Un piano di selezione genetica al fine di prevenire eventuali casi di scrapie, una malattia che colpisce pecore e ovini simile a quella della “mucca pazza”. A metterla in atto la sezione veterinaria dell’Asp di Catania. In tal modo i rischi di nuovi casi sono molto ridotti e non c’è pericolo per l’uomo. La prevenzione riguarda anche tutti gli animali presenti in aziende e allevamenti, grazie ad un sistema informatizzato e controlli periodici costanti

A parlarne a Sudpress sono Francesco La Mancusa e Maria Concetta Puglisi, veterinari responsabili dell’Asp Catania, per quanto concerne le malattie infettive e nello specifico le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili, che spiegano a cosa fa riferimento ordinanza del sindaco in merito all’abbattimento di un capo d’allevamento pochi giorni fa.

Gli arieti maschi con gene”Vrq” -spiega Maria Puglisi- cioè quello potenzialmente a rischio per predisposizione genetica, vanno alla macellazione preventiva, con apposita ordinanza del comune su nostra iniziativa e un indennizzo al proprietario. Questo non significa che siano malati, anzi, ma potrebbero essere predisposti, per cui cerchiamo di eliminare questa linea genetica e ottenere negli anni maschi sempre più resistenti. Oggi, tutte le aziende con più di 9 capi vengono sottoposte a prevenzione”.

“La malattia -prosegue- ha una sintomatologia specifica. Al macello, in caso di morte in azienda di capi di età maggiore ai 18 mesi, viene prelevato un campione di tronco encefalico ed esaminato all’istituto di zooprofilassi di Palermo. Se negativo viene poi mandato al Centro di referenza a Torino, durante una fase cautelativa, in cui si blocca la vendita del latte e della carne. Il momento di stand by dura fin quando il centro di referenze prima e l’Istituto Superiore di Sanità poi, non dicono che tipo di scrapie è, classica o meno, escludendo subito la Bse, ovvero la cosiddetta”pecora pazza”.

“La scrapie classica fa parte delle tse, -chiarisce La Mancusa- cioè encefalopatie spongiformi trasmissibili all’uomo, tra cui ci sono la bse, scrapie classica, scrapie atipica (meno grave), e un nuovo prione che si sta studiando attualmente. Per le bse, cioè le forme più gravi, lo stato italiano è stato riconosciuto indenne grazie alla mancanza di casi accertati da tanti anni. Per quanto riguarda i bovini che contraggono e diffondono una forma di bse particolarmente forte e pericolosa (“mucca pazza”), si fa il prelievo del tronco encefalico, nel caso di bovini più grandi di 48 mesi morti in azienda. In questi casi è poi necessario rintracciare anche la progenie per eliminarla”.

Grande attenzione si richiede perchè questi tipi di patologie hanno un periodo di incubazione anche di 6 anni.

Ciò che consente di avere maggiore tranquillità è dunque la selezione genetica, in particolar modo per gli ovini, grazie anche ad ulteriori controlli previsti da parte del Ministero della Salute, con un campionamento casuale sui macellati e morti in stalla.

Afferma La Mancusa: “La regione ha stabilito che la genotipizzazione debba essere fatta sulla linea maschile, che i capi debbano essere identificati e i nuovi nati genotipizzati sempre prima che vengano fatti riprodurre per ottenere il genotipo resistente, ovvero quello denominato ARR ARR. Il problema è che questo tipo di malattie, malgrado abbiano una sintomatologia abbastanza evidente, comportano solo una diagnosi post mortem, con il prelievo del tronco encefalico appunto. Non c’è un esame in vita che possa essere eseguito per sapere se l’animale è malato o meno. Lo stesso è per l’uomo, anche se attualmente è al vaglio di ricercatori. Qualche anno fa, in un allevamento di Castel di Iudica, ci furono dei casi con sintomi assolutamente chiari, ovvero gli animali che camminavano rasenti al muro, con il muso sporco e la tendenza ad isolarsi e rosicchiarsi gli arti“.

Una delle difficoltà che nel corso degli anni ha creato qualche problema è la diffidenza di una parte degli allevatori, che sono invece in questo senso parte fondamentale del processo, conferma Puglisi: “La gente comune spesso non fa segnalazioni su greggi e allevamenti abusivi, e anzi va a comprare lì carne e latte. Per fortuna sono ormai casi rari, perchè le multe sono tremende”.

In questo senso purtroppo, il sistema è ancora farraginoso, perchè gli allevatori preferiscono a volte rinunciare all’indennizzo che gli spetta, a causa dei lunghissimi tempi della burocrazia dei comuni. Si sta cercando di velocizzare e snellire l’iter, facendo in modo da essere noi stessi a poter pagare direttamente. Nei comuni molti funzionari non conoscono i meccanismi e quindi hanno anche remore a consentire il risarcimento. E’ sempre il ministero che dà i soldi alle regioni e poi ai comuni”.

La sicurezza quindi è il fattore più importante, ed infatti La Mancusa conferma: “La carne nei supermercati o in macelleria è segnata con una matricola che ne accerta provenienza e la rende sicura al consumo. Ci sono registro di stalla e qualifica sanitaria per i controlli, ma purtroppo c’è ancora qualcuno, con una mentalità all’antica, non sempre aperta ai cambiamenti, ed è necessario lavorare anche su questo”.

L’Unione Europea consente, quando attribuisce i finanziamenti, di avere incentivi economici a tutti quegli allevatori che mettono in atto tale prevenzione, al fine di invogliarli a contribuire.

Solo nella provincia di Catania ci sono 120.000 capi, e si sta studiando un progetto di prevenzione simile anche per quanto riguarda i caprini, non solo ovini e bovini, sempre grazie a finanziamenti dell’UE. E’ sufficiente esaminare il capo solo una volta nella vita, con la somministrazione di un un bolo identificativo di tracciatura, che viene fatto ingerire ed è legato ad una banca dati. E’ una sorta di capsula di ceramica, innocua per chiunque, che l’animale raramente espelle, ma è garanzia di tracciabilità e controllo.