma un macello.

Ma la cosa si complica proprio con l’accordo siglato in prefettura, che di fatto, al di là delle formule arzigogolate utilizzate, riconosce al personale il CCNL precedente diverso da quello in offerta, affermando così espressamente l’anomalia nella procedura.

Essendo interessati alla vicenda oltre 200 dipendenti ed essendo in ballo ben 22 milioni di soldi pubblici, non sarebbe male che si chiarisse perché è sempre così difficile evitare confusione e anche capire per quale motivo, a fronte di una norma così chiara come l’obbligo di applicazione di un contratto di lavoro, si decida in sede di aggiudicazione di un appalto ultra milionario di non tenerne alcun conto.

La determina di aggiudicazione del direttore generale del Policlinico Paolo Cantaro N. 574/2017

Il verbale n.11 della commissione di gara

Le offerte delle prime due classificate

La sentenza 640 del 21 luglio 2017 TAR Liguria