Anche quest’anno la FON.CA.NE.SA. ha fatto centro! La fondazione catanese per la lotta alle malattie neoplastiche del sangue, fondata e gestita con dedizione e pervicacia dalla signora Rosalba Massimino e dal marito, è un pezzo importante della nostra città.

Della storia della fondazione ho già scritto in passato. I signori Massimino, persa la figlia Santella a causa della leucemia, non si sono fatti travolgere da una tragedia, capace di stendere chiunque, ma hanno deciso di dedicare buona parte delle proprie energie per aiutare chi si trova in situazioni simili a quelle vissute da loro.

E così, la signora Massimino, piccola grande donna, senza mai mollare un istante, dal 21 maggio del 1986, ha messo su una fondazione che è velocemente cresciuta e si è inserita nel tessuto connettivo della città, coinvolgendone la parte migliore, quella che fa.

La FON.CA.NE.SA. ha raccolto fondi per donare apparecchiature ai reparti di ematologia; ha costruito case d’accoglienza per i familiari di chi viene da fuori Catania e deve sostenere, oltre alle terapie, i cospicui costi legati al lungo soggiorno; ha istituito borse di studio per i neolaureati in medicina, permettendo loro di accedere a scuole di specializzazione di prestigio, solo per parlare di alcune iniziative della fondazione…

La classe medica, e quella politica da più di trent’anni accompagnano nel suo viaggio questa piccola Wonder Woman, che con insistenza porta avanti un grande edificio assistenziale.

La passione della signora Massimino per l’opera lirica l’ha portata a creare un evento, che fa parte ormai della tradizione della nostra città, l’annuale Galà di Beneficenza.

Grazie al coinvolgimento come direttore artistico di Marco Impallomeni, la FON.CA.NE.SA. ogni anno porta al teatro Bellini artisti di prim’ordine, che partecipano gratuitamente a questo evento di raccolta fondi.

Immancabile maestro di cerimonia è Salvo La Rosa, generoso e sempre pronto a rispondere a simili chiamate. D’altronde, chi meglio di lui potrebbe presentare uno spettacolo del genere?

Prima del concerto, sul palco si sono avvicendati il Sindaco, il Prefetto, l’Assessore regionale alla sanità, che hanno portato i loro istituzionali saluti, per poi cedere il testimone al Presidente del Comitato Scientifico e al Presidente dell’Ordine dei Medici, che hanno consegnato a i due giovani medici, Claudia Bellofiore e Angelo Curtopelle, il premio di laurea “Santella Massimino”.

Ha concluso la prima parte dell’evento Monsignor Gristina, Arcivescovo della città, con la sua benedizione.

La seconda parte della serata è stata non meno coinvolgente della prima.

Carmen Failla, che dal 2002 partecipa al galà come direttore d’orchestra, ha guidato l’orchestra del teatro Bellini nella sinfonia dell’Italiana in Algeri, che ha aperto la serata musicale, precedendo l’ingresso degli artisti impegnati nelle arie, nei duetti e nel quartetto in programma.

E qui si rischia di apparire melliflui e poco credibili, perché il cast quest’anno è stato davvero stellare.

Il mezzosoprano palermitano Chiara Amarù, reduce del successo di Fra Diavolo al Teatro Massimo di Palermo ed in partenza per Trieste, dove sarà la star dell’Italiana in Algeri, ha aperto le danze con la, tutt’altro che facile, aria di Rosina del “Barbiere di Siviglia”, cantando con estrema eleganza e buon gusto interpretativo, per niente in difficoltà, anzi a suo agio, nelle agilità rossiniane.

Voce facile e dal bellissimo timbro, ha fatto capire al pubblico, con il suo incipit, a che tipo di serata si apprestava a partecipare.

Al suo ingresso sul palcoscenico, il celebre baritono, Vincenzo Taormina, un altro palermitano doc, che porta alto il buon nome degli artisti siciliani nel mondo (a giugno sarà a Seul per interpretare Marcello, ne La Boheme) ha duettato col la Amarù, per poi eseguire, nel corso della serata, la romanza de La traviata, “di Provenza il mar il suol”, regalando al pubblico presente una perla.

Presenza scenica notevole, associata ad un’ottima tecnica ed altrettanti mezzi vocali, fanno del Taormina uno dei baritoni più apprezzati e richiesti nel panorama lirico internazionale.

Ad inizio serata Salvo La Rosa aveva avvertito il pubblico che il tenore Stefan Pop non avrebbe cantato le romanze in programma, partecipando solo al quartetto finale, perché reduce da una brutta tracheite.

Ed invece, ecco che a metà concerto si è presentato sul palcoscenico per interpretare magistralmente il “Nessun Dorma” della Turandot, mandando in visibilio il pubblico in platea.

E per fortuna non era in forma!

Il tenore rumeno, già noto ai catanesi (ricordiamo la Traviata taorminese di due anni fa) ha avuto un grande successo nel “Simon Boccanegra” bolognese, appena terminato e si appresta a partire per Singapore, dove sarà Rodolfo ne “La Boheme”.

Voce dal bel timbro, ottima linea di canto e facilità negli acuti, fanno di Stefan Pop uno dei tenori più richiesti e applauditi nei teatri di tutto il mondo.

Chiara Amarù, Vincenzo Taormina, Stefan Pop: tre artisti di caratura che hanno regalato al pubblico una serata indimenticabile, ricevendo applausi e richieste di bis.

Ma la stella della serata, non me ne vorranno i tre grandi artisti appena menzionati, è stata Mariella Devia.

La Devia, negli ultimi quarantacinque anni, ha scritto le pagine più importanti e più belle dell’opera lirica di tutto il globo terrestre.

Ieri, appena è entrata in scena l’atmosfera è cambiata, la serata è divenuta magica.

Il pubblico è rimasto in ossequioso silenzio, non tanto per assistere all’interpretazione di romanze e duetti, ma per prendere parte ad una lezione di canto.

Una serata come questa non potrà che rimanere nella memoria di chi vi è stato presente.

L’acme si è raggiunta quando la Devia ha interpretato la romanza del nostro Sommo Compositore, Vincenzo Bellini, forse la sua più bella, la “Casta Diva”.

Il pubblico non è riuscito a stare in silenzio fino alla fine, applaudendo fragorosamente, senza aspettare la cabaletta.

I puristi potrebbero storcere il naso, ma ben venga tutto ciò.

Il connubio Devia-Bellini non è cosa di poco conto, anzi. Le opere di Bellini sono state di grande importanza per la soprano, che ci ha regalato negli anni pezzi di rara bellezza e di una preziosità assoluta.

Non a caso le è stato conferito il Bellini d’Oro (e ci mancherebbe!).

E non a caso per l’addio alle scene, la Divina (lo so appaio ridondante, ma come definirla diversamente?), ha scelto la Norma di Vincenzo Bellini. Anche se speriamo di cuore che ci ripensi.

Trasmettere a chi legge cosa è avvenuto ieri sera al Massimo Vincenzo Bellini mi è davvero difficile.

Una cosa è certa, Santella non poteva essere ricordata meglio.

E possa la magia della serata essere di buon auspicio per il nostro amato teatro, che attraversa tante difficoltà, ma che sembra finalmente poter ripartire.