Le fiamme di natura dolosa scoppiate tre giorni fa hanno già distrutto oltre 500 ettari di aree boschive, senza risparmiare i terreni coltivati a zibibbo. Il sindaco Gabriele: “Criminali. E’ un attacco mirato”

L’isola di Pantelleria continua a bruciare. Non è stato ancora domato l’incendio doloso scoppiato sabato scorso e il sindaco Salvatore Gabriele ha chiesto la dichiarazione dello stato di calamità. 

Le fiamme hanno già distrutto oltre 500 ettari di aree boschive, senza risparmiare i terreni coltivati a zibibbo. Neppure l’intervento di quattro Canadair è bastato a domare l’incendio di un lungo fronte che, dopo avere ridotto Montagna Grande in un paesaggio spettrale, ha attaccato i luoghi turistici più rinomati come Rekele, Sibà, Fossa del russo, Kuddia e Tracino e Balata dei turchi. Attivato un gruppo elettrogeno in emergenza per le telecomunicazioni. Danneggiato anche un ripetitore. 

Il rogo, che ora si è concentrato su Monte Ghibbele, ha provocato danni anche alle infrastrutture. Bruciata la rete di contenimento, c’è il rischio che da Montagna Grande possa precipitare massi a valle. Per questo il sindaco ha ordinato la chiusura della strada perimetrale. Molte località sono quindi irraggiungibili.

 “I danni sono incalcolabili. Siamo di fronte a un disastro ambientale e idrogeologico causato da un atto criminale senza precedenti”, dice il primo cittadino aggiungendo che si tratta di “un attacco mirato e programmato”.   Il sindaco Gabriele indica un gruppo di “imbecilli” e di “criminali collegati a certe sacche di resistenza”,  contro l’istituzione di un parco nazionale.

Si tratta di un progetto che Gabriele ha lanciato durante il suo precedente mandato e che ha ripreso di recente con la presentazione di una richiesta da due mesi all’esame della Regione. Il progetto, però, a Pantelleria ha suscitato anche resistenze sotterranee. “Probabilmente – conclude il sindaco – la presenza di un altro ente che gestisce le risorse del territorio e ne controlla la destinazione ha suscitato fastidi e preoccupazioni ma noi non ci fermeremo”.

(foto d’archivio)