Mentre chi dovrebbe risolvere i problemi del paese è costantemente impegnato in campagne elettorali che stanno rendendo ingestibile una situazione sempre più pericolosa, c’è tanta gente che tenta di rimanere aggrappata alla propria umanità. Noi, nel nostro piccolo, proviamo disperatamente a dargli spazio, voce, perché la speranza di riprendere un cammino di progresso è fuori dalla cronaca.(PDR) Lunedì 25 febbraio al Monastero dei Benedettini una mostra che porta un titolo assai esplicativo: Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica.

L’Italia sta cambiando a una velocità che era impossibile solo pensare sino a pochi anni fa. Una velocità che per la prima volta appare superiore al trapasso generazionale. Le migrazioni in atto di questa dinamica sono certamente uno dei motori più potenti. Sono 1.5 milioni i figli di migranti in Italia, un decimo dei minori che vivono nel nostro Paese. In Sicilia nelle scuole pubbliche risultano iscritti oltre 25.000 alunni stranieri, il 3% del totale.

Mentre qualcuno fa la faccia feroce contro una bagnarola con 47 disperati a bordo il nostro Paese nei fatti presenta già un volto multietnico, frutto dell’immigrazione che a partire dagli Anni Ottanta ha raggiunto la Penisola. E questo ha provocato reazioni di ogni genere. Quelle promosse sui social di forze politiche che oggi sono arrivate al Governo sembrano ruotare intorno alla paura.

Paura del “diverso” dello “straniero” dell’’”invasore”. La paura dello  “sconosciuto” è un sentimento noto, comprensibile e certamente umano. Anche nella nostra penisola, da sempre Terra di accoglienza, Terra di migranti nei secoli passati  e di  nuovo Terra di emigrazione oggi )specie per molti dei giovani nativi  qui al Sud) la xenofobia è diventata uno strumento per operare una vasta  “distrazione di massa” da quelli che sono i veri problemi attuali che colpiscono vaste fascie della popolazine di nativi.

Ben venga dunque questa iniziativa che prende il via il prossimo lunedì 25 febbraio al Monastero dei Benedettini: si tratta di una mostra che porta un titolo assai esplicativo: Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica

La convivenza con culture diverse è un problema o una ricchezza? Potrebbero essere una risorsa i ragazzi di ogni colore e razza che ormai popolano il nostro Paese?

L’Arcidiocesi e il Comune di Catania insieme all’Associazione Don Bosco 2000, all’ Associazione Cappuccini, all’Associazione Insiemee ad altre organizzazioni che operano sul nostro territorio provano a rispondere a queste domande raccontando a storia di alcuni di loro.

C’è quella di Hala Jibraoui (18 anni), nata in Marocco che frequenta il liceo scientifico a Catania e si sente italiana come dice candidamente  “al 98%” . Hala ha però un problema Jibraoui in Marocco è un nome diffusissimo, quasi come Rossi in Italia. Hala sta chiedendo di avere un documento di riconoscimento da 5 anni: ora che non è più minore – grazie all’ultimo geniale Decreto Sicurezza rischia di divenire automaticamente una “clandestina” ma di Jibraoui segnalati qui ce ne sono molti  e la burocrazia per lei pare non avere mai termine…

C’è la storia di Gar Mamadou (26 anni) nato in Mali che sta per diplomarsi come operatore sanitario: E’ arrivato in Italia e ha imparato un “mestiere utile”:  ora si sente in dovere di tornare in Mali un paese tormentato in cui c’è bisogno di tutto, anche di qiel che ha imparato qui e può tornate molto utile lla sua gente…

C’è anche la storia di Omar Zaid (19 anni) che viene dall’Africa occidentale, esattamente dalla Guinea. Omar lavora presso l’associazione che lo ha accolto, ma contemporaneamente studia in un istituto superiore a Catania e per questo ha avuto accesso al Sevizio civile che, almeno per un paio di anni gli permette di risiedere legalmente su territorio italiano. Per di più Omar è bravissimo nel gioco del calcio: gioca già in prima divisione con un Club siciliano…

La mostra si avvale di filmati, foto e pannelli attraverso i quali è possibile conoscere 100 altre storie già portate all’attenzione del pubblico durante il Meeting di Comunione e Liberazionetenutosi a Rimini nel 2017. Sono racconti di ragazzi perfettamente integrati che hanno trovato un’opportunità, una speranza, una professione: cuochi, ristoratori, ragionieri, infermieri che si sono perfettamente inserti nel nostro Paese.

E ci sono anche aspetti di questa vicenda che è inutile censurare. C’è il dolore di una madre che ha “perso” suo figlio: quel Youseff Zaghba scomparso per andare a combattere con l’Isis in Siria e poi rivelatosi attentatore a Londra nel 2017. La madre che vive a Bologna esprime un dolore profondo per il figlio morto e per il dolore che il figlio ha provocato ad altri.

Conoscere queste storie che si sono sviluppate qui sull’isola aiuta capire il volto nuovo di un Paese – il nostro – che sta crescendo con i suoi giovani. Le migrazioni sonno un fenomeno naturale. Vanno gestite, regolate, i pericoli per il nostro vivere civile vanno contrastati con fermezza: ma nessuno che abbia un minimo di sale in zucca può pensare di fermarle. Nessun consesso umano in nessun epoca storica si è rassegnato a vivere in condizioni che non lo consentivano. La storia dei Popoli è nomade per definizione.

Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica. Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università d Catania. Monastero del Benedettini. Piazza Dante. Convegno di inaugurazione 25 febbraio ore 18.30 al Coro di Notte.  La mostra prosegue sino al 4 marzo.

Visite guidate gratuite con prenotazione obbligatoria per scuole e gruppi. Telefono 347.6337575.

La mostra


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.