«In sentenza vengono rilevati avvenimenti che per quattordici anni non sono stati mai rilevati, nessuno li ha rilevati ne in sede di indagine e neanche durante il processo». È lo sfogo di Giuseppe Cicero, in questo processo, il processo "Garibaldi" Ciancio non è stato indagato, ma il suo “braccio destro” l’ing. Giuseppe Ursino è uscito dal processo con la prescrizione. Ursino insieme all'avvocato Cicero e l'ingegnere Sciortino, facevano parte della "commissione anomalie".

 

Cicero insieme a Sciortino si rifiutò di firmare la dichiarazione di anomalia che avrebbe messo fuori dal grande appalto la "Fratelli Costanzo" a favore della ditta "Cgp" dell'imprenditore Giulio Romagnoli. Cicero per questo fu minacciato e subì pressioni anche dal mafioso Giuseppe Mirenna, oggi collaboratore di giustizia.

[A sinistra nella foto il p.m. e oggi assessore regionale Nicolò Marino, a destra Mario Ciancio Sanfilippo]

 

Questi fatti sono sempre stati li, tra gli atti del processo, ma il pubblico ministero Marino non si è mai accorto di nulla. Ciancio non è stato imputato per questo processo, Marino avrebbe potuto farlo, infatti a certificare questa considerazione ci pensa la sentenza del processo di secondo grado. Inviando gli atti alla procura affinché si proceda contro Mario Ciancio Sanfilippo per il reato di turbativa d'asta aggravato dal metodo mafioso.

Come si legge nella sentenza del processo, "Quel soggetto, Ciancio, da cui aveva ricevuto quelle minacce larvate non solo era rimasto al di fuori dell'indagine, quasi fosse intoccabile ed innominabile, bensì sembrava avere forti appoggi nella magistratura inquirente locale".

 

Il pm di allora era il dottor Nicolò Marino, oggi assessore regionale, che secondo l'avvocato Cicero ha di fatto inquinato il processo Garibaldi, non considerando mai quello che oggi la sentenza certifica. Ci fu un ruolo dell'editore-direttore de "La Sicilia" nella vicenda degli appalti. Adesso dopo 14 anni, pare possa aprirsi uno spiraglio per fare verità e giustizia.

Il pubblico ministero Marino non si accorse di nulla? Ci fu dolo o colpa in questa distrazione lunga 14 anni?

 

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I fatti relativi all’editore risalgono al1999 ma si è dovuto attendere 14 anni perchè una sentenza ne prendesse atto. VIDEO
Autore
Vincenzo Barbagallo